La
particolarità della trama di questo ennesimo action fantascientifico mi ha
convinto a vincere le iniziali perplessità e a dargli una chance, andandolo a
vedere in sala. Perplessità che scaturivano anzitutto dalla presenza di Tom
Cruise (assoluto protagonista) che mai sono riuscito a digerire, neanche sotto
la direzione del Maestro, Stanley Kubrick; e dalla decisione da parte della
produzione di affidare la regia a Doug Liman, di cui avevo apprezzato il primo
film della trilogia di Jason Bourne (The Bourne identity) ma i cui film
successivi (Jumper, Mr e Mrs Smith, Fair game) erano stati delle vere e proprie
delusioni, spesso inguardabili.
Una
razza aliena evolutissima ha invaso e conquistato ormai tutta l’Europa quando
gli americani decidono di inviare nel continente le loro forze speciali,
preparate ed equipaggiate per affrontare un nemico non umano. Bill Cage
(Cruise) è un pavido sottufficiale dell’esercito che, accusato di essere un
disertore non avendo obbedito agli ordini impostigli da un generale, viene
spedito anch’egli in Europa per l’attacco a sorpresa ai Mimics (gli alieni
invasori). La sua incapacità ad usare le futuristiche armi messegli a
disposizione renderà il suo “sbarco in Normandia” una rapida corsa verso la
morte.
Fin qui niente di particolarmente eccitante. Ma nell’attimo in cui
muore, investito dal sangue dell’alieno che è riuscito casualmente ad uccidere,
si risveglierà esattamente un giorno prima dello sbarco, cadendo in una sorta
di loop temporale che lo porta a rivivere lo stesso giorno ogni volta che viene
ucciso. Potendosi avvalere del potere di resettare la giornata semplicemente
morendo, Bill, assieme all’aiuto di una soldatessa che ha passato la medesima
esperienza, diventerà l’unica concreta possibilità di salvare il mondo dalla
definitiva invasione aliena.
Nella
capacità, e nel coraggio, con cui il regista gestisce e porta avanti una trama
sicuramente ricca di potenziale (non del tutto espresso, per la verità) risiede
il punto di forza del film. Coraggio che paga nel momento in cui lo svolgimento
del racconto, con i suoi continui reset, riesce a dribblare il rischio di
ripetitività o deja vù, regalandoci buoni momenti di tensione.
Peccato
che questo stesso coraggio sia venuto a mancare nella parte finale del film che
rifugge una conclusione certamente più rischiosa ma sicuramente più
interessante per affidarsi ad una strizzatina d’occhio in perfetto stile
Emmerich.
di Diccì per la rubrica "CINEMA".
di Diccì per la rubrica "CINEMA".







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