30/01/2014
IT FIT WHEN I WAS KID - Liars
23/01/2014
LION WITH A LAZER GUN - Hatcham Social
16/01/2014
FREEDOM AT 21 - Jack White
09/01/2014
WAH-WAH - George Harrison
02/01/2014
THIS IS HOW WE WALK ON THE MOON - Arthur Russel
26/12/2013
COLD WHITE CHRISTMAS - Casiotone for the Painfully Alone
Owen Ashworth unica figura di riferimento dei Casiotone e il cARTEllo vi augurano buone feste a ritmo lo-fi, con note su cui ondeggiare in queste vacanze di natale.
Elle Bi
18/12/2013
LIGHTNING BOLT - Pearl Jam
12/12/2013
WHY ARE WE SLEEPING - Soft Machine
IT FIT WHEN I WAS KID - Liars
La
prima volta che ho sentito questa canzone mi sono chiesto perplesso:
cosa è? Cosa si nasconde all'interno delle note? Dove piazzarla nel
vasto panorama di generi musicali esistenti? è una sorta di post new
wave? O addirittura no wave? Oppure un derivato del post rock
influenzato dall'elettronica tanto caro ai Radiohead? O un indie
schizofrenica? Beh, sicuramente i Liars sono bravi (anzi bravissimi)
a confondere l'ascoltatore, immergendolo in una folle atmosfera da
sabba oscuro ritmato da tamburi maniaci e una voce quasi da
filastrocca, semplice ma incisiva. Fuoriuscendo improvvisamente dai
propri binari per portarci al termine in un immagine da fiaba nera e
sanguinosa, scritta da dei Fratelli Grimm psicopatici e sotto
l'effetto di una quiete quasi da morfina agghiacciante nella propria
pazzia. Poi tutto finisce e inevitabilmente premiamo repeat, perché
c'è qualcosa che sfugge. E, dopo ripetuti ascolti della canzone,
scopriamo che ormai si è divulgata una grande bugia. E cioè che la
musica debba per forza ispirarsi a qualcosa ed etichettarsi per poter
sopravvivere (come qualsiasi arte), senza tentare di innovarsi ed
andare avanti. Mai bugia è stata così grande. Grazie Liars.
Mi.Di
23/01/2014
LION WITH A LAZER GUN - Hatcham Social
Alla
parola "indie" associo immediatamente i primi anni 2000: se
New York accese la miccia, è stata sicuramente Londra ad aver
amplificato l'esplosione di un decennio quanto meno eccitante che ha
riportato il rock indipendente in classifica. Si può sopravvivere ad
un momento discograficamente prolifico e, nel bene o nel male,
propositivo? Alcune band del periodo sfondano nel mainstream, altre
scompaiono come meteore: gli HATCHAM SOCIAL fanno eccezione e
mantengono nel passare degli anni un profilo indipendente,
rispettato, con una proposta ben delineata. Infatuazioni newwave,
songwiriting romantico e un sound ruvido li continuano a rendere
riconoscibili. Tornano alle stampe con il terzo album "Cutting
Up The Present Leaks Out The Future", anticipato dai due ottimi
singoli "More Power To Live", energico con echi dei Velvet
Underground più arrabbiati e "A Lion With A Lazer Gun".
Nel secondo il quartetto inglese alterna linee vocali figlie di Ray
Davies ad un incedere ritmato, dove la new wave incontra il
songwriting, le chitarre i violini e le atmosfere si fanno rarefatte,
grazie a reverberi ed echi mai invadenti. Dietro al banco siede Tim
Burgess, leader dei The Charlatans, che licenzia l’album sulla sua
O' Genesis Records.
Il
30 gennaio sbarcano a Firenze sul palco del COMBO. Imperdibili.
Radio
16/01/2014
FREEDOM AT 21 - Jack White
Mr.
