martedì 1 luglio 2014

LETTERATURA: "CINA: DIARIO DI UN VIAGGIATORE SENTIMENTALE - parte 4"

(link alla parte 3)

Giorno 7:

Ci svegliamo alle sei, ci guardiamo dritto negli occhi, non ce la possiamo fare. E' come se una forza misteriosa mi schiacciasse contro il letto, vorrei sconfiggerla, ma ha la meglio.
Alle sette e mezzo ci alziamo pensando che quell'ora e mezzo in più ci possa salvare la vita, ma la realtà è ben diversa, i nostri corpi' dopo quasi una settimana da nottambuli' ne risentono, sono al limite, tirati come corde. Mi alzo dal letto facendo forza con le mani, guardo F e rido; ho a malapena le energie necessarie per andare a fare colazione.
“Quanto avremo dormito in questi sei giorni?” chiede F.
“Fra le venticinque e le ventisette ore, ho fatto un conto veloce prima di alzarmi” rispondo.
“Pensa a come siamo messi. La prima cosa che ti è passata per la testa appena sveglio è stata contare le ore di sonno”.
Sorrido e indico ad F la porta.
Andiamo nella hall per fare colazione e nel sederci notiamo Claudio. Ci avviciniamo in silenzio, quasi per non rompere la purezza del mattino.
“Alla buonora eh?” ci dice ridendo.
“Ci abbiamo provato, giuro che ci abbiamo provato” rispondo.
“E' che non abbiamo le forze...è come se ce le avessero prosciugate lentamente” dice F.
“Preparatevi al peggio” dice Claudio.
“Ma sono le otto” rispondo.
“Tardissimo”.
“Ma come...noi pensavamo che...” dice F prima di essere interrotto.
“Non dovete pensare, dovete agire. Sarete in grado di affrontare la furia cinese?” chiede Claudio stropicciandosi gli occhi.
Ha la faccia di un morto vivente, ma continua a macinare chilometri senza tregua, ha la grinta di uno sportivo prima di una grande prova.
“Sì, siamo pronti” rispondiamo come dei bravi soldati.
Ci vestiamo dopo aver finito le nostre colazioni a base di uova ed usciamo in cerca di un taxi con qualche proteina in più in corpo.
Dopo una ricerca non troppo facile, troviamo un tassista disposto a portarci.
Leggiamo qualche informazione sulla riserva dei panda giganti di Chengdu. La guida Lonely Planet ci dice la stessa cosa che ci ha detto Claudio, quindi ci prepariamo al peggio.
Vado sul sito Tripadvisor e noto che quasi tutti i commenti parlano benissimo della riserva.
“Vedi, almeno c'è scritto che i panda hanno estrema libertà” dico ad F.
“Almeno quello”.
Dopo 18 km arriviamo in uno spiazzato con pullman e altri taxi. Giro la testa a sinistra e...SHOCK. Turisti ovunque.
“Ma come è possibile? Sono solo le dieci. Ma non hanno niente da fare? A lavorare non ci vanno a Chengdu?” dico ad F trasudando rabbia.
“E' domenica”.
Dopo essermi reso conto di aver bisogno di qualche ora di sonno in più mi dirigo verso l'entrata facendomi largo tra macchine fotografiche, ombrellini per il sole – anche se più che il sole quello che si vede è soltanto una debole imitazione – e bambini.
Dopo aver pagato l'ingresso – più della corsa in taxi di ben 18 km – ci facciamo forza, ingoiamo il boccone amaro ed entriamo muniti di tanto coraggio.
Camminiamo per circa dieci minuti e dei panda non se ne vede nemmeno l'ombra.
Dopo un po' una freccia ci porta fino al primo resort dove dovremmo riuscire a vedere questa rarità del mondo animale. Circumnavighiamo la recinzione, impostiamo gli occhi come fossero cannocchiali...ma dei panda nemmeno l'ombra.
“Forse hanno paura di tutti questi cinesi” dico ad F.
“Ci sta”.
Continuiamo a camminare e improvvisamente vengo come catturato da dei suoni, è come il richiamo di una sirena, solo molto più fastidioso, ma sono sicuro che ci porterà nella giusta direzione.
Arriviamo davanti ad una teca di vetro. E' assalita da un branco di turisti famelici. Si accatastano l'uno sull'altro a discapito dei poveri malcapitati che se ne stanno spiaccicati contro il vetro cercando di sorridere e salutare il povero panda.
L'animale sta mangiando, mentre una massa di turisti scatta foto, lo saluta – in cinese – e i più maleducati danno addirittura dei colpi al vetro per richiamare l'attenzione della bestia.
Mi faccio strada fino al vetro per poter vedere le condizioni di vita di un animale che a detta di tutti i commentatori di Tripadvisor ha una grande libertà. Vive in una gabbia, in una prigione poco più grande della mia camera da letto. Scosto qualche cinese e riesco finalmente a fare una foto. Foto che ovviamente ho dovuto ritagliare perché ai lati era tempestata da riflessi cinesi.



