
Mi
sembra doveroso cominciare con una premessa. Ho cambiato due volte
classe nel corso delle superiori, ho cambiato svariati corsi durante
l’università triennale e ho cambiato ateneo una volta ottenuta
quest’ultima. Ho chiesto di cambiare ancora per il master. Ho
cambiato città più di una volta e ho fatto tre esperienze di studio
all'estero in un anno. Ho cambiato ‘diosaquanti’ lavori. Ho
inoltre cambiato idee, look, stile, ho modificato il mio modo di fare
e ho cambiato ragazza. Ho cambiato casa, gatto, ecc. Insomma, diciamo
che sono uno che guarda al cambiamento con un certo favore e che
quindi la mia visione possa essere distorta.
Premesso
tutto ciò cercherò di esprimere quanto ho in mente in modo
apolitico. Quel che mi preme dire è: non pensate che ci sia
realmente bisogno di un cambiamento? Io penso che lo pensiate, sia se
siete ancora studenti, sia se siete già nel mondo del lavoro. Lo
penso perché alle ultime elezioni il Movimento 5 Stelle ha ottenuto
circa il 25% dei voti promettendo una sorta di rivoluzione politica e
culturale. Ezio Mauro al minuto 3:40 di un editoriale
di settimana scorsa diceva:
“[…] Noi siamo di fronte a un ultimo tentativo. C’è nel paese
un’esigenza di cambiamento fortissima… È un allarme per tutti, è
un allarme per quelli che hanno a cuore la democrazia del nostro
paese, perché dietro la sfiducia alla politica si affaccia la
sfiducia alla democrazia, perché la politica è quella che da forma
quotidiana alla democrazia… Ci sono due strade. La prima è quella
del caos, la seconda è invece quella di cercare di incanalare questa
voglia di cambiamento dentro la democrazia rappresentativa e del
sistema (con tutti i suoi limiti)…”
Diciamolo
in modo chiaro, il nostro paese, la cara e bella penisola italica,
non è messa bene. Tutt’altro, l’Italia è messa male. Lo
‘Stivale’ è completamente congelato e paralizzato dalla sua
eccessiva burocratizzazione. Il sistema pubblico, cuore pulsante e
anima di un paese, è fermo. Non si assume (qualche eccezione c’è,
ad esempio, c’è un concorso al Ministero dell’Economia e delle
Finanze che offre 179 posti), i costi della macchina burocratica sono
elevati, eccessivi, il sistema giudiziario fa pena e la fiducia
stessa nelle istituzioni è bassa. Come ho detto prima, questo post
non vuole avere niente a che vedere con la politica. Non mi interessa
e non la capisco. Sono uno che se deve andare da A a B cerca di
andarci senza fare nessuna inutile sosta intermedia a C o a D o al
bar. E’ un fatto però, che l’attuale legge elettorale non
permette al partito di maggioranza di ottenere una legittimazione
numerica tale da governare questo paese. E allora perché non si
riesce a cambiare?
Il
sistema di votazione perfetto non esiste. Toglietevelo dalla testa.
Si può spaziare tra un sistema elettorale più o meno desiderabile,
secondo le preferenze dello spettatore. Si può andare da un sistema
che tenda a far valere più voci possibili (un po’ come il
Porcellum insomma) ad un sistema che miri alla governabilità (un po’
tipo l’Italicum). Non voglio perdermi in nessuna arringa sul giusto
e sullo sbagliato, voglio solo dire a voce alta che il momento
storico che l’Italia sta attraversando richiede governabilità. Non
importa da parte di chi, a patto che non sfoci in dittatura. Ho
guardato con favore – alla luce della mia propensione al
cambiamento e al fare – a come “l’Uomo del fare” abbia
portato avanti le consultazioni politiche per raggiungere la stesura
definitiva dell’Italicum. Ho guardato con favore all’incontro con
Berlusconi, che questo venga condiviso o meno, è un grande segno di
pragmatismo: un ponte tra sinistra e destra in favore di un paese
governabile. Ho iniziato ad avere una certa aspettativa nei confronti
della legge e ho lasciato perdere le news per circa una settimana, in
attesa del testo finale.
Stamani,
quando ho iniziato a buttare giù l’articolo, ho riletto bene il
testo e mi sono confrontato con M., un caro amico. Alla fine della
mattinata, una consistente parte del mio favore se ne era andata.
Continuo a ritenere una priorità la governabilità, sperando che
chiunque governi riesca almeno a far fare all’Italia un atterraggio
di emergenza. Tuttavia, ho iniziato a credere che questa legge
elettorale non vada bene. Non si adatta all’Italia, è un ibrido
arrangiamento di una serie di sistemi elettorali di altri paesi, si
presenta con la maschera del cambiamento radicale ma poi lascia
spazio a sotterfugi per lasciar che i soliti noti siano ancora in
parlamento. E’ poco democratica e obbliga partiti con idee
differenti dai grandi partiti a fondersi in un’accozzaglia di idee.
E’ infine pericolosa, c’è chi ha detto che la legge è stata
disegnata per buttar fuori Grillo. Beh non è così, al massimo
potrebbe marginalizzarlo. Tra l’altro se le pecore smarrite di
Silvio tornassero all’ovile le odds che quest’ultimo, a
prescindere dall’avatar che userà per mostrarsi in pubblico, vinca
sono alte.
Dunque
concludendo, definirei la proposta elettorale come una scommessa
rischiosa, con effetti collaterali imprevedibili. Condivido sotto
molti punti di vista l’approccio di Renzi alla politica, penso però
che avrebbe potuto essere più cauto. Specialmente quando ero più
giovane, i cambiamenti che ho fatto per ‘amor del cambiare’ o per
‘inquietudine adolescenziale’ non si sono rivelati sempre le
scelte migliori. Mi auguro che Renzi non sia un adolescente inquieto
perché il suo fallimento avrebbe conseguenze gravissime. Ora, non
resta che aspettare la risposta di Montecitorio, sperando che venga
rimanda al mittente con la richiesta di qualche accorgimento
migliorativo. Il cambiamento è necessario, ma cambiare tanto per
fare non è produttivo.
Lettura
consigliata: Kenneth Arrow “Social Choice and Individual Value”.
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