22/03/2014
22/03/2014

08/03/2014

22/02/2014

08/02/2014

25/01/2014

18/01/2014
L'opera, tratta dal romanzo di Tatsuhiko Takimoto, rientra tra i manga assolutamente da leggere almeno una volta nella vita. La profondità con cui viene trattata la problematica dell'hikikomori ci ha colpiti fin dai primi numeri, e raramente ci è capitato di vedere una tale accuratezza nella trasmissione delle “intenzioni” dei personaggi protagonisti. Ma cosa sono gli hikikomori? Non sono altro che persone che avendo paura di essere giudicate e non comprese dal resto della società, finiscono per vivere da recluse in casa negandosi tutti i piaceri della vita. Nel nostro caso il protagonista della storia è Tatsuhiro Satō,un ragazzo di 22 anni che vive sigillato nel suo appartamento a Tokyo. Rappresenta il modello classico di hikikomori giapponese, ovvero un individuo che non riesce a reggere lo sguardo della gente, senza una compagnia o una ragazza, che si mantiene grazie ai soldi che gli vengono inviati dai genitori. A riportarlo molto gradualmente verso la retta via sarà una ragazza di nome Misaki, che lo convincerà a farsi dare delle lezioni private da lei per uscire da quella infelice situazione. I personaggi presenti nella storia sono pochi ma tutti ben caratterizzati: Satō non ha fiducia nelle proprie capacità, ritiene che ogni tentativo che potrà fare per uscire dal suo status sia vano, prova un misto tra odio e paura nei confronti delle altre persone; Yamazaki ha un amore viscerale per i videogiochi erotici, una passione nata dal suo rigetto verso le donne in carne ed ossa, che lui vede solo come strumento di piacere; Misaki non si fida del prossimo mascherando questa sua incapacità di relazionarsi cercando di ottenere l'attenzione degli altri, come nel nostro caso dove cerca di aiutare Satō per ottenere la sua approvazione. Kashiwa si droga, e si vuole suicidare; ha problemi con Jogasaki, il marito, perché pensa solo a se stesso; vuole aiutare Satō e allo stesso tempo vuole essere aiutata da lui. Megumi è costretta a fare lavori frustranti e truffaldini per mantenere Shiro, il fratello anch'egli hikikomori.
11/01/2014