Non ci demoralizziamo e tiriamo dritto, anche se un senso di amarezza inizia a pervadermi come una pianta rampicante, e ho paura che non mi andrà via fino alla fine dell'escursione.
Ad un certo punto vediamo un muro umano alto poco più di un metro e sessanta coprire la recinzione di uno spazio naturale abbastanza vasto.
“Finalmente qualche panda in...libertà” esclama F.
Non dobbiamo nemmeno fare a gomitate con la gente davanti perché siamo senza dubbio i più alti, oltre a noi vediamo altri due occidentali, ma per il resto vediamo solo Turismo cinese (da ora in poi chiamerò così questa massa di cannibali da cartolina).
Aguzzo gli occhi e vedo delle strane volpi un po' più in carne.
“Cosa sono?” chiedo a F.
“Panda rossi” risponde.
“E che ne sai?”.
“L'ho letto lì” risponde indicando un cartello enorme.
Rido e scatto qualche foto. Faccio un video che sicuramente utilizzerò per il documentario stringendo l'inquadratura su due panda rossi e su un pavone.
“Guarda ora cosa succede” dico ad F.
Allargo l'inquadratura lentamente fino a scavalcare le teste dei turisti, inquadro le loro schiene e con una carrellata laterale mostro ad F che effetto allucinante viene fuori da questo filmato.
“Aspettami lì. Vado dall'altra parte a scattare una foto. Non posso perdermi questa muraglia cinese” dico correndo come un pazzo.

