L'opera
di Inoue, nota in Italia soprattutto per il doppiaggio dell'anime
decisamente fuori dai canoni a cui siamo abituati, rappresenta a
parere di chi scrive forse il miglior manga di genere sportivo mai
prodotto finora. I più celebri Capitan Tsubasa e EyeShield 21
peccano infatti di eccessiva messa in mostra del protagonista
(pensiamo a Tsubasa che in tutta la storia, road to 2002 compresa, ha
perso solo 1 partita) e poco realismo, fermo restando il loro essere
delle pietre miliari dei manga sportivi. Slam Dunk è invece il
massimo del realismo che si può trovare in fatto di fumetti
sportivi, storia semplice, lineare e credibile: non il classico
protagonista che incontra l'ostacolo insormontabile e poi
puntualmente lo supera, ma un ragazzo dal talento nascosto, che
prende schiaffi in faccia da tutti (soprattutto dall'eterno rivale
Rukawa) per un sacco di tempo, e con forza di volontà immane riesce
a migliorarsi sempre di più fino a diventare un perno dello Shohoku.
Da questo punto di vista la maturazione del protagonista è
raccontata in modo pressoché perfetto: alla crescita da giocatore
corrisponde la crescita di Sakuragi persona, che da teppista si
trasforma via via in un ragazzo quasi nella norma (non può essere
considerato totalmente normale uno che si professa “Il genio del
basket”, giocandoci appena da soli 3 mesi), grazie anche all'enorme
amore che prova per Haruko, la sorella del capitano della squadra di
basket, Akagi. Memorabile la sfida con il Kainan di Maki che si stampa nel nostro immaginario come un francobollo che non va più via (miglior
pezzo del manga per distacco). Lascia un po' di amaro in bocca, invece, lo
stop brusco dell'opera dopo la vittoria contro i campioni uscenti del
Sannoh al secondo turno del campionato nazionale, a causa di diatribe
tra Inoue e la casa di produzione. L'opera è comunque bella e
avvincente fino alla fine, intere pagine lette col fiato sospeso in
un'apnea di emozioni continue.
Ogni
goccia di sudore, ogni sforzo, ogni incomprensione, ogni litigio
visto sui campi di Slam Dunk ci fa ridere, piangere e sorridere
proprio come la vita.
Tommy & Elle Bi







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