
Con
una percentuale di giovani senza lavoro oramai al di sopra del 40%,
lo spettro della disoccupazione pare qualcosa di più di una semplice
entità ‘fantasmatica’ in Italia. Anzi, questo acquista sempre
maggiore consistenza quanto più la notizia rimbalza da un
telegiornale all’altro, da ricerca statistica a ricerca statistica,
da quotidiano a quotidiano.
Eppure
esiste un luogo in questa zoppa e scalcinata Europa in cui il sogno
utopico di una comunità dove nessuno è privato della possibilità
di lavorare è divenuto realtà. Un luogo in cui il tasso di
disoccupazione è allo 0%, e questo proprio alla faccia di quella
“curva di Phillips” che non solo teorizza una relazione inversa
tra inflazione e livello di occupazione (ad un decremento del saggio
dei prezzi è associato un aumento della disoccupazione) ma in
aggiunta postula un cosiddetto livello “naturale” di
disoccupazione, al di sotto del quale il sistema non è in grado di
dirigersi (cioè, qualcuno a braccia conserte ci deve stare per
forza). A questo punto molti lettori penseranno che questa sorta di
Eden può trovarsi solo in chissà quale ricca nazione scandinava o
essere ubicato magari in un deserto mediorientale stracolmo di
petrolio fino all’inverosimile.
In
realtà non è proprio così. Anzi, la cittadina di cui stiamo
parlando si trova nel cuore di una delle regioni del vecchio
continente più colpite dalla crisi, precisamente in Andalusia,
Spagna, a 100 chilometri da Siviglia. Il suo nome è Marinaleda,
comunità rurale di circa 2700 abitanti dove il concetto di “piena
occupazione” non è più soltanto un sogno nel cassetto di qualche
convinto sindacalista o di un nostalgico politicante di sinistra.
In
questo piccolo comune, sulla cui bandiera tricolore svetta
l’eloquente scritta “Marinaleda: una utopia verso la pace”, un
sindaco visionario di nome Juan Manuel Sanchez Gordillo è riuscito
nel giro di 30 anni a costruire un sistema economico-sociale capace
di garantire la sussistenza dell’intera cittadina e di fronteggiare
la profonda crisi di questi ultimi anni. Qui si producono e
conservano una grande varietà di ortaggi quali legumi, carciofi,
peperoni. Tale produzione agricola poi, non solo raggiunge le tavole
di tutta la penisola Iberica ma riesce persino a varcare l’oceano
Atlantico, fino a toccare il lontano Venezuela.
Volendo
scendere un po’ più nel dettaglio per comprendere quali sono i
“numeri” di tale progetto, basti pensare che la disoccupazione è
allo 0% contro una media nazionale del 30%. Non vi è inoltre alcuna
differenza tra i redditi percepiti a Marinaleda qualunque sia la
mansione svolta: 47 euro al giorno escludendo la domenica. E se
un’annata è particolarmente magra per le imprese agricole della
comunità, si lavora meno ma si lavora tutti. I politici non
percepiscono alcun rimborso e la loro attività è ripagata solamente
dalla soddisfazione di agire per il bene della propria comunità
(uguale ai nostri no?!). Ancora, andare in piscina tutta l’estate a
Marinaleda è possibile con soli 3 euro e la mensa scolastica ha un
costo più che simbolico: 12 euro al mese. Ed ora arriva il “piatto
forte”. A Marinaleda è possibile costruirsi una casa di circa 90
metri quadri anticipando solamente 15 euro. L’abitazione un
miraggio nel deserto per tanti, troppi oggigiorno? Non in questa
comunità andalusa. Basta mettere a disposizione la propria forza
lavoro e non si è costretti a pagare mutui con interessi
salatissimi: il denaro è dato in prestito dal governo andaluso a
tasso zero.
Può
dunque Marinaleda essere considerata una concreta alternativa al
sistema di matrice neoliberista oggi predominante che in questi anni
ha mostrato tutta la sua fragilità e iniquità nella distribuzione
di ricchezze e sofferenze tra la popolazione mondiale? Basta davvero
affermare che è giunto il momento di “porre l’uomo al centro
delle idee e dei progetti, invece del profitto dei pochi a danno dei
molti” per cambiare concretamente le cose?
Se
qualche lettore è interessato all’opinione del sottoscritto si
faccia pure avanti e commenti l’articolo.
Se
vi dicessi però che il concetto di bene e male, di ciò che è
giusto fare e giusto non fare, è molto più labile ed effimero di
quello che al senso comune può spesso sembrare?
Maste







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Sara' anche una splendida isola felice, ma a quanto pare si basa principalmente sui finanziamenti statali per andare avanti e quindi in maniera indiretta dal sistema capitalistico tanto odiato. Sara' autonoma dal punto di vista alimentare, ma per tutto il resto ne dubito fortemente. Mi piacerebbe poi sapere in quanti, rispetto a tutti quelli che hanno letto l'articolo, si trasferirebbero in questo "paradiso". Certo fossi senza lavoro e alle strette magari sarebbe un opportunita' da considerare. Qualcuno dovrebbe spiegare pero' al sindaco che il comunismo e' morto da un pezzo, ipotizzando che abbia mai preso vita.
RispondiEliminaInnanzitutto grazie per il commento. Un po' di discussione, soprattutto quando il tema è caldo, non guasta mai.
EliminaCi tengo però a precisare che con l'articolo in oggetto non era affatto mia intenzione attaccare il sistema di mercato, od elogiare quello più di stampo marxista.
Il primo obbiettivo era quello di mostrare come lo Stato possa in alcuni casi "sedare" quegli spiriti "animali" (usando parole di John Keynes) che il mercato può creare. Non abbiamo infatti intermediari finanziari a Marinaleda ma un comune che si fa garante del prestito ricevuto dal governo andaluso (quindi tanti soldi risparmiati per colui/lei che intende costruirsi la propria abitazione). Non voglio dire che ora un governo debba mettersi a fare anche la banca (ultimamente però fanno da "bancomat" proprio per alle banche, quello si), ma sicuramente dovrebbe (tornare a) ricoprire il ruolo di player forte intento a ri-equilibrare quella differenza di bargaining power tra il cittadino e l'impresa (e la banca).
Secondo, non c'è più un bene o un male oggi. Parlare esprimendo qua e là giudizi su questo e su quello può essere pericoloso ed anacronistico. E' forse più corretto parlare di sistema economico più "efficiente" o semplicemente più "accettato" (forse l'unico conosciuto da una persona e quindi il solo attuato dalla stessa?). L'esempio però di Marinaleda mostra chiaramente come siano le persone ad "accettare" questo o quel sistema economico e come l'attuazione di uno o l'altro dipenda da cosa la maggior parte di loro considera "migliore". La centralità del fattore CULTURA, da cui dipende quindi la tipologia di interazione economica tra cittadini, si mostra qui in tutta la sua evidenza.
Se seguiamo questo filo logico forse allora il SISTEMA CAPITALISTICO TANTO ODIATO non pare poi così "brutto" alla maggior parte delle persone facenti parte delle nostre società.
Ma probabilmente non è neanche così. Ti dico solo che il sistema di mercato NON E' IN GRADO DI GARANTIRE DELLE SCELTE DEFINIBILI COME DEMOCRATICHE (ci sono alcuni teoremi su questo. Cerca e vedrai) e che quindi la scelta su cosa è "migliore" (banalmente) dipende principalmente da cosa sceglie chi ha più denaro. E lui ha scelto il modello capitalistico.