venerdì 25 ottobre 2013

SE(G)NI DI PROTESTA


Quei seni nudi e perfetti catturarono di colpo la mia attenzione. Qualche istante dopo questa si spostò sulle ragazze stesse. Erano belle, bellissime e feroci. Solo in un secondo momento le urla, il caos intorno alle giovani ribelli e la telecamera a spalla che trasmetteva riprese molto mosse mi fecero capire che era un blitz di protesta. Il mio interesse si spostò allora sui messaggi che le giovani donne avevano scritto sui toraci nudi. Feci in tempo a leggere ‘Religion is slavery’ e ‘Free women’, prima che la polizia coprisse le attiviste da subito, e le facesse salire in macchina successivamente. Anche il cameraman venne ‘portato via’. Sorrisi. Erano riuscite ad ottenere il loro obiettivo, pensai. I loro corpi nudi avevano attratto la mia attenzione (e, suppongo, quella degli altri spettatori) e, infine, mi ero soffermato a leggere i loro messaggi.


Trovai la forma di quella protesta geniale e decisi di informarmi. Le ragazze appartengono al gruppo di attiviste ‘Femen’. Femen nasce dalla mente di Anna Hutsol nel 2008 in Ucraina come ‘movimento femminista del terzo millennio’. Le ragazze si dicono portavoce della filosofia del sextremism. In breve, nella società moderna, considerata da esse fallocentrica, il potere e i soldi sono concentrati nelle mani degli uomini mentre le donne sono poste in una posizione d’inferiorità. Parlano di società patriarcale e questa vogliono combattere. Da qui nasce lo strumento della nudità. La nudità rievoca il sesso e questo è il modo migliore per accendere i riflettori su di sé e far si che il proprio grido di malcontento (contro l’oppressione della donna e, più in generale, contro tutte le forme di oppressione, dalla religione ai regimi politici dittatoriali) venga ascoltato da una platea più ampia. Non solo, una protesta aggressiva e d’impatto come quella messa in atto dalle ragazze, che include anche arresti e problemi con la legge, ha la capacità di attrarre l’interesse del pubblico. Creando supporters, nuove attiviste e donatori.

Da quando conobbi il movimento seguii con piacere queste guerriere amazzoni moderne tramite le notizie che la stampa nazionale ed estera riportava frequentemente. Degne di nota sono le proteste contro Putin, contro Berlusconi durante le elezioni e tra le nevi di Davon, in Svizzera.

Recentemente una notizia diversa dalle altre ha riportato le Femen sulla scena. Non si parlava di blitz, proteste o arresti. Questa volta le ribelli stavano percorrendo il tappeto rosso del Festival di Venezia da invitate e non da manifestanti. Kitty Green, 28enne di madre ucraina e padre australiano, ha presentato al Festival (fuori concorso) un film-documentario dal titolo ‘L’Ucraina Non E’ Un Bordello’. Leggere le recensioni del lungometraggio è stato uno shock. La pellicola della Green (che ha convissuto con le ragazze per più di un anno) scava lentamente nell’organizzazione. Il colpo di scena si ha quando ne giunge alle viscere: la Hutsol non è la fondatrice, il gruppo non ha una madre fondatrice, ma bensì un padre. Viktor Svyatskiy è il cervello delle Femen. Nel film Viktor dichiara di aver creato il gruppo per avere delle donne intorno e affinché queste imparino, dal suo comportamento patriarcale, cosa è ciò contro cui combattono.
La visione mi lasciò confuso e perplesso. Avevo anche perso parte del mio rispetto per le ragazze. Solo in un secondo momento capii. Lessi altri articoli sulle ragazze. Nuove iniziative di Femen si sono diffuse a giro per l’Europa e il quartier generale dell’organizzazione è ora stato spostato dalla repressiva Kiev alla (più) libertina Parigi. Infine, il movimento è arrivato anche in Italia. Conclusi dunque che, sebbene la presenza di Svyarskiy dietro al movimento fosse paradossale, il movimento si è evoluto, ha cambiato forma ed è, ogni giorno di più, uno strumento per far sentire la voce delle donne.

