martedì 15 aprile 2014

LETTERATURA: "BOOMERANG - Capitolo 6, La spesa"

(Link al capitolo 5)


La primavera era nell'aria, insieme ai vari fumi che, sputati fuori da tubi di scappamento inquinavano le strade e i polmoni della gente.
“Ehi Rob, che ne dici di una festa da te?” chiese David al telefono.
“Ragazzo, lo sai, casa mia è una festa continua, lo sanno addirittura i vicini, lo dovresti aver capito ormai, ci conosciamo da diversi anni” rispose Rob quasi annoiato.
“Sei il solito cazzone, non intendo la classica festa sfigata io-te-Jo-Jessy-Camille. Intendo una festa vera, una festa memorabile, da far tremare muri e cuori”.
“Ci stai dando degli sfigati?”.
“Dai Rob, nessuno ha detto che sei uno sfigato, sii elastico. Elasticità. Ti dice nulla?”.
In quel momento Rob si trovava sul suo tanto amato divano, annebbiato dalla dodicesima canna della giornata si immaginò elastico come un elastico. Avrebbe potuto saltare staccionate in corsa, o catapultarsi da una parte all'altra del globo schizzando a singhiozzi proprio come un elastico.
“Ehi Rob, ci sei? Rob, Rob, sei in linea?”.
“Certo che ci sono, stavo pensando, chissà come sarebbe se fossi elastico come un elastico, no?”.
“Cazzo, sei fuori di testa amico. Sei fatto? Quante? Sei, sette?”.
“Dodici”.
“Folle”.
“Elastico”.
“Che cazzo c'entra?”.
“E' la mia risposta, hai detto folle e io ti ho risposto elastico, è la prima cosa che mi è venuta in mente”.
“Sei proprio matto come un cavallo”.
“Elastico”.
“Basta Rob, metti da parte un secondo questa tua fissazione per gli elastici. Parliamo di cose serie. Allora la festa si fa o no?”.
“Che festa?”.
“Oh cazzo, dai, la festa”.
“Ah, ok, porta chi vuoi”.
“Cerco di portare qualche pollastra da urlo”.
“Grandissimo, ho proprio voglio di papparmi qualche bella pollastra, passo e chiudo” rispose Rob.
Il telefono squillò subito dopo.
“Ehi Rob, mi hai riattaccato in faccia, non abbiamo nemmeno fissato il giorno”.
“David, caro David, lo sai un giorno vale l'altro, non mi disturbare per cose da niente. Ti saluto, mi è venuto un certo appetito a forza di parlare di pollastre” disse Rob riattaccando il telefono e alzandosi in direzione frigo.
David prese il telefono e completò il giro di telefonate ai suoi fedelissimi, dovevano trovarsi per la spesa, era un mercoledì pomeriggio e all'unanimità decisero che si sarebbe fatta il venerdì seguente.
Si ritrovarono davanti al supermercato che fiancheggiava la casa di Rob.
Erano tutti eccitati, euforici per la possibilità di conoscere nuova gente, nuovi volti da scrutare, nuovi culi da palpare e la possibilità di fare un bel gruzzolo da parte di Jo, che già pregustava la sensazione di poter sfamare diversi nasi e diverse bocche con le sue droghe, ma sopratutto l'emozione del frusciare dei soldi che si accatastavano nel suo portafogli.
“Aloha gente” disse Jessy compiendo un cerchio col palmo della mano.
“Aloha? Sei fatta?” chiese David.
“Sei fatta di qui, sei fatta di là, per te David se uno non dice qualcosa di ordinario è sempre fatto. E' primavera, quindi sì, aloha mi sembra proprio in tema” rispose Jessy seccata.
“Dai ragazzi non azzannatevi subito, siamo appena arrivati” disse Camille.
“E' che...è che David è sempre così inquadrato” rispose Jessy.
“No, è che io sono normale” ribatté David.
“Basta, basta e basta. Se mandate ancora avanti questa diatriba del cazzo giuro che vi ammazzo” urlò Jo con occhi da predatore.
Entrando nel supermercato sembravano quattro palline sparate dentro un grande flipper colorato, sbattevano gli uni con gli altri, si catapultavano sui prodotti come attirati da un qualcosa, litigavano di continuo, ma un occhio attento come quello di una videocamera di sicurezza avrebbe detto che insieme sembravano un perfetto quartetto d'archi.
