Il
manga di Obata è una di quelle opere che non conosce mezze misure: o
uno se ne innamora o non riesce a farselo piacere a prescindere,
tanta è la pienezza dei dialoghi per ogni capitolo del fumetto.
Difatti, c'è chi lo definisce un “mattone”, insostenibile da
leggere, e chi invece lo ritiene una delle trame meglio sviluppate,
considerando anche la grande storia raccontata, ovvero lo scontro tra
il “male” , rappresentato da Light Yagami, voglioso di costruire
un mondo migliore eliminando attraverso il death note tutti coloro
che ritiene malvagi, e il “bene””, rappresentato
dall'eccentrico L., un detective le cui reali generalità permangono
nel mistero, che decide di collaborare con la polizia
giapponese allo scopo di catturare il misterioso Kira. A mio
parere la rivalità tra questi due personaggi è una dei migliori
confronti tra personalità opposte mai viste in un fumetto
giapponese;caratterizzati in maniera sublime, il loro scontro è
costruito come una lunga partita a scacchi dove ogni mossa di
Light-Kira viene contrastata da L e viceversa. Ottima l'intuizione di
costruire una storia sfruttando il credo popolare giapponese
dell'esistenza di alcuni dei della morte, chiamati Shinigami, e
altrettanto buona la costruzione dei co-protagonisti, a partire dallo
Shinigami che accompagna il protagonista (Riuk), al secondo Kira e
finta fidanzata di Light, Misa. Dovessimo dare un giudizio
critico non potremmo fare altro che dividere l'opera in 2 storie
diverse, con 2 opinioni ben distinte: una prima parte, fino al volume
7 ( ovvero fino al momento della dipartita di L per mano di Rem), che
entra, secondo me, nella storia dei manga giapponesi per
coerenza e sviluppo, tra l'altro con un tema, quello della morte,
particolarmente delicato e di difficile gestione narrativa; una
seconda parte, ovvero la sequenza successiva alla morte di L con
l'avvento di Near e Mellow, che è invece da dimenticare, costruita
male e che inserisce nella storia personaggi poco accattivanti e che
poco interesse suscitano nel lettore (l'ex dei tempi universitari di
Light e Mikami, ad esempio, sono tutto fuorchè personaggi
interessanti). L'intento dell'autore di far intendere che
possedere un potere terribile come quello di far morire a proprio
piacimento le persone possa portare solo alla pazzia è stata
costruita sapientemente, non altrettanto il modo con cui si arriva
alla morte del protagonista, eccessivamente affrettata e senza il
necessario pathos. Chi scrive sostiene che Death Note doveva rimanere
semplicemente“L vs Light” e non diventare “L vs successori di
Light”. Questa è stata secondo me la grande pecca di questa opera,
che doveva concludersi con la vittoria di L contro Light dopo una
estenuante battaglia, come quella che si stava svolgendo almeno fino
al volume 7; se Obata avesse deciso di perseguire questa linea non
staremo a raccontare di un manga che ha raccolto grandi
consensi esclusivamente in una nicchia di appassionati, ma
probabilmente di uno dei migliori manga mai concepiti, almeno per
quanto riguarda la gestione delle situazioni e la caratterizzazione
dei personaggi.
Tommy







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