28/12/2013

14/12/2013

30/11/2013
L'ATTACCO DEI GIGANTI - L'UMANITA' CHE RISCHIA DI SCOMPARIRE
Nel momento in cui scrivo, il lavoro di Isayama si avvia verso la seconda metà (l'autore ha dichiarato la sua ferma intenzione di terminare l'opera al ventesimo volume) e per questo mi limiterò a giudicare quanto finora letto, ovvero fino al capitolo 50. Partiamo subito da un'asserzione quantomai scontata: l'idea della razza umana che rischia di estinguersi è stra-abusata, ma l'autore in questo shonen ha avuto il merito di renderla coinvolgente attraverso una trama fresca e piena di capovolgimenti di fronte; molte scene si leggono davvero con il fiato sospeso, e i personaggi principali (Eren, Mikasa e Armin) sono caratterizzati in maniera ben chiara e marcata, riuscendo egregiamente a coinvolgere il lettore nei momenti in cui vengono palesate le loro emozioni, sia quando mostrano terrore, sia quando mostrano il loro odio nei confronti dei titani (specialmente Eren, il cui disprezzo è riconducibile a quanto accade nel primo volume). Inoltre ho trovato apprezzabile l'idea di fornire di capitolo in capitolo tutte le informazioni necessarie al lettore in modo da comprendere il contesto di riferimento, altrimenti di difficile inquadramento (nota a margine: il primo volume è di fatto un'infarinatura generale per il prosieguo della storia. Molti hanno giudicato il manga da quello, non fate lo stesso errore). Ottimo anche il ritmo con cui si susseguono le azioni, molto belli gli scenari in cui si svolge la trama ( ho particolarmente gradito il castello di Ustgard). Detto questo trovo che i difetti non manchino: in primis, sottolineerei che i personaggi principali sono poco carismatici rispetto agli standard dei manga giapponesi (paradossalmente, mi ha suscitato più interesse Mikasa di Eren), senza contare le innumerevoli forzature che si incontrano nel corso della storia: combatti da 100 anni i titani e ancora non conosci i loro punti deboli? Gli affronti da tempo immemore, sai della loro netta superiorità fisica, e continui a combatterli nello scontro frontale senza piazzare trappole e similari? Purtroppo i personaggi secondari non sono caratterizzati quanto quelli principali (lacuna enorme specialmente nel momento in cui viene rilevato il titano corazzato, che tecnicamente dovrebbe essere un vero e proprio punto di svolta nella trama) a differenza di altri shonen come One Piece e Naruto. A parte questo, la mancanza maggiore sono secondo me i flashback; sono stati, in generale, inseriti male nei capitoli. In diversi momenti il lettore rischia di perdersi, complice anche una rilegatura non all'altezza, che non permette una lettura fluida in diversi frangenti. Trovo invece che il tanto criticato disegno di Isayama sia perfettamente adatto al contesto, anche se effettivamente una maggiore attenzione alle proporzioni sarebbe stata cosa gradita (ma vabbè, in questo neanche maestri come Oda hanno mai primeggiato). Trovo comunque la storyline dell'opera una delle migliori degli ultimi anni e, se non si è particolarmente sensibili alle immagini violente (le scene crude sono abitudinarie in questo shonen), ne consiglio assolutamente la lettura.
02/11/2013
DEATH NOTE - MORIRE PER UN QUADERNO
Il manga di Obata è una di quelle opere che non conosce mezze misure: o uno se ne innamora o non riesce a farselo piacere a prescindere, tanta è la pienezza dei dialoghi per ogni capitolo del fumetto. Difatti, c'è chi lo definisce un “mattone”, insostenibile da leggere, e chi invece lo ritiene una delle trame meglio sviluppate, considerando anche la grande storia raccontata, ovvero lo scontro tra il “male” , rappresentato da Light Yagami, voglioso di costruire un mondo migliore eliminando attraverso il death note tutti coloro che ritiene malvagi, e il “bene””, rappresentato dall'eccentrico L., un detective le cui reali generalità permangono nel mistero, che decide di collaborare con la polizia giapponese allo scopo di catturare il misterioso Kira. A mio parere la rivalità tra questi due personaggi è una dei migliori confronti tra personalità opposte mai viste in un fumetto giapponese;caratterizzati in maniera sublime, il loro scontro è costruito come una lunga partita a scacchi dove ogni mossa di Light-Kira viene contrastata da L e viceversa. Ottima l'intuizione di costruire una storia sfruttando il credo popolare giapponese dell'esistenza di alcuni dei della morte, chiamati Shinigami, e altrettanto buona la costruzione dei co-protagonisti, a partire dallo Shinigami che accompagna il protagonista (Riuk), al secondo Kira e finta fidanzata di Light, Misa. Dovessimo dare un giudizio critico non potremmo fare altro che dividere l'opera in 2 storie diverse, con 2 opinioni ben distinte: una prima parte, fino al volume 7 ( ovvero fino al momento della dipartita di L per mano di Rem), che entra, secondo me, nella storia dei manga giapponesi per coerenza e sviluppo, tra l'altro con un tema, quello della morte, particolarmente delicato e di difficile gestione narrativa; una seconda parte, ovvero la sequenza successiva alla morte di L con l'avvento di Near e Mellow, che è invece da dimenticare, costruita male e che inserisce nella storia personaggi poco accattivanti e che poco interesse suscitano nel lettore (l'ex dei tempi universitari di Light e Mikami, ad esempio, sono tutto fuorchè personaggi interessanti). L'intento dell'autore di far intendere che possedere un potere terribile come quello di far morire a proprio piacimento le persone possa portare solo alla pazzia è stata costruita sapientemente, non altrettanto il modo con cui si arriva alla morte del protagonista, eccessivamente affrettata e senza il necessario pathos. Chi scrive sostiene che Death Note doveva rimanere semplicemente“L vs Light” e non diventare “L vs successori di Light”. Questa è stata secondo me la grande pecca di questa opera, che doveva concludersi con la vittoria di L contro Light dopo una estenuante battaglia, come quella che si stava svolgendo almeno fino al volume 7; se Obata avesse deciso di perseguire questa linea non staremo a raccontare di un manga che ha raccolto grandi consensi esclusivamente in una nicchia di appassionati, ma probabilmente di uno dei migliori manga mai concepiti, almeno per quanto riguarda la gestione delle situazioni e la caratterizzazione dei personaggi.
