venerdì 27 settembre 2013

DISTRUZIONE CREATRICE


Ero al bar quando L il mio (per così dire) editore mi chiamò per confermare che il “progetto blog” avrebbe realmente preso vita. La telefonata diceva, “T datti da fare, tu e M avrete la pagina di attualità, il tema è news dal futuro”. Niente di più. Un messaggio criptato, quasi in codice, degno di un ermetico. Termino la telefonata e inizio a riflettere, sperando che il mio cervello faccia velocemente click dandomi un giusto indizio per fare bella figura con il primo pezzo. In realtà, l’unica cosa che fa click è il ghiaccio in fondo al bicchiere vuoto dell’americano che stavo bevendo, e dei successivi due o tre. E’ solo il giorno dopo che qualcosa mi è venuto in mente.

Pensare all’articolo d’esordio per il blog mi ha portato ad un lontano ricordo. O forse farei meglio a dire che il pensare mi ha portato a rievocare una questione lasciata in sospeso. Anni fa, infatti, dopo aver letto il libro ‘La Democrazia Che Non C’è’, scrissi una lettera all’autore, Paul Ginsborg.
Il libro dibatte il tema della democrazia in un’ottica, a primo impatto, pessimista.  Nel saggio, lo storico analizza quali aspetti di questo ‘strumento sociale’, messo in atto tramite le istituzioni, sono desiderabili e quali hanno fallito. Essendo il secondo gruppo più numeroso del primo, decisi di scrivergli perché ho, ancora oggi, chiara in mente la sensazione di impotenza che la lettura mi lasciò.

Ho riportato quanto sopra perché oggi, con occhi diversi e più maturi, riesco a vedere il problema da un’altra prospettiva e trovare in questo il punto di partenza per il nostro progetto. Provo a spiegarmi. Quella di Ginsborg non è una resa. Non lo è affatto. Il messaggio di ottimismo è diffuso all’interno di tutta l’opera, anche se ben nascosto tra le righe. L’autore, partendo da un assunto di fallimento di un certo tipo di democrazia, ovvero la ‘grande democrazia’ ormai arrugginita e burocratizzata all’eccesso, mostra come un ridimensionamento di questa potrebbe portare a grandi progressi sociali. Ciò che si auspica è dunque una forma di, come direbbe Serge Latouche (filosofo sostenitore della teoria della ‘decrescita’), democrazia sostenibile. Il messaggio che il libro vuol mandare è dunque tutt’altro che disfattista.
Partendo da una critica ben delineata (e a tratti dolorosa), ambisce a introdurre una ristrutturazione del processo democratico dal basso. Si deve, dice Ginsborg, risvegliare la partecipazione costante per stimolare e controllare la qualità della rappresentanza che si manifesta nelle istituzioni. Dunque, l’autore sembra così evocare la famosa novella distopica di Orwell, 1984, il cui protagonista, Wilson, sostiene che ‘se c’è una speranza, quella è nei prolet (classe sociale inferiore)’.

Distruggere per creare. E’ questo dunque il punto di partenza di ‘news dal futuro’, rubrica da oggi condivisa con M. L’idea è quella di raccogliere il messaggio dello storico e accogliervi nella nostra pagina guidati da questa distruzione creativa. Partendo da tematiche sociali di rilievo (che potranno indubbiamente fare male e lasciarvi l’amaro in bocca così come la prima lettura del saggio lasciò in me), ci proponiamo di svilupparle in modo critico per poi proporre soluzioni costruttive. È una situazione storica calda quella che stiamo vivendo. Le contraddizioni sono molte e le difficoltà ancor più numerose. Inizieremo, coerentemente con questa introduzione, con un discorso sulla democrazia e sulle istituzioni che la mettono in atto. Cercheremo di discutere tale meccanismo di scelta sociale sia con esempi pratici, mostrandone fallimenti e grandi imprese, che su un piano teorico, invocando paradigmi e linee di pensiero.
Aldilà delle altisonanti parole usate, e senza volersi assolutamente porre con l’ottica di salvatori dell’umanità, questo non è che il punto di partenza. Non ci limiteremo a ciò. Volgeremo lo sguardo sia all’interno che all’esterno dei confini nazionali, trattando di attualità e disegnando scenari futuri. Impareremo andando avanti e discuteremo nuovi argomenti via via che spunteranno, con l’obiettivo di avviare un processo di ristrutturazione sociale che parta dal basso.

Dunque è qui che inizia il nostro percorso.

IT

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