Ma perché parlare di Femen? Lo spunto nasce dalla diffusione in rete di foto riguardanti attiviste italiane. Devo ammetterlo, non mi ero mai reso conto di quanto il problema della violenza sulle donne fosse di rilievo in Italia. Il mio cervello registrava le notizie di violenza sotto la voce ‘cronaca’ o ‘cronaca nera’ senza realizzare che spesso, troppo spesso, il nome della vittima era al femminile. Fu L. a farmelo notare. Lei è straniera, e mentre parlavamo mi disse che era allibita dal numero di notizie di cronaca e cronaca nera che riguardavano le donne. Iniziai a farci caso. In Italia ogni 2,5 giorni viene ammazzata una donna. Anche l’ONU ha scritto un rapporto che dipinge uno scenario drammatico e che richiede all’Italia di fare qualcosa per fermare questo fenomeno inaccettabile. Lo stato (nella Grande Società) si muove molto lento. E ancora non è riuscito a creare un disegno di legge che protegga efficacemente la donna. Per questo ho deciso di parlarvi di Femen. Femen permette di parlare del problema senza scadere nella retorica. Femen sensibilizza e, colpendo con i suoi seni ribelli, smuove l’opinione pubblica riportando a galla le grida delle vittime di violenza. Go Femen!

Ukraine is not a brothel’ è il film da guardare.