White dimostra di essere una delle grandi rockstar dell'era
contemporanea, riuscendo a sfornare dalle macerie dei White Stripes
un grande disco, forse uno dei migliori del 2012. Il suo è un rock
blues fortemente ancorato alla tradizione del grande r'n'b e
dell'heavy metal dei lontani 70's, ma allo stesso tempo
incredibilmente attuale e moderno. I testi incazzati, i riff
indimenticabili e accordi da altri tempi lo innalzano ad essere il
vero grande rocker degli anni 2000.
Aspettando un nuovo lavoro,
applausi.
Mi.Di
09/01/2014
WAH-WAH - George Harrison
Per
molti l'unico ex Beatles a fare dei capolavori dopo lo scioglimento
del gruppo è stato John Lennon. Ma non tutti hanno ascoltato "All
Things Must Pass" di George Harrison (1971), vera perla del rock
psichedelico. Un album continuamente attraversato dalle rivelazioni
religiose fatte da Harrison durante la sua vita( e già introdotte,
anche se timidamente, con i Fab Four) e, specialmente, un album fatto
di scarti. Quegli scarti che non erano mai stati inseriti negli album
dei Beatles, rifiutati da John e Paul, che comandavano l'intera
società degli "scarafaggi". E che scarti. Un vero è
proprio contenitore di piccoli capolavori, a partire da "Isn't
it a Pity" per passare da "My sweet Lord" (ormai un
classico) e dalla traccia che da il titolo all'album. Il tutto,
perfettamente confezionato dal genio di Phil Spector (forse il più
grande produttore della storia del rock) e dal suo "Wall Of
Sound". La nostra scelta va su "Wah Wah", forse perchè
rappresenta più delle altre la vera anima da chitarrista del
compianto George. Come dice il titolo dell'album, con il tempo tutte
le cose devono passare, tranne fortunatamente, i veri capolavori, la
vera arte che riesce ad emozionare, questa arte. Film consigliato:
George Harrison: Living in the material World.
Mi.Di
02/01/2014
THIS IS HOW WE WALK ON THE MOON - Arthur Russel
Arthur
Russell ci trasporta negli anni ottanta con la sua semplicità
estremamente complicata, tra violoncelli e synth cosmici. La sua è
un avanguardia minimale, intima ed ermetica, malinconica quanto è il
suo ricordo, piccolo genio passato ingiustamente inosservato. E "This
Is How We Walk On The Moon" è il suo capolavoro, una ballata
commovente e straniante, superba nei suoi cori fantasmagorici. Bella
e onirica come una passeggiata sulla luna.
Testo
Each
step is moving, it's moving me up
moving, it's moving me up
Every step is moving me up
moving me up, moving, moving me up
Every step is
moving me up
One tiny, tiny,
tiny move
It's all I need
And I jump over
Every step is moving me up
This is how we walk on the moon
This is how we walk on the moon
Every step is moving me up
I'm so far away
One moment there
Moving me up
Every step is moving me up
One moment there
One tiny, tiny move
It's all I need and I jump over
moving, it's moving me up
Every step is moving me up
moving me up, moving, moving me up
Every step is
moving me up
One tiny, tiny,
tiny move
It's all I need
And I jump over
Every step is moving me up
This is how we walk on the moon
This is how we walk on the moon
Every step is moving me up
I'm so far away
One moment there
Moving me up
Every step is moving me up
One moment there
One tiny, tiny move
It's all I need and I jump over
Mi.Di
26/12/2013
COLD WHITE CHRISTMAS - Casiotone for the Painfully Alone
Owen Ashworth unica figura di riferimento dei Casiotone e il cARTEllo vi augurano buone feste a ritmo lo-fi, con note su cui ondeggiare in queste vacanze di natale.
