sabato 2 novembre 2013

DEATH NOTE - MORIRE PER UN QUADERNO


Il manga di Obata è una di quelle opere che non conosce mezze misure: o uno se ne innamora o non riesce a farselo piacere a prescindere, tanta è la pienezza dei dialoghi per ogni capitolo del fumetto. Difatti, c'è chi lo definisce un “mattone”, insostenibile da leggere, e chi invece lo ritiene una delle trame meglio sviluppate, considerando anche la grande storia raccontata, ovvero lo scontro tra il “male” , rappresentato da Light Yagami, voglioso di costruire un mondo migliore eliminando attraverso il death note tutti coloro che ritiene malvagi, e il “bene””, rappresentato dall'eccentrico L., un detective le cui reali generalità permangono nel mistero,  che decide di collaborare con la polizia giapponese allo scopo di catturare il misterioso Kira.  A mio parere la rivalità tra questi due personaggi è una dei migliori confronti tra personalità opposte mai viste in un fumetto giapponese;caratterizzati in maniera sublime, il loro scontro è costruito come  una lunga partita a scacchi dove ogni mossa di Light-Kira viene contrastata da L e viceversa. Ottima l'intuizione di costruire una storia sfruttando il credo popolare giapponese dell'esistenza di alcuni dei della morte, chiamati Shinigami, e altrettanto buona la costruzione dei co-protagonisti, a partire dallo Shinigami che accompagna il protagonista (Riuk), al secondo Kira e finta fidanzata di Light, Misa.  Dovessimo dare un giudizio critico non potremmo fare altro che dividere l'opera in 2 storie diverse, con 2 opinioni ben distinte: una prima parte, fino al volume 7 ( ovvero fino al momento della dipartita di L per mano di Rem), che entra, secondo me, nella storia dei manga giapponesi  per  coerenza e sviluppo, tra l'altro con un tema, quello della morte, particolarmente delicato e di difficile gestione narrativa; una seconda parte, ovvero la sequenza successiva alla morte di L con l'avvento di Near e Mellow, che è invece da dimenticare, costruita male e che inserisce nella storia personaggi poco accattivanti e che poco interesse suscitano nel lettore (l'ex dei tempi universitari di Light e Mikami, ad esempio, sono tutto fuorchè personaggi interessanti).  L'intento dell'autore di far intendere che possedere un potere terribile come quello di far morire a proprio piacimento le persone possa portare solo alla pazzia è stata costruita sapientemente, non altrettanto il modo con cui si arriva alla morte del protagonista, eccessivamente affrettata e senza il necessario pathos. Chi scrive sostiene che Death Note doveva rimanere semplicemente“L vs Light” e non diventare “L vs successori di Light”. Questa è stata secondo me la grande pecca di questa opera, che doveva concludersi con la vittoria di L contro Light dopo una estenuante battaglia, come quella che si stava svolgendo almeno fino al volume 7; se Obata avesse deciso di perseguire questa linea non staremo a raccontare di un  manga che ha raccolto grandi consensi esclusivamente in una nicchia di appassionati, ma probabilmente di uno dei migliori manga mai concepiti, almeno per quanto riguarda la gestione delle situazioni e la caratterizzazione dei personaggi.


Tommy

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