IT

giovedì 24 ottobre 2013

DAYDREAM NATION - Sonic Youth



Ci sono alcuni album, nella storia della musica, che per i veri dipendenti da nota sono delle vere e proprie esperienze di vita. Esperienze che cambiano il modo di vedere tale arte, che si suddividerà in prima e dopo l'ascolto di tali opere. Naturalmente, come avrete già capito, "Daydream Nation" è uno di questi. Non dimenticherò mai il primo ascolto del disco.
Ricordo sempre quando lo acquistai, prima stampa del 1988 in vinile, dopo tanti risparmi. Ricordo sempre quando la testina toccò la liscia superficie di PVC, dando inizio a tutto. Ma facciamo un salto indietro nel tempo. La leggenda dice che il gruppo si formò nel lontano 1981, durante un evento di 10 giorni organizzato dallo stesso Thurston Moore (chitarra e voce dei Sonic Youth). Il festival, Noise Fest, prevedeva anche l'esibizione di un certo Glenn Branca, forte fonte di ispirazione per i nostri quattro musicisti. Da qui nasce la loro carriera. Nel 1982 esce il loro omonimo ep, che dimostra subito le loro capacità, seguito da "Confusion is Sex "(83) e da tre piccoli capolavori quali sono "Bad Moon Rising" (84), "Evol" (86) e "Sister" (87). E qui arriva il punto di svolta nella loro maestosa carriera. 1988. Esce Daydream Nation. E' il momento di tornare in camera mia ed al mio primo ascolto dell'album. Metto le cuffie (come faccio sempre ai primi ascolti) e alzo il volume al massimo (con conseguenti maledizioni ricevute da parte del mio udito). La prima traccia è "Teenage Riot", probabilmente una delle canzoni più belle dei Sonic Youth, uno dei loro manifesti. La voce di Kim Gordon (basso) ci guida in una intro malata, per poi venire spazzata via da una esplosione di chitarre e la voce di Thurston Moore che inneggia alla ribellione (“Teenage riot in a public station /Gonna fight and tear it up in a hypernation for you”). E' un incipit che toglie il fiato, da pelle d'oca. Finita la canzone abbiamo bisogno di un momento di pausa, per renderci conto che siamo davanti a qualcosa di enorme, e proviamo già a tratteggiare le linee dell'album, immaginandocelo come una singola canzone dei Sonici: una caduta nell'abisso, una forma che con il passare dei minuti tende a perdere ogni logica (apparentemente, perché il rumore dei Sonic Youth è quanto di più logico si possa trovare nel noise rock). Ed è veramente così. La seconda traccia, Silver Rocket, ci mostra quanto il gruppo di New York prenda dal punk e dall'hardcore le proprie radici. E qui è la prima destrutturazione dell'album, con la struttura che salta dai propri binari per circa due minuti per poi riavvolgersi su se stessa ritornando ad un finale che ricalca l'inizio. Le composizioni dei Sonic Youth sono un serpente che si morde la coda, ma passando da strane traiettorie, che sorprendono sempre, mai banali. "The Sprawl" è un altro capolavoro, gemma straniante che conclude il lato A del primo vinile. Ci apprestiamo a cambiare lato accorgendoci di avere già il fiatone, emozionati. E pensare che non siamo neanche a metà. Il noise dei Sonic, è un noise segnato dal passare degli anni. E' un noise segnato prevalentemente dall'avanguardia dei Velvet Underground, dalle canzoni più sperimentali dell'album d'esordio del gruppo di Lou Reed come "Venus in Furs" e "European Son", dal caos di Metal Machine Music del cantautore americano. Il lato B sembra uno spartiacque, la classica calma prima della tempesta, con "'Cross The Breeze" e "Erics Trip" che sembrano essere gli unici punti deboli dell'album. Ma una regola dell'album è quella di piazzare un capolavoro per lato. E così ecco arrivare Total Trash, quella che inizialmente sembra essere la traccia più politically correct e mainstream dell'opera ma che improvvisamente ci sorprende con una caduta verso i deliri delle chitarre di Thurston Moore e Lee Ranaldo, accompagnati da una batteria ossessiva, che non lascia respirare. Forse è uno dei punti dell'opera in cui la tensione è più alta, quasi incontrollabile. Eppure in questo caos, sembra sempre di avvertire un ordine che ha del geniale. E' la bipolarità del mondo, è il disordine dell'America, con una facciata così pulita da rendere logici tutti gli scheletri nell'armadio che si porta appresso da ormai troppi anni. Così eccoci arrivati al secondo vinile. La tempesta sta quasi per cominciare. "Hey Joni" svela la vena psichedelica del gruppo, "Providence" è un ipotetica chiamata telefonica attraversata da un pianoforte psicotico e dalla distorsione delle chitarre e "Candle"...cosa dire di Candle. Probabilmente una delle canzoni più conosciute dei newyorkesi, il titolo che tutti i fan conoscono. Candle è la summa della chitarra di Ranaldo, una composizione malinconica che richiama la copertina dell'album (entrata con diritto tra le migliori di sempre, una candela su sfondo scuro, una debole luce nell'oscurità). "Rain King "porta la stratificazione delle chitarre al massimo, attraversata da feedback oscuri e un ritmo forsennato. Ed eccoci arrivati alla conclusione. L'ultimo lato. Da qui, finisce e comincia tutto. La tempesta finalmente si può abbattere all'interno del nostro sistema uditivo. E lo fa immediatamente con "Kissability", in cui Kim Gordon ci ammalia con un canto eccitato per poi farci colpire da un riff indimenticabile, forse tra gli accordi migliori dell'album, i più potenti. E infine ci ritroviamo in alto mare, assaliti da onde sonore troppo alte, onde che hanno forgiato la storia del noise rock. "Trilogy" è l'ultima composizione dell'album, un finale provocatorio e nichilista. Le tre parti da cui è composta (in tutto circa un quarto d'ora di puro delirio) si suddividono in "The Wonder", ballata alienante che fa venire le vertigini, "Hyperstation", un incubo che si aggira nella psiche collettiva per concludersi con l'hardcore di "Eliminator Jr". E poi? E poi solo silenzio. Il silenzio che attanaglia la stanza una volta concluso "Daydream Nation" è quasi insopportabile. Fortunatamente il seme di questo album sarà raccolto in seguito da grandi gruppi, contribuendo notevolmente alla nascita del movimento grunge (Kurt Cobain ha sempre annoverato i Sonic Youth tra i gruppi che hanno avuto la maggiore influenza per i Nirvana). Ma rimane sempre una sensazione, nettissima, che questo, sia stato l'ultimo vero grande album della storia del rock, l'ultima vera perla ("Nevermind" permettendo). E una volta finita questa esperienza, perché l'ascolto di Daydream Nation lo è, non esisterà nient'altro. Capolavoro. Play it fucking loud.

ps. attenzione nuoce gravemente all'udito.


