martedì 21 gennaio 2014

BOOMERANG - Capitolo 1, Rob


Le immagini irrompevano con tutta la loro fisicità sullo schermo al LED, Rob se ne stava in piedi con occhi da cane rabbioso, il respiro sbuffava come una locomotiva a vapore; la testa sgombra da ogni sorta di pensiero.
Due donne si stuzzicavano alla tivù, la bionda serpeggiava sul letto con occhi maliziosi e un enorme dildo ben stretto nella mano destra, la mora era immobile, in una posizione sacra, fino a quando la compagna non le infilava quel corpo estraneo all'interno della vagina; improvvisamente la mora cambiava espressione, il viso da passivo si colorava di stupore ricordando quello di Maria dopo la visita dell'Angelo annunziante.
Rob, pantaloni calati, mutande a mezza altezza, il membro stretto in pugno nella destra, sigaretta fumante nella sinistra, si smanettava nel bel mezzo del suo rituale liberatorio. Tutti i giorni ripeteva la parte a memoria, striscia di coca, lesbo porno, cazzo in una mano e cicca nell'altra.
Non fumava mai quella sigaretta, la teneva lì, a consumare lentamente, quasi come se la cenere fosse il testimone oculare della sua perversione.
“Vorrei essere sempre eccitato, sì, sì, sarebbe fantastica una vita così!” pensava con la bava alla bocca.
Da lontano si sentiva una musica fievole e raffinata, era Ravel, il Bolero, proveniva soave dalla casa dei vicini, i bassi sottofondi musicali di quel porno di serie B si contrapponevano alla musica “alta”, creando uno strano contrasto.
Il Bolero si impossesò della mente di Rob, lui lo riconobbe, non perché fosse un grande intenditore, ma perché mesi prima aveva effettuato una strana ricerca su Google: “Canzoni afrodisiache per fare sesso” aveva cercato sul Web.
Gli apparve una lunga lista, fra queste il Bolero spiccava come una bomba che si insinua nel basso ventre, una bomba che fa tremar le gambe, per questo motivo quando Rob riconobbe la canzone si eccitò ancora di più, iniziò a pensare che i vicini stessero facendo un su e giù selvaggio, come lo chiamava lui.
Su, giù, su, giù, su gi...
Driiiiiiin, il campanello ruppe quella magia.
“Cazzo, cazzo, cazzo!” bofonchiò rimettendosi i pantaloni.
Aprì la porta, Jo lo guardava con un sorriso diabolico.
“Ho portato un po' di scacciapensieri” disse tirando fuori una bustina.
“Oooookkeiii” rispose Rob come se nulla fosse.
I due si misero sul divano, incollati davanti alla tivù, fecero un po' di zapping sintonizzandosi su National Geographic, un ghepardo scorrazzava per la savana sbranando prede.
“Cazzo, i leopardi sono proprio una bomba! Tutta quell'agilità, quella cattiveria, pronti ad azzannare tutti” disse Jo animato da furia felina.
“E' un ghepardo, i leopardi hanno delle macchie più intense...e poi...non vedi com'è smilzo? Sembra una gazzella, i leopardi sono più come le tigri o i leoni”.
“Leopardo, ghepardo, che cazzo cambia? Sempre felini sono, no?”.
“Certo, anche il gatto è un felino ma non va a 100 chilometri orari” ribatté Rob.
“Rob, non me ne fotte un cazzo degli animali e della savana, se volevo la paternale me ne stavo a casa a sorbirmi le puttanate dei miei” rispose Jo svuotando la busta sul tavolo.
“E' roba buona” disse Rob leccando l'interno della busta.
“Il miglior scacciapensieri dall'alba dei tempi, eroina di prima qualità” rispose Jo con fare da moderno Cicerone.
Jo era molto orgoglioso dei suoi prodotti, ogni tanto se ne usciva con gemme rare che potevano fare la felicità di molti drogati, in questo momento avrebbero fatto la felicità di Rob.
Dopo qualche striscia Jo si rilassò sprofondando sul divano nel silenzio più totale, Rob invece aveva sensazioni contrastanti, la botta dell'eroina lo cullava dolcemente portandolo verso nuovi lidi, fantasticava su quel ghepardo, si immaginava di corrergli al fianco, ma la coca lo risvegliava prontamente tenendolo sull'attenti come un marines.
Gli piaceva quel doppio effetto, su, giù, su, giù, la sua vita era tutta così, altalenante fra momenti di massima eccitazione e altri di apatia, depressione, noia, stati dovuti sopratutto alla mancanza di quell'eccitazione che ricercava in continuazione.
“Certo che vivere da solo dev'essere uno sballo!” disse Jo dopo minuti di silenzio.
Rob, non rispose, annuì con il capo, e ripensò a quando era morta sua madre, a quando aveva ereditato quella casa di 70 mq, a quando era ancora un ragazzo per bene.
Era la casa del popolo, della tribù della scimmia, sì, così si facevano chiamare, fratelli di polvere bianca che si riunivano quasi tutti giorni in quella casa, parlando spesso del niente, o quando andava bene di qualcosa.
Guardando il ghepardo in tutta la sua elasticità, si eccitò, nella sua mente albergavano ancora le immagini libidinose delle due lesbiche, la mora e la bionda, improvvisamente il corpo del felino gli apparve sexy e provocante, fuse le due donne con l'animale, le macchie nere a rappresentare la mora e il resto del corpo chiaro come l'audace bionda.
Sentì il testosterone a mille, iniziò ad ansimare, la lingua appena fuori dalla bocca, gli occhi sbarrati, era una iena, o meglio appariva come tale.
Si girò verso l'amico, che era collassato in un buio mentale.
“Ehi Jo, Jo mi senti?”.
Nessuna risposta.
“Ehi Jo, avrei una cosa da sbrigare”.
Nessuna risposta.
“Joooo, mi senti? Cazzo Jo, svegliati...devo finire una pratica”.
“Mmmmm” emise Jo in trance.
“Ok, lo prendo per un sì, sei proprio un amico”.
Si alzò, rimise il porno nel momento in cui la mora riceveva il dildo, era il suo pezzo forte, amava vedere la faccia della tipa animarsi tutto d'un tratto, pitturarsi di gioia e commozione.
Accese una sigaretta, si tirò giù i pantaloni e continuò il suo rituale.

Elle Bi

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