Pensare all’articolo
d’esordio per il blog mi ha portato ad un lontano ricordo. O forse farei meglio
a dire che il pensare mi ha portato a rievocare una questione lasciata in
sospeso. Anni fa, infatti, dopo aver letto il libro ‘La Democrazia Che Non C’è’,
scrissi una lettera all’autore, Paul Ginsborg.
Il libro dibatte il tema
della democrazia in un’ottica, a primo impatto, pessimista. Nel saggio, lo storico analizza quali aspetti
di questo ‘strumento sociale’, messo in atto tramite le istituzioni, sono
desiderabili e quali hanno fallito. Essendo il secondo gruppo più numeroso del primo,
decisi di scrivergli perché ho, ancora oggi, chiara in mente la sensazione di
impotenza che la lettura mi lasciò.
Ho riportato quanto sopra
perché oggi, con occhi diversi e più maturi, riesco a vedere il problema da
un’altra prospettiva e trovare in questo il punto di partenza per il nostro
progetto. Provo a spiegarmi. Quella di Ginsborg non è una resa. Non lo è
affatto. Il messaggio di ottimismo è diffuso all’interno di tutta l’opera,
anche se ben nascosto tra le righe. L’autore, partendo da un assunto di
fallimento di un certo tipo di democrazia, ovvero la ‘grande democrazia’ ormai
arrugginita e burocratizzata all’eccesso, mostra come un ridimensionamento di
questa potrebbe portare a grandi progressi sociali. Ciò che si auspica è dunque
una forma di, come direbbe Serge Latouche (filosofo sostenitore della teoria
della ‘decrescita’), democrazia sostenibile. Il messaggio che il libro vuol
mandare è dunque tutt’altro che disfattista.
Partendo da una critica
ben delineata (e a tratti dolorosa), ambisce a introdurre una ristrutturazione
del processo democratico dal basso. Si deve, dice Ginsborg, risvegliare la
partecipazione costante per stimolare e controllare la qualità della
rappresentanza che si manifesta nelle istituzioni. Dunque, l’autore sembra così
evocare la famosa novella distopica di Orwell, 1984, il cui protagonista,
Wilson, sostiene che ‘se c’è una speranza, quella è nei prolet (classe sociale
inferiore)’.
Distruggere per creare. E’
questo dunque il punto di partenza di ‘news dal futuro’, rubrica da oggi
condivisa con M. L’idea è quella di raccogliere il messaggio dello storico e
accogliervi nella nostra pagina guidati da questa distruzione creativa.
Partendo da tematiche sociali di rilievo (che potranno indubbiamente fare male
e lasciarvi l’amaro in bocca così come la prima lettura del saggio lasciò in
me), ci proponiamo di svilupparle in modo critico per poi proporre soluzioni
costruttive. È una situazione storica calda quella che stiamo vivendo. Le
contraddizioni sono molte e le difficoltà ancor più numerose. Inizieremo,
coerentemente con questa introduzione, con un discorso sulla democrazia e sulle
istituzioni che la mettono in atto. Cercheremo di discutere tale meccanismo di
scelta sociale sia con esempi pratici, mostrandone fallimenti e grandi imprese,
che su un piano teorico, invocando paradigmi e linee di pensiero.
Aldilà delle altisonanti
parole usate, e senza volersi assolutamente porre con l’ottica di salvatori
dell’umanità, questo non è che il punto di partenza. Non ci limiteremo a ciò.
Volgeremo lo sguardo sia all’interno che all’esterno dei confini nazionali,
trattando di attualità e disegnando scenari futuri. Impareremo andando avanti e
discuteremo nuovi argomenti via via che spunteranno, con l’obiettivo di avviare
un processo di ristrutturazione sociale che parta dal basso.
Dunque è qui che inizia il
nostro percorso.
IT







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