Tracklist (in grassetto le canzoni consigliate)
Teenage Riot
Silver Rocket
The Sprawl
'cross The Breeze
Erics Trip
Total Trash
Hey Joni
Providence
Candle
Rain King
Kissability
Trilogy:
-The Wonder
-Hyperstation
-Eliminator Jr.

Mi.Di



martedì 22 ottobre 2013

(PARENTESI)


In uno spazio imprecisato del mondo (o della psiche se preferite. Ma in fondo che differenza c'è? Non esiste un mondo senza la psiche come non esiste la psiche senza un mondo...Ah,scusatemi, sto divagando troppo per essere una premessa)


Donna scese le scale frettolosamente
(Ma dai...un po' di fantasia...un nome simile per un personaggio femminile?)
Laura scese le scale frettolosamente
(Insomma...mi sembrava di averti detto di usare la fantasia...Laura? Non scherziamo dai)
Lesla scese le scale frettolosamente. Si aggiustò la gonna controllando se il trucco fosse giusto oppure eccessivo
(Sul nome ci siamo...ma non sulla psicologia del personaggio...”controllando se il trucco fosse giusto oppure eccessivo”...non ti vedo molto immedesimato nei panni di una donna...forse è meglio se cambi il sesso del protagonista, non trovi?)
Syd spense la sigaretta e cacciò lo sguardo fuori dalla finestra, inoltrandosi verso la notte. Ormai Lesla non chiamava da una settimana circa e
(E basta con questa Lesla!!! Su, usiamo un po' di creatività)
Fuori notte e lampioni e macchine sfreccianti verso traiettorie sconosciute. La tv trasmetteva talk show per insonni e notiziari in diretta costante, pronti a speculare su disgrazie varie 24 ore su 24. Aprì il frigo, cercando un po' d'aqua
(No...ora ti metti anche a farmi gli errori ortografici? Aqua è veramente grave...Dove andremo di questo passo?)
Il punto della questione era la noia. Camminavano da circa un'ora, osservando persone che parlavano a loro volta di noia e operai indaffarati a lavorare su pericolose impalcature. Il sole era incollato al cielo e nuvole sbuffavano bianche ed ardesia creando strane forme che sovrastavano la. Noia. la perlacea tranquillità pomeridiana. Vecchie a sedere su panchine di legno stanche di ospitare persone, turisti muniti di macchine fotografiche e souvenir ,e loro due che parlavano fittamente, mentre la. Noia. la scorza delle ore passava e non cambiava niente. Solo che di tanto in tanto erano assaliti dalla noia. Noia
(Guarda che è arrivato il momento di abbandonare il post-modernismo...tutte queste sperimentazioni, fini a se stesse. E' il momento di andare avanti, di creare qualcosa di veramente nuovo. Non la copia di una copia di una copia)
Costui che scherza dovrà assaporare la mia spada” disse il principe Fayo indispettito. La schiavitù si chetò in un attimo, rendendo giustizia alle parole dell'erede al trono. Esso era alto e i capelli coprivano la sua fronte. La sua mente era virtuosa e sagace
(Ma ti dico di creare qualcosa di nuovo e te mi scrivi del (e da) Medioevo? Impegno, ci vuole impegno)
Estrasse dall'hard disk una parte dei suoi gb finanziari porgendoli alla commessa. Ormai il denaro era solo virtuale, cifre calcolate in megabyte, in gigabyte o in terabyte (in caso di ricchezza), un modo come un altro per semplificare il concetto di economia e di essere umano. Facilitare i passaggi economici evitando truffe, ma intanto i furti di hard disk monetari continuavano incessantemente, hacker riuscivano ad introdursi ovunque. Nel borsello delle persone, nella vita delle persone. In molti erano passati a sistemi di sicurezza affidabili, oltre che costosissimi. In parole povere era sempre una truffa. Onichua controllò il rimanente di gb dal suo hard disk poi uscì dal negozio di sub-cultura jazz punk, facendosi investire dal caldo afoso dell'inverno e osservando le piante plastiche all'ingresso