Andando più avanti troviamo una recinzione simile a quella dei panda rossi, con all'interno due panda giganti. Li osservo e noto che danno continuamente le spalle ai turisti, quasi come se non volessero essere fotografati mostrando solo il fondoschiena. Scatto qualche foto, ma non troppe, i panda stanno perdendo il mio interesse: maledetto Turismo cinese.
Finiamo il giro ammettendo che la riserva non è poi così male, solo che gli animali hanno poco spazio vitale. Prima di arrivare pensavo di trovare un posto enorme, con tantissimi alberi e panda in un habitat simile alla libertà, ma sembra assomigliare molto più ad uno zoo.
Camminiamo ancora per ritrovare l'entrata, quando ad un certo punto vedo un pavone inseguito da una ventina di bambini accompagnati da genitori immortalatori di momenti caramellosi. Gli urlano contro frasi che non capisco e alcuni tirano roba da mangiare da tutte le direzioni, è un vero e proprio bombardamento. Un ragazzo tira addirittura un bastone, e i genitori se ne stanno lì, a ridere e a sgranocchiare stuzzichini di chissà cosa senza fare niente.
Disgustati ce ne andiamo.
E' presto, ci abbiamo messo meno del previsto, per questo decidiamo di tornare vicino all'ostello per mangiare un boccone.
“Potremmo fissare con Coco” dico ad F.
“Ok, ma dobbiamo dormire un po', in queste condizioni non sarei di compagnia” dice F.
“Ok, ci sto”.
Di ritorno mangiamo dei dumpling (gnocchi ripieni di carne) e filiamo dritti in camera.
F si lancia sul letto come scaraventato da una fionda, mentre io mi cambio e vado un attimo in bagno. Di ritorno vedo che sta già dormendo.
“Sto scrivendo a Coco un messaggio. Come si scrive together? Con una o due h?” chiedo a F.
“Mmm”.
“Dai, sono stanco, dimmelo te” insisto.
“Dimmelo te” ripete F nel sonno.
“No, dimmelo te te” rispondo.
Ecco, penso di aver toccato il punto più basso del mio italiano parlato. Guardo F e ridiamo come ossessi, ma ci rendiamo conto che dobbiamo strappare qualche ora di sonno o presto potrebbe salirci la febbre. Crolliamo.
La sveglia suona dopo due ore. Mi risveglio tutto d'un fiato, come un ritornato dall'oltretomba, guardo F che continua a dormire come se niente fosse.
“Non ci credo. Non possono essere passate due ore” mi dice incredulo.
“Purtroppo sì”.
Facciamo una doccia fredda per risvegliarci da uno stato catatonico che sembra non abbandonarci.
Siamo in ritardo, ma Coco può aspettare, anche se la curiosità di sapere che persona possa essere mi uccide, mi attanaglia lo stomaco da quando l'abbiamo conosciuta.
“Mi è arrivato un messaggio da Coco con scritto se può portare anche sua nipote” dico ad F.
“Dille di sì...lo so come vanno a finire queste cose...magari sono due escort”.
“Magari” rispondo.
Dopo aver inviato il messaggio schizziamo dritti nella notte di Chengdu. Finalmente una serata con una vera cinese. Ovviamente siamo in ritardo, ma la salute prima di tutto, senza la pennichella saremmo morti.
Arrivati davanti al pub vediamo la bella Coco venirci incontro. Ha un vestito di seta bianco molto elegante e le caviglie vanno a finire dentro scarpe col tacco. La guardo e capisco subito che potrei innamorarmene.
Entriamo e notiamo una ragazza molto giovane ad un tavolo. E' la nipote, ha diciotto anni e non sa una parola d'inglese. 
“Io non la prendo la bambina” dico ad F.
“Neanche io”.
“Magari non è nemmeno una puttana”.
“Non riesco a capirlo. E' tutto così strano”.
Coco ci guarda e ride, sembra contentissima di vederci. Iniziamo a parlare e ci dice che quella è la figlia di suo fratello e che vive insieme a lei.
Siamo un po' confusi, non riusciamo bene a decifrare la situazione.
Ci offrono degli stuzzichini di carne.
“Cos'è?” chiedo a Coco.
“Collo di papera”.
“Ah...” rispondo un po' perplesso.
“E' buono, è buono. Io ne vado pazza”.
Supero tutti i timori soltanto perché si rivolge a noi con una gentilezza che mi fa quasi sorridere. Nella mia testa inizia a formarsi un pensiero che la donna possa essere una persona normalissima, volenterosa di conoscere nuove persone.
Mangio il collo di papera e devo ammettere che non è male.
