(Link al capitolo 5)
La
primavera era nell'aria, insieme ai vari fumi che, sputati fuori da
tubi di scappamento inquinavano le strade e i polmoni della gente.
“Ehi
Rob, che ne dici di una festa da te?” chiese David al telefono.
“Ragazzo,
lo sai, casa mia è una festa continua, lo sanno addirittura i
vicini, lo dovresti aver capito ormai, ci conosciamo da diversi anni”
rispose Rob quasi annoiato.
“Sei
il solito cazzone, non intendo la classica festa sfigata
io-te-Jo-Jessy-Camille. Intendo una festa vera, una festa memorabile,
da far tremare muri e cuori”.
“Ci
stai dando degli sfigati?”.
“Dai
Rob, nessuno ha detto che sei uno sfigato, sii elastico. Elasticità.
Ti dice nulla?”.
In
quel momento Rob si trovava sul suo tanto amato divano, annebbiato
dalla dodicesima canna della giornata si immaginò elastico come un
elastico. Avrebbe potuto saltare staccionate in corsa, o catapultarsi
da una parte all'altra del globo schizzando a singhiozzi proprio come
un elastico.
“Ehi
Rob, ci sei? Rob, Rob, sei in linea?”.
“Certo
che ci sono, stavo pensando, chissà come sarebbe se fossi elastico
come un elastico, no?”.
“Cazzo,
sei fuori di testa amico. Sei fatto? Quante? Sei, sette?”.
“Dodici”.
“Folle”.
“Elastico”.
“Che
cazzo c'entra?”.
“E'
la mia risposta, hai detto folle e io ti ho risposto elastico, è la
prima cosa che mi è venuta in mente”.
“Sei
proprio matto come un cavallo”.
“Elastico”.
“Basta
Rob, metti da parte un secondo questa tua fissazione per gli
elastici. Parliamo di cose serie. Allora la festa si fa o no?”.
“Che
festa?”.
“Oh
cazzo, dai, la festa”.
“Ah,
ok, porta chi vuoi”.
“Cerco
di portare qualche pollastra da urlo”.
“Grandissimo,
ho proprio voglio di papparmi qualche bella pollastra, passo e
chiudo” rispose Rob.
Il
telefono squillò subito dopo.
“Ehi
Rob, mi hai riattaccato in faccia, non abbiamo nemmeno fissato il
giorno”.
“David,
caro David, lo sai un giorno vale l'altro, non mi disturbare per cose
da niente. Ti saluto, mi è venuto un certo appetito a forza di
parlare di pollastre” disse Rob riattaccando il telefono e
alzandosi in direzione frigo.
David
prese il telefono e completò il giro di telefonate ai suoi
fedelissimi, dovevano trovarsi per la spesa, era un mercoledì
pomeriggio e all'unanimità decisero che si sarebbe fatta il venerdì
seguente.
Si
ritrovarono davanti al supermercato che fiancheggiava la casa di Rob.
Erano
tutti eccitati, euforici per la possibilità di conoscere nuova
gente, nuovi volti da scrutare, nuovi culi da palpare e la
possibilità di fare un bel gruzzolo da parte di Jo, che già
pregustava la sensazione di poter sfamare diversi nasi e diverse
bocche con le sue droghe, ma sopratutto l'emozione del frusciare dei
soldi che si accatastavano nel suo portafogli.
“Aloha
gente” disse Jessy compiendo un cerchio col palmo della mano.
“Aloha?
Sei fatta?” chiese David.
“Sei
fatta di qui, sei fatta di là, per te David se uno non dice qualcosa
di ordinario è sempre fatto. E' primavera, quindi sì, aloha mi
sembra proprio in tema” rispose Jessy seccata.
“Dai
ragazzi non azzannatevi subito, siamo appena arrivati” disse
Camille.
“E'
che...è che David è sempre così inquadrato” rispose Jessy.
“No,
è che io sono normale” ribatté David.
“Basta,
basta e basta. Se mandate ancora avanti questa diatriba del
cazzo giuro che vi ammazzo” urlò Jo con occhi da predatore.
Entrando
nel supermercato sembravano quattro palline sparate dentro un grande
flipper colorato, sbattevano gli uni con gli altri, si catapultavano
sui prodotti come attirati da un qualcosa, litigavano di continuo, ma
un occhio attento come quello di una videocamera di sicurezza avrebbe
detto che insieme sembravano un perfetto quartetto d'archi.