19/10/2013
SLAM DUNK - UN CANESTRO PER LA VITA
L'opera di Inoue, nota in Italia soprattutto per il doppiaggio dell'anime decisamente fuori dai canoni a cui siamo abituati, rappresenta a parere di chi scrive forse il miglior manga di genere sportivo mai prodotto finora. I più celebri Capitan Tsubasa e EyeShield 21 peccano infatti di eccessiva messa in mostra del protagonista (pensiamo a Tsubasa che in tutta la storia, road to 2002 compresa, ha perso solo 1 partita) e poco realismo, fermo restando il loro essere delle pietre miliari dei manga sportivi. Slam Dunk è invece il massimo del realismo che si può trovare in fatto di fumetti sportivi, storia semplice, lineare e credibile: non il classico protagonista che incontra l'ostacolo insormontabile e poi puntualmente lo supera, ma un ragazzo dal talento nascosto, che prende schiaffi in faccia da tutti (soprattutto dall'eterno rivale Rukawa) per un sacco di tempo, e con forza di volontà immane riesce a migliorarsi sempre di più fino a diventare un perno dello Shohoku. Da questo punto di vista la maturazione del protagonista è raccontata in modo pressoché perfetto: alla crescita da giocatore corrisponde la crescita di Sakuragi persona, che da teppista si trasforma via via in un ragazzo quasi nella norma (non può essere considerato totalmente normale uno che si professa “Il genio del basket”, giocandoci appena da soli 3 mesi), grazie anche all'enorme amore che prova per Haruko, la sorella del capitano della squadra di basket, Akagi. Memorabile la sfida con il Kainan di Maki che si stampa nel nostro immaginario come un francobollo che non va più via (miglior pezzo del manga per distacco). Lascia un po' di amaro in bocca, invece, lo stop brusco dell'opera dopo la vittoria contro i campioni uscenti del Sannoh al secondo turno del campionato nazionale, a causa di diatribe tra Inoue e la casa di produzione. L'opera è comunque bella e avvincente fino alla fine, intere pagine lette col fiato sospeso in un'apnea di emozioni continue.
WEBVOLUTION - Domenico Martino
22/03/2014
STORIA DI F. (quarta parte) - Domenico Martino
08/03/2014
STORIA DI F. (terza parte) - Domenico Martino
22/02/2014
STORIA DI F. (terza parte) - Domenico Martino
08/02/2014
STORIA DI F. (seconda parte) - Domenico Martino
25/01/2014
STORIA DI F. (prima parte) - Domenico Martino
18/01/2014
NHK: UNA REALTA' ANIMATA
L'opera, tratta dal romanzo di Tatsuhiko Takimoto, rientra tra i manga assolutamente da leggere almeno una volta nella vita. La profondità con cui viene trattata la problematica dell'hikikomori ci ha colpiti fin dai primi numeri, e raramente ci è capitato di vedere una tale accuratezza nella trasmissione delle “intenzioni” dei personaggi protagonisti. Ma cosa sono gli hikikomori? Non sono altro che persone che avendo paura di essere giudicate e non comprese dal resto della società, finiscono per vivere da recluse in casa negandosi tutti i piaceri della vita. Nel nostro caso il protagonista della storia è Tatsuhiro Satō,un ragazzo di 22 anni che vive sigillato nel suo appartamento a Tokyo. Rappresenta il modello classico di hikikomori giapponese, ovvero un individuo che non riesce a reggere lo sguardo della gente, senza una compagnia o una ragazza, che si mantiene grazie ai soldi che gli vengono inviati dai genitori. A riportarlo molto gradualmente verso la retta via sarà una ragazza di nome Misaki, che lo convincerà a farsi dare delle lezioni private da lei per uscire da quella infelice situazione. I personaggi presenti nella storia sono pochi ma tutti ben caratterizzati: Satō non ha fiducia nelle proprie capacità, ritiene che ogni tentativo che potrà fare per uscire dal suo status sia vano, prova un misto tra odio e paura nei confronti delle altre persone; Yamazaki ha un amore viscerale per i videogiochi erotici, una passione nata dal suo rigetto verso le donne in carne ed ossa, che lui vede solo come strumento di piacere; Misaki non si fida del prossimo mascherando questa sua incapacità di relazionarsi cercando di ottenere l'attenzione degli altri, come nel nostro caso dove cerca di aiutare Satō per ottenere la sua approvazione. Kashiwa si droga, e si vuole suicidare; ha problemi con Jogasaki, il marito, perché pensa solo a se stesso; vuole aiutare Satō e allo stesso tempo vuole essere aiutata da lui. Megumi è costretta a fare lavori frustranti e truffaldini per mantenere Shiro, il fratello anch'egli hikikomori.
Tante personalità dalle sfaccettature più svariate: l'autore mostra di essere particolarmente abile nel trattare una tematica “pesante” attraverso vari momenti di leggerezza e altri, inevitabilmente, di grande spessore riflessivo. Nel raccontare le sensazioni provate da un hikikomori l'autore dimostra una grande maestria nel toccare altre problematiche che attanagliano la società odierna: la difficoltà e la precarietà del lavoro, il delicatissimo tema del suicidio, la droga, i videogiochi; tutti problemi che rappresentano un disperato tentativo di sfuggire dalla realtà che ci circonda, una realtà che non sempre è come vorremmo, e che per questo molte volte non riusciamo ad affrontare.
8 volumi che ci sono sembrati una vera eccellenza: per far capire che se vogliamo, con tanto sforzo e dedizione, possiamo davvero cambiare.
Tommy & Elle Bi
11/01/2014
COMPLOTTI - Domenico Martino