“Ragazzi come sto?” chiese David con due meloni infilati sotto la maglietta.
“Davidina mia, fammi dare una controllata al cuore” disse Jo toccandogli un melone.
“Allora? Il responso?” chiese David.
“Niente di anomalo, qualche battito accelerato, ma penso sia per via del mio sex appeal” rispose Jo ridacchiando.
“Ok, compriamoli” rispose David.
Tutti risero fragorosamente, come se i pensieri che li tormentavano costantemente fossero svaniti, come se si fossero nascosti fuori dal supermercato.
“Questa non può mancare” se ne uscì Jo stringendo in mano una bottiglia di ammoniaca.
“Jooooo” risposero tutti in coro.
“Ragazzi lo sanno tutti che una festa non può chiamarsi tale senza una bottiglia di ammoniaca sul tavolo” rispose Jo.
“Ma è profumata...sei proprio un tossico” rispose David.
“Buono no? Almeno quando fumeremo tutta quella coca che ho in casa ci sentiremo, ci sentiremo puliti no?” rispose Jo scimmiottando uno spot pubblicitario.
“Vada per l'ammoniaca profumata” rispose Jessy.
“Io e te ci intendiamo sempre al volo” disse Jo avvicinandosi come una biscia ai fianchi di Jessy.
“Smettila Jo, lo sai, mi da noia quando mi tocchi con le tue manacce”.
“Per ora, per ora” rispose Jo con tono mefistofelico.
Mentre gli altri sceglievano i vari liquori e stuzzichini per la festa, Jo fantasticava sul culo di Jessy, si ripeteva che quell'unica scopata non poteva e non doveva restare un caso isolato. Guardando la bottiglia di ammoniaca pensò a quanti soldi avrebbe potuto fare alla festa. Sapeva che la coca fumata finisce molto più velocemente, voleva vedere tutta la sua polvere bianca sparire in numerose boccate, e sopratutto voleva vedere montagne di bigliettoni uscire dalle tasche degli altri per finire nelle sue.
La gente nel supermercato li guardava con occhio inquisitore, sembravano una banda di pazzi, correvano su e giù, saltavano dentro al carrello della spesa, si abbracciavano e si leccavano come animali, come cuccioli in cerca di una propria identità.
Uscendo dal supermercato si guardarono intorno come leoni usciti dalla gabbia, fuori, un sole tiepido riscaldava ancora le strade, Jo tirò fuori da tasche e mutande diversa roba, era un taccheggiatore nato, tutti risero, si congratularono con lui per la sua grande abilità, ma sopratutto si chiesero in quale momento avesse fregato tutta quella roba.
“Andiamo da Rob” disse Jessy.
“Ok, posiamo la roba e usciamo, godiamoci questa giornata” disse David.
“Sinceramente io preferirei qualche striscia” ribatté Jo.
“Io sono dalla tua” rispose Jessy.
“Solo perché l'ho proposto io, cazzo non ti va bene niente Jess” disse David.
“Dai ragazzi calmi. Avete proprio bisogno di fare una bella scopata” disse Camille.
“Chi? Io?” chiese David.
“Io con lui?” chiese Jessy.
“Ti piacerebbe, è Jess? Quanto ti fa rabbia che io non mi ti sia mai filato eh?” disse David sentendosi importante.
“Puah, illuditi pure” rispose Jessy sorridendo.
Si azzuffavano di continuo, scoccavano eterne frecciatine di volta in volta, forse perché David era l'ultimo arrivato del gruppo o forse perché non avevano mai fatto sesso, nessuno riusciva a capire come mai fossero così incompatibili.
“Dai Jess, per una volta fammi felice, guarda, guarda che cielo, si sta benissimo, andiamo tutti in un parco a ridere e a scherzare, per una volta proviamo a prendere a pugni la vita” disse David tenendo la testa di Jessy con le mani a due palmi dal naso.
Jessy era una dura, non avrebbe mai voluto dargliela vinta, ma lo sguardo di David l'aveva colpita, era tanto che non vedeva quegli occhi, quella forza che spesso veniva infiacchita dalle droghe, ma sopratutto, per una volta anche lei era stufa di starsene passiva e allora sì, pensò, prendiamo a pugni la vita.

di Elle Bi per la rubrica "LETTERATURA".

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