Elle Bi
18/12/2013
LIGHTNING BOLT - Pearl Jam
“It
didn’t feel like a TV show at all, actually”. Così Eddie Vedder,
frontman dei Pearl Jam, chiudeva la loro esibizione agli MTV
Unplugged. Era il 1992, e il gruppo di Seattle aveva il mondo ai
propri piedi. Giovani e belli, erano tremendamente talentuosi,
tecnicamente perfetti, anticonformisti. Stilisticamente diversi dal
resto del panorama grunge (Nirvana, Soundgarden, Alice in Chains), le
influenze di artisti come Neil Young e The Who si sentivano eccome,
"addolcendo" quel suono livido, graffiante di rancore che
in quel periodo usciva dagli Walkman di tutta Seattle.
Era
vero, i TV show sono un’altra cosa: le loro canzoni erano
tormentate, parlavano di omicidi, padri ignoti, suicidi, violenza,
solitudine, disagio esistenziale. Davano voce autentica e una via
d’evasione all’America più giovane e arrabbiata. Ma se Kurt
Cobain era il lamento viscerale di chi è sull’orlo dell’abisso,
Eddie Vedder era il canto genuino di una contropastorale che sapeva
parlare al cuore delle persone, fatta d’impegno e partecipazione.
Negli Stati Uniti di Bush padre e Bill Clinton, le loro iniziative
anticommerciali provocavano spesso clamore (dal rifiuto di girare
videoclip alla guerra contro il colosso Ticketmaster sui prezzi dei
loro concerti), tant’è che Rolling Stones arrivò a scrivere che
la band “spese la maggior parte
degli anni Novanta ad allontanare la propria fama”.
Lo stesso Vedder (che fino a qualche mese prima faceva il benzinaio)
chiamò tutti i maggiori Studios d’America per assicurarsi di
persona che nessuno si azzardasse a trasmettere Black,
una ballata di struggente bellezza (scritta da Stone Gossard) che
andava, in qualche modo, protetta. Troppo delicata, diceva Eddie, per
darla in pasto al mainstream musicale.
Il
15 ottobre scorso, ventidue anni dopo la pubblicazione di quel
gioiello (ineguagliato) che fu Ten,
è uscito Lightning Bolt,
e non ha mancato di suscitare diverse perplessità, soprattutto tra i
puristi del grunge. Eppure il suono dei Pearl Jam non è più quello
d’inizio anni Novanta da qualche tempo, e paragonare Lightning
Bolt (che rimane un bel disco) con
gli esordi rischia di essere un esercizio di accademia piuttosto
inutile. Certo Vedder e compagni vanno per i cinquanta e la verve
creativa non può essere quella di cinque ventenni affamati;
ascoltandolo non sentirete il "graffio" dei primi album,
probabilmente non griderete al capolavoro, ma dischi così in giro
oggi se ne vedono pochi.
Lightning
Bolt inizia con due pezzi alla Pearl
Jam: Getaway
e Mind Your Manners.
Le valvole di Gossard e McReady sono belle aperte, i riff incendiari
e acidi ricordano molto classici come Spin
the Black Circle e Do
The Evolution. Ascoltare Eddie che
urla ancora contro l’ipocrisia del potere fa bene al cuore, e se
siete dei fan della band vi si spalancherà il sorriso di chi dopo
tanto tempo riabbraccia un vecchio amico. Passando per My
Father’s Son (pezzo forse più
oscuro e sperimentale, con un testo complesso e il basso di Ament in
prima linea) si arriva a Sirens,
scritta dal guitar hero
Mike McReady e secondo singolo estratto (dopo Mind
Your Manners). Una ballata elegante
e delicata, probabilmente uno dei brani migliori del disco,
soprattutto grazie alla superba interpretazione di Eddie. Certo, le
sonorità sono più piene e rotonde di quelle di Yellow
Ledbetter, ma la melodia è affatto
banale e le parole mettono i brividi.
La
title-track Lightning Bolt
è una composizione di rock puro, ben fatto, con McReady e Gossard
che picchiano come fabbri, e riporta alla mente la visionaria World
Wide Suicide. In questo filone
s’inserisce anche Swallowed Whole,
forse un po’ più cauta ma comunque coriacea. In mezzo due pezzi
così diversi come Infallible
e Pendolum.