28/12/2013
LA MOSCA EMO - Domenico Martino
14/12/2013
ASPIRAZIONI - Domenico Martino
30/11/2013
L'ATTACCO DEI GIGANTI - L'UMANITA' CHE RISCHIA DI SCOMPARIRE
Tommy
02/11/2013
DEATH NOTE - MORIRE PER UN QUADERNO
Tommy
19/10/2013
SLAM DUNK - UN CANESTRO PER LA VITA
Ogni goccia di sudore, ogni sforzo, ogni incomprensione, ogni litigio visto sui campi di Slam Dunk ci fa ridere, piangere e sorridere proprio come la vita.
Tommy & Elle Bi
12/10/2013
SINDROME DI PETER PAN - Francesco Briganti
Nelle giornate invernali, quando fuori piove, quando fuori imperversano i problemi, tutti noi amiamo rintanarci al caldo da soli nella nostra intima stanza, ci sembra che nessuna cosa ci possa scalfire al suo interno, il freddo, il caldo, il malessere, niente di niente.
Ma poi man mano che cresci sei costretto ad abbandonarla, a trascurarla, il lavoro, lo studio e altre mille preoccupazioni ti allontanano sempre più dal tuo piccolo rifugio antiatomico e proprio per questo l'illustrazione è velata da un tono di malinconia evidente.
Gli uccelli, i rami secchi quasi a significare un dispiacere di lasciare la propria stanza, il proprio nido, per crescere, per entrare a pieno diritto nella vita vera, degli adulti, dei duri che non piangono mai ma soffrono tanto.
Quel tronco d'albero posato su delle spalle dichiaratamente adulte, coperte da maglione, camicia e un'immancabile cravatta a soffocare la giovinezza che fu, la giovinezza perduta, che tutti noi vorremmo conservare e ritrovare.
Elle Bi
05/10/2013
SICK ANIMALS - Francesco Briganti
Questa settimana il nostro disegnatore di fiducia ci propone due tavole realizzate completamente a china, che dimostrano una grande padronanza del mezzo artistico. Disegni istintivi, senza niente di programmato, assenza del lapis che solitamente crea una griglia su cui lavorare; è come se i suoi animali fossero un unico grande flusso di membra e muscoli. Animali senza espressione, dai toni cupi, il tocco quasi arabico è preciso e marcato come fosse un'operazione chirurgica, uno smembramento dei tessuti dall'interno atto quasi a ricostruirli da zero.
Elle Bi
28/09/2013
AUTORITRATTO







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