sabato 7 giugno 2014

ARTE: "REPORTAGE CINA, Parte 1 - