Gli avventori al momento della foto colmano le loro menti con un concentrato denso di paura, pensando alle orrende espressioni che i loro volti potrebbero assumere al momento dello - clic - scatto, abbagliati dal flash. E il terrore rimane per ore intere, per giorni, settimane, screpolandosi poi di fronte alla vista della foto. Ma facciamo un passo indietro, non arriviamo così velocemente alla foto. No, perché gli attimi, ore di paura delle persone hanno il diritto di essere narrati. La pellicola, o il file che dir si voglia, intanto se ne sta tranquilla a sperperare ansia nelle persone, e sembra sorriderne al solo pensiero. Nello stesso momento i soggetti (della fotografia) stanno ripensando (alla fotografia) al piccolo rumore che, fuoriuscito dalla macchina fotografica ha creato il loro panico, e si osservano timorosi allo specchio riprovando l'ipotetica espressione che possono avere assunto durante il temutissimo istante, notando piccoli difetti nel volto, un sorriso ipocrita, uno sguardo troppo spento, una pettinatura spettinata, una posizione ridicola ed imbarazzante, e cresce la paranoia insieme all'autocritica. Di conseguenza decresce l'autostima, e anche i rapporti verso la persona che ha scattato la foto subiscono uno scossone. Infatti costui, avendo già osservato la foto e conservando dentro di se il segreto della brutta figura, probabilmente sta già criticando interiormente il soggetto, che a tutto questo proprio non ci sta, e, anzi,quasi quasi sente il desiderio di essere fotografato di nuovo, adesso, per mostrare una posa del proprio volto su cui si è allenato segretamente, selvaggiamente a casa nella sua intimità. Ma una seconda foto non viene scattata, quindi il soggetto (della fotografia) sente crescere sempre di più la paura al suo interno, e si domanda: non è che il fotografo non mi fotografa di nuovo perché sa che la prima foto è venuta male, e mi giudica negativamente? Non è che ho fatto uno sguardo da pazzo/a, oltre a non essere fotogenico/a? Quindi paranoia si accumula su paranoia mentre i giorni insulsi scorrono,
e nella psiche del soggetto si dimena una lieve sensazione che,
mentre
sotto la sua finestra ci sono due amanti che,
mentre
il viso del fotografato allo specchio assume un'espressione che.
E
così arriva il fatale giorno della vista della foto. E,
puntualmente, tutte le paure dei soggetti fotografati terminano
immediatamente, perché la foto non è veramente, niente male.
Per
essere fotografati si deve avere una certa preparazione.
di Mi.Di per la rubrica "LETTERATURA".







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