Terminato
di vedere l’ultimo film del regista francese, dopo oltre due ore,
ci sentiamo piuttosto confusi, probabilmente un po’
delusi, sicuramente commossi. Quello cui abbiamo assistito non è
certamente un film semplice come non lo sono quelli che aspirano a
rappresentare la vita, in tutta la sua complessità. Il romanzo di
Boris Vian, da cui è tratto il film, sembra scritto su misura per il
visionario Gondry che mette in scena una favola allucinata e
allucinante. Quello di Vian (e di Gondry) è un mondo fantastico,
straordinario, dove è possibile cucinare seguendo le ricette di uno
chef che ci guida attraverso il forno (o il frigorifero, secondo le
necessità), dove è possibile volare sopra i tetti di Parigi,
accomodati sopra una nuvoletta, dove il campanello di casa è un
fastidioso insetto meccanico, dove, ancora, si può avere per
coinquilino un topolino dalle sembianze umane (meglio, un uomo dalle
sembianze di un topolino). Il protagonista (un convincente Romain
Duris) trascorre le sue giornate consumando, assieme al suo
inseparabile amico, pittoreschi piatti cucinati dal suo cuoco di
fiducia (Omar Sy, visto in Quasi amici). Di lavorare non se ne parla,
ma del resto la cassaforte è piena. Sente però che gli manca
qualcosa, una donna, l’amore. Che puntualmente arriva (Audrey
Tautou). La vita gli sorride in tutta la sua bellezza, il mondo è un
grande giardino colorato. Fino a quando dentro la ragazza si insinua
un male incurabile. Una ninfea (un tumore?) le cresce dentro un
polmone e lentamente la consuma. Insieme con lei si spegne lentamente
il mondo che la circonda: i colori da sgargianti si fanno sempre più
cupi fino a scomparire del tutto lasciando il posto a un bianco e
nero cupo e deprimente. Gli spazi rimpiccioliscono (letteralmente) e
il tempo adesso scorre più velocemente lasciando sugli uomini e
sulle cose i segni di un precoce invecchiamento. La vita, dicevamo. E
la morte, che è parte di essa, in un mondo che sartrianamente (il
grande filosofo francese del novecento è del resto chiaramente
citato) non ha senso.
Diccì
Diccì







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