“Ragazzi
come sto?” chiese David con due meloni infilati sotto la maglietta.
“Davidina
mia, fammi dare una controllata al cuore” disse Jo toccandogli un
melone.
“Allora?
Il responso?” chiese David.
“Niente
di anomalo, qualche battito accelerato, ma penso sia per via del mio
sex appeal” rispose Jo ridacchiando.
“Ok,
compriamoli” rispose David.
Tutti
risero fragorosamente, come se i pensieri che li tormentavano
costantemente fossero svaniti, come se si fossero nascosti fuori dal
supermercato.
“Questa
non può mancare” se ne uscì Jo stringendo in mano una bottiglia
di ammoniaca.
“Jooooo”
risposero tutti in coro.
“Ragazzi
lo sanno tutti che una festa non può chiamarsi tale senza una
bottiglia di ammoniaca sul tavolo” rispose Jo.
“Ma
è profumata...sei proprio un tossico” rispose David.
“Buono
no? Almeno quando fumeremo tutta quella coca che ho in casa ci
sentiremo, ci sentiremo puliti no?” rispose Jo scimmiottando uno
spot pubblicitario.
“Vada
per l'ammoniaca profumata” rispose Jessy.
“Io
e te ci intendiamo sempre al volo” disse Jo avvicinandosi come una
biscia ai fianchi di Jessy.
“Smettila
Jo, lo sai, mi da noia quando mi tocchi con le tue manacce”.
“Per
ora, per ora” rispose Jo con tono mefistofelico.
Mentre
gli altri sceglievano i vari liquori e stuzzichini per la festa, Jo
fantasticava sul culo di Jessy, si ripeteva che quell'unica scopata
non poteva e non doveva restare un caso isolato. Guardando la
bottiglia di ammoniaca pensò a quanti soldi avrebbe potuto fare alla
festa. Sapeva che la coca fumata finisce molto più velocemente,
voleva vedere tutta la sua polvere bianca sparire in numerose
boccate, e sopratutto voleva vedere montagne di bigliettoni uscire
dalle tasche degli altri per finire nelle sue.
La
gente nel supermercato li guardava con occhio inquisitore, sembravano
una banda di pazzi, correvano su e giù, saltavano dentro al carrello
della spesa, si abbracciavano e si leccavano come animali, come
cuccioli in cerca di una propria identità.
Uscendo
dal supermercato si guardarono intorno come leoni usciti dalla
gabbia, fuori, un sole tiepido riscaldava ancora le strade, Jo tirò
fuori da tasche e mutande diversa roba, era un taccheggiatore nato,
tutti risero, si congratularono con lui per la sua grande abilità,
ma sopratutto si chiesero in quale momento avesse fregato tutta
quella roba.
“Andiamo
da Rob” disse Jessy.
“Ok,
posiamo la roba e usciamo, godiamoci questa giornata” disse David.
“Sinceramente
io preferirei qualche striscia” ribatté Jo.
“Io
sono dalla tua” rispose Jessy.
“Solo
perché l'ho proposto io, cazzo non ti va bene niente Jess” disse
David.
“Dai
ragazzi calmi. Avete proprio bisogno di fare una bella scopata”
disse Camille.
“Chi?
Io?” chiese David.
“Io
con lui?” chiese Jessy.
“Ti
piacerebbe, è Jess? Quanto ti fa rabbia che io non mi
ti sia mai filato eh?” disse David sentendosi importante.
“Puah,
illuditi pure” rispose Jessy sorridendo.
Si
azzuffavano di continuo, scoccavano eterne frecciatine di volta in
volta, forse perché David era l'ultimo arrivato del gruppo o forse
perché non avevano mai fatto sesso, nessuno riusciva a capire come
mai fossero così incompatibili.
“Dai
Jess, per una volta fammi felice, guarda, guarda che cielo, si sta
benissimo, andiamo tutti in un parco a ridere e a scherzare, per una
volta proviamo a prendere a pugni la vita” disse David tenendo la
testa di Jessy con le mani a due palmi dal naso.
Jessy
era una dura, non avrebbe mai voluto dargliela vinta, ma lo sguardo
di David l'aveva colpita, era tanto che non vedeva quegli occhi,
quella forza che spesso veniva infiacchita dalle droghe, ma
sopratutto, per una volta anche lei era stufa di starsene passiva e
allora sì, pensò, prendiamo a pugni la vita.
di Elle Bi per la rubrica "LETTERATURA".







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