Se la prima saprà farsi ricordare sarà soprattutto per merito della
voce di Eddie, che impreziosisce un brano altrimenti piuttosto
anonimo. L’altra è invece una vera e propria perla: le atmosfere
malinconiche e fumose ipnotizzano ed entrano direttamente nelle vene;
unite a un testo splendido quanto inquieto, stanno lì a ricordarci
che Ament e Gossard non hanno mica scritto canzoni come Jeremy
e Alive
per puro caso. L’ultimo pezzo con gli amplificatori sparati al
massimo è la blueseggiante Let The
Records Play, con Mike McReady che
gioca a fare Stevie Ray Vaughan come ai bei tempi di Even
Flow: divertimento allo stato puro.
Da
qui fino alla fine il volume si abbassa, gli overdrive si spengono e
il disco si chiude in maniera soffice. In Sleeping
By Myself (brano ripreso da Ukulele
Songs, riarrangiata senza essere
però stravolta) torniamo a gustarci un po’ di quel Vedder che
impressionò come solista in Into The
Wild, uno dei migliori e più intimi
lavori di cantautorato del nuovo millennio. Certo le venature folk
hanno fatto storcere il naso a molti, e qualcuno li ha persino
paragonati ai Mumford and Sons. Non scherziamo, su. Anche Yellow
Moon è stata etichettata come
riempimento, e probabilmente lo è, ma rimane comunque un esercizio,
seppur statico, di talento compositivo. L’ultima canzone è Future
Days, ed è probabilmente qua che si
sublimano i vent’anni trascorsi dall’uscita di Ten
a oggi. Pianoforte e violino creano un’atmosfera dolce e intima,
per una canzone d’amore un tempo impensabile. Se l’arrangiamento
è estremamente pulito, il pezzo non è stucchevole, ma trasuda una
maturità e una delicatezza impareggiabili. Nonostante gli uragani, i
venti e le maree che si avvicinano “I
believe and I believe ‘cause I can see / Our future days, days of
you and me”.
Lightning
Bolt è in definitiva un bel disco,
probabilmente uno dei migliori fra i più recenti della band. Il
furore anticapitalista di un tempo non c’è più, ma accusare i
Pearl Jam di essere commerciali per qualche venatura pop sfiora il
ridicolo. C’è tanto mestiere e qualche pezzo di livello eccelso:
se fosse il disco di debutto di una nuova rock band ci staremmo
probabilmente strappando i capelli. Insomma, alla soglia dei
cinquant’anni questi cinque ex-ragazzi sono ancora tra le voci
libere d’America, portatori sani di un’autenticità sempre più
rara. Riescono ancora a raccontare grandi storie, farti emozionare,
dirti qualcosa che è anche tuo. A farti venire la voglia di alzare
le chiappe e lottare per quello in cui credi.
E’
bello sapervi ancora in giro. Grazie.
(Prossime
tappe italiane, 20 giugno a Milano e il 22 a Trieste. Per un 2014 di
fuoco).
Coro
12/12/2013
WHY ARE WE SLEEPING - Soft Machine
1968.
Il mondo è in piena fermentazione. La guerra in Vietnam, le proteste
della controcultura, il flower power, gli acidi, il sesso libero. Ed
è in questo mondo che i Soft Machine (capitanati dal geniale Robert
Wyatt) cominciano la loro carriera, fortemente legati ai fatti della
loro epoca. E si capisce subito ascoltando Why Are We Sleeping?, un
inno della propria generazione, una canzone cult della durata di sei
minuti che avvolge nella sua psichedelia. La riproponiamo anche
perché il periodo in cui stiamo vivendo oggi avrebbe nuovamente
bisogno di proteste e della libertà (mentale e non) di quegli anni,
una mentalità necessaria da recuperare. Quindi perché state
dormendo? Buon ascolto.