Assaggio anche un'altra cosa e, dopo che l'ho ingerita, F mi dice che è cuore di papera. Strabuzzo gli occhi, però non è così tremendo, anche se peggio del collo. Sarà l'unico pezzo di cuore in tutta la serata.
Ordiniamo delle birre e dei noodles – amiamo i noodles – mentre Coco allibita ci chiede come mai mangiamo così tardi. Sono le nove e per noi non è affatto tardi. Da quando siamo partiti non abbiamo orari, e poi in Italia siamo abituati a mangiare abbastanza tardi. Lei ci dice che di solito mangia alle sette. Abitudini diverse.
Dopo poco veniamo a conoscenza che non è di Chengdu, ma di una città di cui non capiamo il nome. E' davvero difficile da pronunciare. Coco ha lavorato su un'isola per diversi anni. Ci mostra delle foto e sembra un paradiso rispetto alle città sporche che abbiamo visitato fino ad ora.
“E cosa fai nella vita?” chiede F.
“Vendo valvole. Sono la manager di una ditta”.
“E quanto anni hai?” le chiedo.
“Ventotto, e voi?”.
“Quanti ce ne dai? Sai qui in Cina ci danno tutti più anni rispetto a quegli che abbiamo” chiediamo insieme.
Abbiamo la barba incolta, quindi siamo curiosi della sua risposta.
“Ventotto?” domanda.
“No, venticinque” rispondiamo.
Sorride e dice che siamo giovani.
Iniziamo a parlare delle nostre vite. Io le dico che sono stato a vivere a Parigi per tre mesi, che mi sono laureato da un anno e che il mio futuro è molto incerto. F le racconta di quando era a Londra.
“Ecco perché parli così bene inglese” esclama Coco.
Continuando le dice che probabilmente a ottobre partirà per la Namibia per circa sei mesi, le dice che farà volontariato e che è forte della sua decisione.
“Ti ammiro. E' una cosa bellissima” dice rivolta ad F.
Le raccontiamo un po' delle nostre avventure passate, io le svelo i miei sogni nel cassetto, le dico che ancora i miei obiettivi sono lontani anni luce.
“Devi sempre continuare a credere in te stesso. Se vuoi raggiungere un obiettivo devi provare, provare e provare all'infinito” mi dice con una tenacia da donna matura.
Ovviamente le rispondo di sì, che continuerò a credere nei miei sogni, sono quanto di più bello ho nella vita. A costo di diventare scrittore sputerò sangue a palate, ingoierò bocconi amari giorno dopo giorno, riceverò centinaia di porte in faccia, ma le sfonderò e andrò avanti verso il domani.
“Quanti giorni lavori alla settimana?” chiede F.
“Cinque”.
“Buono, almeno hai il fine settimana libero” risponde F.
“Per me non fa alcuna differenza, potrei lavorare anche sei giorni”.
E' una donna che sembra non fermarsi davanti a niente.
“Quanti giorni di ferie hai in un anno?” le chiedo con interesse.
“Circa una settimana”.
Sono allibito da come una donna così minuta, così calma e pacata possa lavorare senza sosta tutto l'anno, ha una mentalità diversa dalla nostra. Noi vogliamo il lavoro perfetto, tutti gli altri ci sembrano una trappola mortale, ma lei sembra aver raggiunto una tranquillità interiore che le permette di lavorare come un mulo.
“Ti piace il tuo lavoro?” le chiedo.
“Sì, assolutamente”.
Ecco svelato il mistero.
Ci dice che le nostre vite le sembrano dei romanzi d'avventura, ci dice che le piacerebbe rimanere in contatto, che vorrà sapere le nostre impressioni di fine viaggio e guardandoci dritto negli occhi ci augura buona fortuna, per la Cina, ma sopratutto per il nostro futuro, per la tranquillità che non abbiamo ancora raggiunto.
A fine cena tiriamo fuori i soldi per pagare, ma si impunta nel volerci offrire la cena.
Sono 150 yuan a testa (quasi 20 euro), la ringraziamo per tutto. La guardo e vorrei ringraziarla per essere venuta al mondo, perché è una persona bellissima. Le dico che vorrei che mi mandasse una sua foto, perché non voglio dimenticarla, ma sopratutto perché sto scrivendo questo diario di viaggio e una sua foto è d'importanza vitale. Me la manda.

La abbracciamo – anche se in Cina non è abitudine – e montiamo sopra un taxi guardandola scomparire all'orizzonte.
Tornati all'ostello saliamo in camera, fumiamo una sigaretta lentamente, quasi a lasciarla consumare fra le dita, un po' come questa notte che non vorremmo finisse mai.

di Elle Bi per la rubrica "LETTERATURA"


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