
Le
immagini irrompevano con tutta la loro fisicità sullo schermo al
LED, Rob se ne stava in piedi con occhi da cane rabbioso, il respiro
sbuffava come una locomotiva a vapore; la testa sgombra da ogni sorta
di pensiero.
Due
donne si stuzzicavano alla tivù, la bionda serpeggiava sul letto con
occhi maliziosi e un enorme dildo ben stretto nella mano destra, la
mora era immobile, in una posizione sacra, fino a quando la compagna
non le infilava quel corpo estraneo all'interno della vagina;
improvvisamente la mora cambiava espressione, il viso da passivo si
colorava di stupore ricordando quello di Maria dopo la visita
dell'Angelo annunziante.
Rob,
pantaloni calati, mutande a mezza altezza, il membro stretto in pugno
nella destra, sigaretta fumante nella sinistra, si smanettava nel bel
mezzo del suo rituale liberatorio. Tutti i giorni ripeteva la parte a
memoria, striscia di coca, lesbo porno, cazzo in una mano e cicca
nell'altra.
Non
fumava mai quella sigaretta, la teneva lì, a consumare lentamente,
quasi come se la cenere fosse il testimone oculare della sua
perversione.
“Vorrei
essere sempre eccitato, sì, sì, sarebbe fantastica una vita così!”
pensava con la bava alla bocca.
Da
lontano si sentiva una musica fievole e raffinata, era Ravel, il
Bolero, proveniva soave dalla casa dei vicini, i bassi sottofondi
musicali di quel porno di serie B si contrapponevano alla musica
“alta”, creando uno strano contrasto.
Il
Bolero si impossesò della mente di Rob, lui lo riconobbe, non perché
fosse un grande intenditore, ma perché mesi prima aveva effettuato
una strana ricerca su Google: “Canzoni afrodisiache per fare sesso”
aveva cercato sul Web.
Gli
apparve una lunga lista, fra queste il Bolero spiccava come una bomba
che si insinua nel basso ventre, una bomba che fa tremar le gambe,
per questo motivo quando Rob riconobbe la canzone si eccitò ancora
di più, iniziò a pensare che i vicini stessero facendo un su e giù
selvaggio, come lo chiamava lui.
Su,
giù, su, giù, su gi...
Driiiiiiin,
il campanello ruppe quella magia.
“Cazzo,
cazzo, cazzo!” bofonchiò rimettendosi i pantaloni.
Aprì
la porta, Jo lo guardava con un sorriso diabolico.
“Ho
portato un po' di scacciapensieri” disse tirando fuori una bustina.
“Oooookkeiii”
rispose Rob come se nulla fosse.
I
due si misero sul divano, incollati davanti alla tivù, fecero un po'
di zapping sintonizzandosi su National Geographic, un ghepardo
scorrazzava per la savana sbranando prede.
“Cazzo,
i leopardi sono proprio una bomba! Tutta quell'agilità, quella
cattiveria, pronti ad azzannare tutti” disse Jo animato da furia
felina.
“E'
un ghepardo, i leopardi hanno delle macchie più intense...e
poi...non vedi com'è smilzo? Sembra una gazzella, i leopardi sono
più come le tigri o i leoni”.
“Leopardo,
ghepardo, che cazzo cambia? Sempre felini sono, no?”.
“Certo,
anche il gatto è un felino ma non va a 100 chilometri orari”
ribatté Rob.
“Rob,
non me ne fotte un cazzo degli animali e della savana, se volevo la
paternale me ne stavo a casa a sorbirmi le puttanate dei miei”
rispose Jo svuotando la busta sul tavolo.
“E'
roba buona” disse Rob leccando l'interno della busta.
“Il
miglior scacciapensieri dall'alba dei tempi, eroina di prima qualità”
rispose Jo con fare da moderno Cicerone.
Jo
era molto orgoglioso dei suoi prodotti, ogni tanto se ne usciva con
gemme rare che potevano fare la felicità di molti drogati, in questo
momento avrebbero fatto la felicità di Rob.
Dopo
qualche striscia Jo si rilassò sprofondando sul divano nel silenzio
più totale, Rob invece aveva sensazioni contrastanti, la botta
dell'eroina lo cullava dolcemente portandolo verso nuovi lidi,
fantasticava su quel ghepardo, si immaginava di corrergli al fianco,
ma la coca lo risvegliava prontamente tenendolo sull'attenti come un
marines.
Gli
piaceva quel doppio effetto, su, giù, su, giù, la sua vita era
tutta così, altalenante fra momenti di massima eccitazione e altri
di apatia, depressione, noia, stati dovuti sopratutto alla mancanza
di quell'eccitazione che ricercava in continuazione.
“Certo
che vivere da solo dev'essere uno sballo!” disse Jo dopo minuti di
silenzio.
Rob,
non rispose, annuì con il capo, e ripensò a quando era morta sua
madre, a quando aveva ereditato quella casa di 70 mq, a quando era
ancora un ragazzo per bene.
Era
la casa del popolo, della tribù della scimmia, sì, così si
facevano chiamare, fratelli di polvere bianca che si riunivano quasi
tutti giorni in quella casa, parlando spesso del niente, o quando
andava bene di qualcosa.
Guardando
il ghepardo in tutta la sua elasticità, si eccitò, nella sua mente
albergavano ancora le immagini libidinose delle due lesbiche, la mora
e la bionda, improvvisamente il corpo del felino gli apparve sexy e
provocante, fuse le due donne con l'animale, le macchie nere a
rappresentare la mora e il resto del corpo chiaro come l'audace
bionda.
Sentì
il testosterone a mille, iniziò ad ansimare, la lingua appena fuori
dalla bocca, gli occhi sbarrati, era una iena, o meglio appariva come
tale.
Si
girò verso l'amico, che era collassato in un buio mentale.
“Ehi
Jo, Jo mi senti?”.
Nessuna
risposta.
“Ehi
Jo, avrei una cosa da sbrigare”.
Nessuna
risposta.
“Joooo,
mi senti? Cazzo Jo, svegliati...devo finire una pratica”.
“Mmmmm”
emise Jo in trance.
“Ok,
lo prendo per un sì, sei proprio un amico”.
Si
alzò, rimise il porno nel momento in cui la mora riceveva il dildo,
era il suo pezzo forte, amava vedere la faccia della tipa animarsi
tutto d'un tratto, pitturarsi di gioia e commozione.
Accese
una sigaretta, si tirò giù i pantaloni e continuò il suo rituale.
Elle
Bi







.gif)
0 commenti:
Posta un commento