Mi.Di
05/12/2013
RADIO CURE - Wilco
RADIO CURE - Wilco
Gli
Wilco si sono imposti come uno dei migliori gruppi alternative rock
degli anni 2000, e ascoltando questa canzone (contenuta nel loro
album migliore, Yankee Hotel Foxtrot, 2002) si capisce il motivo. Le
note, dure e spietate, si fondono con la voce malinconica di Jeff
Tweedy creando un insieme misterioso, da scoprire ascolto dopo
ascolto (geniale il synth in sottofondo). Insomma, una canzone che
inizialmente può sembrare semplice, ma che con il tempo vi ammalierà
con i suoi rumori nascosti. Una cura dalla monotonia delle star
mainstream del momento.
Testo
Cheer
up, honey, I hope you can
There is something wrong with me
My mind is filled with silvery stuff
Honey kisses, clouds of fluff
Shoulders shrugging off
Cheer up
Honey, I hope you can
There is something wrong with me
My mind is filled with radio cures
Electronic surgical words
Picking apples for kings and queens of things I've never seen
Oh, distance has no way of making love
Understandable
Cheer up
Honey, I hope you can
There is something wrong with me
My mind is filled with silvery stars
Honey kisses, clouds of love
Picking apples for the kings and queens of things I've never seen
Oh, distance has no way of making love
Understandable
Oh, distance has no way of making love
Understandable
Oh, distance has no way of making love
Understandable
Oh, distance has no way of making love
Understandable
Oh, distance has no way of making love
Understandable
Cheer up
Honey, I hope you can...
There is something wrong with me
My mind is filled with silvery stuff
Honey kisses, clouds of fluff
Shoulders shrugging off
Cheer up
Honey, I hope you can
There is something wrong with me
My mind is filled with radio cures
Electronic surgical words
Picking apples for kings and queens of things I've never seen
Oh, distance has no way of making love
Understandable
Cheer up
Honey, I hope you can
There is something wrong with me
My mind is filled with silvery stars
Honey kisses, clouds of love
Picking apples for the kings and queens of things I've never seen
Oh, distance has no way of making love
Understandable
Oh, distance has no way of making love
Understandable
Oh, distance has no way of making love
Understandable
Oh, distance has no way of making love
Understandable
Oh, distance has no way of making love
Understandable
Cheer up
Honey, I hope you can...
Mi.Di
14/11/2013
COLD WIND - Arcade Fire
COLD WIND - Arcade Fire
Beh,
cosa dire degli Arcade Fire? Credo che ormai tutti voi conosciate
perfettamente il gruppo che, con i primi due album (Funeral del 2004
e Neon Bible del 2007), è arrivato ad essere probabilmente il
massimo esponente della nuova ondata di indie rock proveniente dalla
new wave degli anni 80. Ma i sette canadesi hanno qualcosa di
nascosto da far scoprire, al di fuori degli album, e Cold Wind fa
parte di quel qualcosa. Cold Wind è un piccolo fuori programma,
un fuori programma straordinario, direi essenziale nell'ascolto della
loro discografia. E' una di quelle tracce che, una volta concluse, fa
venire la voglia di mettere repeat, assorbendoci nel suo vento
freddo. Inoltre, da sottolineare lo scopo della canzone: fare da
colonna sonora per il telefilm capolavoro Six Feet Under. Quindi
due consigli in uno: guardatevi Six Feet Under, cullati dalle note di
questa straordinaria canzone.
Mi.Di
07/11/2013
¡NO PASARáN! - The Heartbreaks
¡NO PASARáN! - The Heartbreaks
Dal
loro esordio discografico passa solo un anno, ed agli albori del 2014
tornano The Heartbreaks con un nuovo, bellissimo singolo.