(Credi che scrivere fantascienza mi possa corrompere? Sorpassata anch'essa)
C'era una volta una casa che non esisteva, in cui vivevano persone che non esistevano,in un mondo che non esisteva, un sole che non esisteva, alberi e terra che non esistevano. Di fronte alla casa c'era un pozzo (che non esisteva) da cui ogni notte uscivano sogni dorati che non esistevano
(No, le fiabe no ti prego)
Le luci della città erano così eccitanti di notte, che ti portavano a fare qualsiasi cosa. Lui e Jamal, Jamal dalla pelle ambrata, Jamal con cui aveva fatto le prime rapine, lui e Jamal viaggiavano verso il centro a 180 km/h, musica rap ad un volume stabile sul massimo. Jamal maneggiava la pistola con cura, come se fosse un diamante pregiato, e parlava senza sosta, eccitato dalla speed e da quella brezza notturna che ti da coraggio. “Cazzo, avrei bisogno di una scopata amico...perché non vai verso il quartiere a luci rosse? Ho veramente bisogno di una troia”. Doveva tenerlo calmo, altrimenti quel pazzo era capace di andare su di giri e cominciare a sparare a casaccio su ignari innocenti. Era fuori di testa. Specialmente quando era fatto.
(Ah...storie di crimine, storie di droga, storie di strada...quanta banalità...poi sono così volgari)
Camminavo per strada osservando la futilità della nostra società. Arrivavo quasi a scontrarmi volontariamente contro persone che non si accorgevano della mia presenza, della presenza del mondo. Persone troppo occupate a chattare al telefono, troppo occupate a sparlare dell'amica/o con cui erano state fino ad un secondo prima, persone troppo occupate a pensare a quale vestito scegliere per il fine settimana, occupate a tirare avanti senza essere umiliate dal prossimo, persone formato tv, formato fiction, persone formato pubblicità gucci, d&g, armani, persone formato mc donalds, compra ancora per noi, muori un acquisto alla volta.
(Ecco una cosa di voi cosiddetti “artisti” che non sopporto...la società qui, la società la...sempre a lamentarvi della società mentre ve ne state comodi seduti sulle vostre poltrone a scrivere e oziare, senza agire...siete solo dei gran bugiardi...insomma riuscirai a fare qualcosa di decente? Non preoccuparti ho tutto il tempo del mondo)
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(Ehi?)
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(Ci sei sempre?)
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(Dove sei finito?)
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(Non lasciarmi solo, ti prego...)
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(Guarda che me ne vado anche io)
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(Siamo solo io e te qua. Io che me ne sto tra le parentesi, parentesi come mura, parentesi che mi circondano, e te che scrivi. Credi che abbandonarmi qui sia corretto? Certo ora che ci penso ultimamente c'è anche una terza persona. Non riesco a vederla distintamente. Si aggira quatta quatta senza farsi riconoscere. Un immagine sfuggevole senza una dimensione. Senza un appiglio alla realtà. Una volta sono riuscito a scambiarci due parole, naturalmente andava di fretta ed è fuggita subito. Dice di chiamarsi Lettore. Riusciremo un giorno ad incontrarla? Ehi ci sei?)
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Mi.Di