“No
Pasaran!” ; non si può passare oltre la spessa cortina
dell’arrangiamento prodotto da Dave Heringa (Manic Street
Preachers): si respira aria calda e polvere da sparo in una
canzone presumibilmente d’amore, ma che attinge agli slogan della
guerra civile spagnola (e degli antifascisti britannici) per
dichiararsi.
Archi
trionfali su un ritmo da epica cavalcata western, mentre le chitarre
di Ryan Wallace brillano e si mischiano con i cori e le esultanze del
quartetto di Morecambe.
I
fiati scintillanti, l’organo, le chitarre tirate, il cantato -
prima caldo e poi disperato di Matthew Whitehouse - creano la giusta
atmosfera.
C’è
Morricone, c’è una guitar band, ci sono gli Smiths, Echo and the
Bunnymen e i Beatles. Ci sono The Heartbreaks.
Se
questo singolo racchiude il valore dell’album che ne seguirà
(anch’esso prodotto da Heringa),avremo sicuramente una perla da
ascoltare per tutto l’inverno….
Radio
17/10/2013
COPY OF A - Nine Inch Nails
26/109/2013
Per comprendere a pieno tutte le tappe della musica alternative-indie una fermata obbligatoria è quella che porta all'universo dei Built to Spill. Il loro album migliore, “Perfect from now on” è uno dei capolavori degli anni Novanta. Capolavoro che diviene subito tangibile con la prima traccia dell'album, “Randy described eternity”. L'inizio lento viene subito spezzato da una stratificazione di chitarre che ci porta verso paesaggi cosmici, a gravità zero. La canzone sembra salire sempre di più, in un crescendo di synth e chitarre che danno un'atmosfera lunare. E, verso la conclusione, sembra quasi di fluttuare nell'universo. Sei minuti, una suite cosmica. Un'esperienza più che un ascolto. Da fare assolutamente.
Testo
every thousand years
this metal sphere
ten times the size of Jupiter
floats just a few yards past the earth
you climb on your roof
and take a swipe at it
with a single feather
hit it once every thousand years
`til you've worn it down
to the size of a pea
yeah I'd say that's a long time
but it's only half a blink
in the place you're gonna be
where you gonna be
where will you spend eternity
I'm gonna be perfect from now on
I'm gonna be perfect starting now
stop making that sound
stop making that sound
I will say I forgot
but it was only yesterday
and it's all you had to say
Mi.DI
COPY OF A - Nine Inch Nails
Il
pezzo di questa settimana non è solo una canzone bensì un
piccolo spaccato di come riuscire a rinnovarsi dopo anni di carriera
e spingere le barriere oltre il già visto/sentito. Nine inch nails,
escono a settembre con il nuovo disco, Hesitation Marks, dopo 5 anni
di pausa. In realtà Trent nel frattempo ha vinto un oscar con le
musiche per il film The social network, composto la colonna sonora
per The girl with the dragon tattoo e fatto uscire un album con il
suo progetto parallelo con la moglie "How to destroy angels"
(date un ascolto se non conoscete). La traccia di oggi è Copy of A,
un pezzo con molta programmazione elettronica, livello di produzione
curato nei minimi dettagli e melodie della voce tendenti al pop,
abbastanza lontano dalle chitarre lacerate e dalle voci piene d'odio
di Pretty hate machine...ma è in questo che sta il genio nel non
riproporsi come una copia di se stesso ogni volta.
Enjoy...
F.B
10/10/2013
FEELERS - Crushed Beaks
Il
Music-biz cambia e con esso la natura delle band: sempre più
formazioni a due, meno strumenti e una costante ricerca del “more
with less”. In questa scia che inizia idealmente con The White
Stripes, prosegue con The Black Keys e arriva ai Crocodiles,
s’inseriscono i CRUSHED BEAKS. Il duo noisey-pop del Sud di Londra
licenzia “TROPES”, un Ep che guidato dal singolo “FEELERS”
riscuote i tributi dell’ NME, di DAZED e del più istituzionale The
TIMES. Il sound parte dal Garage, si bagna nello Shoegaze e nel Noise
ma il cantato sempre melodico un po’ di scuola Morrisey un po’ da
band Lo-Fi anni ’60 sposta l’ago verso territori Pop. Ascoltarli
è gettarsi nel futuro con un filo che ti lega al passato. Per chi
vuole, il 26 ottobre sono a Firenze, al Combo.
Russel Lottarox
03/10/2013
GOOD - Morphine
Una regola della musica dice che solitamente la prima canzone
dell'album d'esordio dei grandi gruppi è un capolavoro (tanto per fare alcuni
esempi “Break on trough” dei Doors, ”Sunday morning” dei Velvet
Undergrounds, ”Disorder” dei Joy Division ecc). E in tanti avranno pensato
questa cosa al primo ascolto di Good (1992), facendosi accogliere dalle prime
note della title track. I Morphine ci trascinano nel loro post-jazz fatto di
bassi a due corde e sax, percussioni ipnotiche, una voce (quella del compianto
Sandman) profonda e desolata, eccitata ma al tempo stesso monotona. E fanno
volare la mente verso locali invasi dal fumo di sigarette, frequentati da
ubriaconi, puttane e sbandati vari. Ascoltare “Good” è come ascoltare un gruppo
punk al Blue Note,è come ascoltare B.B King suonare una canzone new wave, è come
ascoltare tutto quello che conosciamo e non conosciamo, partendo dal primo blues
del Missisipi per arrivare ai Gun Club e a Nick Cave. In sole due
parole, ascoltare tutto questo è veramente So Good.
Testo
You're good,
good, good, good
You're good, good, good, you're good
Somethin'
tells me, somethin' tells me
Somethin' tells me, you can read my mind
Somethin' tells me, somethin' tells me
Somethin' tells me, you can read my mind
Somethin'
tells me, you can read my mind
Your brain is callin' to me one more time
Your brain,
your brain, your brain
Is callin' to me one more time
Your brain, your brain, your brain
Is callin' to me one more time, you're good
You push,
push, push so good
You push, push, push, you're good
Somethin'
tells me, somethin' tells me
Somethin' tells me, you can read my mind
Somethin' tells me, somethin' tells me
Somethin' tells me, you can read my mind
Somethin'
tells me, you can read my mind
Your brain is callin' to me one more time
Somethin' tells me, you can read my mind
Your brain is callin' to me one more time
Your brain,
your brain, your brain
Is callin' to me one more time
Your brain, your brain, your brain
Is callin' to me one more time
You're good, good, good,
so good
Mi.Di
26/109/2013
RANDY DESCRIBED ETERNITY - Built to Spill
Per comprendere a pieno tutte le tappe della musica alternative-indie una fermata obbligatoria è quella che porta all'universo dei Built to Spill. Il loro album migliore, “Perfect from now on” è uno dei capolavori degli anni Novanta. Capolavoro che diviene subito tangibile con la prima traccia dell'album, “Randy described eternity”. L'inizio lento viene subito spezzato da una stratificazione di chitarre che ci porta verso paesaggi cosmici, a gravità zero. La canzone sembra salire sempre di più, in un crescendo di synth e chitarre che danno un'atmosfera lunare. E, verso la conclusione, sembra quasi di fluttuare nell'universo. Sei minuti, una suite cosmica. Un'esperienza più che un ascolto. Da fare assolutamente.
Testo
every thousand years
this metal sphere
ten times the size of Jupiter
floats just a few yards past the earth
you climb on your roof
and take a swipe at it
with a single feather
hit it once every thousand years
`til you've worn it down
to the size of a pea
yeah I'd say that's a long time
but it's only half a blink
in the place you're gonna be
where you gonna be
where will you spend eternity
I'm gonna be perfect from now on
I'm gonna be perfect starting now
stop making that sound
stop making that sound
I will say I forgot
but it was only yesterday
and it's all you had to say
Mi.DI







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