lunedì 21 ottobre 2013

CINEMA: "GRAVITY - Alfonso Cuarón"

di Diccì per la rubrica "CINEMA".



Prima considerazione: nella quasi totalità dei casi (eccettuato forse Hugo Cabret di Martin Scorsese) la tridimensionalità è stata utilizzata al precipuo scopo di rappresentare un orpello ornamentale, un quid aggiunto a vari altri effetti speciali per rendere il film più spettacolare; o, peggio ancora, film girati in 2D sono stati successivamente “gonfiati” per raccogliere qualche spicciolo in più al botteghino. In quest’ottica Gravity rappresenta una sorprendente novità. Finalmente il 3D è funzionale alla storia che il film si propone di raccontare. Asservito non più alla forma bensì alla sostanza.

Seconda considerazione: al suo sesto lungometraggio il regista messicano fa finalmente centro. Dopo una serie di film poco convincenti, tra i quali l’episodio forse meno riuscito della saga di Harry Potter (Il prigioniero di Azkaban) e il futuristico I figli degli uomini, ricco di potenziale mal sfruttato, Cuaròn confeziona un film decisamente riuscito di cui firma anche la sceneggiatura.
Gravity non è semplicemente (o non solo) un film di fantascienza come non lo era 2001:Odissea nello spazio (lungi da me fare improponibili paragoni) di cui è evidente debitore e a cui rende omaggio in una bellissima scena che richiama l’enigmatico finale del capolavoro kubrickiano. Al regista, infatti, preme maggiormente indagare il percorso umano di elaborazione del lutto, la ricerca di una nuova ragione per andare avanti, la lotta per sopravvivere in un mondo ostile. E non è paradossale che ciò avvenga nello spazio, a distanza siderale dalla Terra, dove l’assenza di gravità, il silenzio assoluto e la solitudine sono preziosi alleati per recuperare il senso della vita, così come può esserlo una pioggia di detriti. Perché a volte bisogna toccare il fondo prima di potersi rialzare e riprendere a camminare.

Per quanto riguarda la trama poi, meno rivelo meglio è, per un film che è alimentato anche da continui colpi di scena che riescono a tenere alta e costante la tensione. Vi basti sapere che i protagonisti (che sono poi i soli personaggi) sono due ingegneri spaziali (un veterano e una novizia), interpretati dall’ormai sempre bravissimo George Clooney e dalla finalmente convincente Sandra Bullock, che si trovano alle prese con la riparazione di una stazione spaziale quando vengono sorpresi da una violenta pioggia di detriti dovuta all’esplosione di un satellite russo. Da questo momento inizia un drammatico conto alla rovescia per la sopravvivenza.

Ultima considerazione: ho sempre ritenuto particolarmente importante, nell’economia di un film, un bel finale.  Ebbene, in Gravity, da solo vale il prezzo del biglietto.

sabato 19 ottobre 2013

SLAM DUNK - UN CANESTRO PER LA VITA


L'opera di Inoue, nota in Italia soprattutto per il doppiaggio dell'anime decisamente fuori dai canoni a cui siamo abituati, rappresenta a parere di chi scrive forse il miglior manga di genere sportivo mai prodotto finora. I più celebri Capitan Tsubasa e EyeShield 21 peccano infatti di eccessiva messa in mostra del protagonista (pensiamo a Tsubasa che in tutta la storia, road to 2002 compresa, ha perso solo 1 partita) e poco realismo, fermo restando il loro essere delle pietre miliari dei manga sportivi. Slam Dunk è invece il massimo del realismo che si può trovare in fatto di fumetti sportivi, storia semplice, lineare e credibile: non il classico protagonista che incontra l'ostacolo insormontabile e poi puntualmente lo supera, ma un ragazzo dal talento nascosto, che prende schiaffi in faccia da tutti (soprattutto dall'eterno rivale Rukawa) per un sacco di tempo, e con forza di volontà immane riesce a migliorarsi sempre di più fino a diventare un perno dello Shohoku. Da questo punto di vista la maturazione del protagonista è raccontata in modo pressoché perfetto: alla crescita da giocatore corrisponde la crescita di Sakuragi persona, che da teppista si trasforma via via in un ragazzo quasi nella norma (non può essere considerato totalmente normale uno che si professa “Il genio del basket”, giocandoci appena da soli 3 mesi), grazie anche all'enorme amore che prova per Haruko, la sorella del capitano della squadra di basket, Akagi. Memorabile la sfida con il Kainan di Maki che si stampa nel nostro immaginario come un francobollo che non va più via (miglior pezzo del manga per distacco). Lascia un po' di amaro in bocca, invece, lo stop brusco dell'opera dopo la vittoria contro i campioni uscenti del Sannoh al secondo turno del campionato nazionale, a causa di diatribe tra Inoue e la casa di produzione. L'opera è comunque bella e avvincente fino alla fine, intere pagine lette col fiato sospeso in un'apnea di emozioni continue.

Ogni goccia di sudore, ogni sforzo, ogni incomprensione, ogni litigio visto sui campi di Slam Dunk ci fa ridere, piangere e sorridere proprio come la vita.

Tommy & Elle Bi

venerdì 18 ottobre 2013

INTERVISTA COL PROFESSOR C.


(Premetto che non si tratta di una diretta critica ai politici nominati in fondo all’articolo ma questa è bensì rivolta ad altri soggetti. Provate ad indovinare)

-Sono oramai passati 500 anni dalla pubblicazione del libello originale ma a guardarlo più da vicino non sembra poi così vecchio questo Principe, vero Professor C. ?

In effetti l’estrema attualità dell’opera lascia a volte quasi attoniti. Siamo distanti anni luce da numerosi altri scrittori di scienza politica arrovellatisi anni ed anni a cercare risposte assolute, immobili, immutabili, generalmente valide. L’approccio machiavellico invece fa del fattuale un elemento centrale, e l’evoluzione continua di ordini una necessaria conseguenza di questo. Un relativismo quasi post-moderno direi.”

-Vi è però qualcosa di centrale, di ricorrente nell’opera del fiorentino.

Il punto di inizio, direi la consapevolezza prima su cui si basa l’ars politica, la téchne politica (non scienza, attenzione) descritta dal Machiavelli è che degli uomini si può dire questo: che siano ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitori dei pericoli, cupidi di guadagno. Si viene quindi a creare uno stato di inquietudine proprio della natura umana. L’uomo difatti ricerca securitas ma è cupido allo stesso tempo, egli anela al guadagno; non solo materiale, si badi bene, ma alla propria soddisfazione, che sia questa economica o di altro genere. Da questo duplice bisogno scaturiscono tumulti e disordini.”

-Ed è qui che il ruolo del politico diviene fondamentale, o mi sbaglio?

Esattamente. L’uomo politico è colui che ha un fine, un’idea, uno scopo da perseguire, un progetto, però realistico. Egli quindi, consapevole della vera natura umana, crea un ordine che permetta agli uomini di portare a termine i propri affari e soddisfare il proprio bisogno di securitas, ma che al contempo convogli le loro forze per il raggiungimento dello scopo. Egli volge a proprio favore quelle debolezze, quei conflitti.”

-Ma con quali mezzi lo stesso può raggiungere l’obbiettivo prefissatosi?

Con ogni mezzo. Il politico potrà avere anche commerci col demonio, e dovrà essere volpe e leone, usare astuzia e perché no, forza, forza nel far prevalere le proprie posizioni, il proprio disegno, non mera superiorità fisica o militare. Ha quindi anche qualità proprie della bestia.

-Come potremmo allora descrivere sinteticamente il politico di Machiavelli?

Come colui che, disincantato, conosce l’umana natura e sa che per seguire il suo fine dovrà entrare in commercio con Babilonia. E’ colui che sa far convivere in se questi sentimenti divergenti, è il grande politico, il virtuoso, è il grande centauro, poiché dovrà usare logos umano e la bestia.”

-I “centauri” italiani (lista aggiornata al marzo 2013 dei parlamentari italiani indagati e condannati dell’ultima legislatura):http://www.stopcensura.com/2013/03/parlamento-pulito-dove-3-condannati-e.html

Maste

giovedì 17 ottobre 2013

COPY OF A - Nine Inch Nails



Il pezzo di questa settimana non è solo una canzone bensì un piccolo spaccato di come riuscire a rinnovarsi dopo anni di carriera e spingere le barriere oltre il già visto/sentito. Nine inch nails, escono a settembre con il nuovo disco, Hesitation Marks, dopo 5 anni di pausa. In realtà Trent nel frattempo ha vinto un oscar con le musiche per il film The social network, composto la colonna sonora per The girl with the dragon tattoo e fatto uscire un album con il suo progetto parallelo con la moglie "How to destroy angels" (date un ascolto se non conoscete). La traccia di oggi è Copy of A, un pezzo con molta programmazione elettronica, livello di produzione curato nei minimi dettagli e melodie della voce tendenti al pop, abbastanza lontano dalle chitarre lacerate e dalle voci piene d'odio di Pretty hate machine...ma è in questo che sta il genio nel non riproporsi come una copia di se stesso ogni volta.
Enjoy...

F.B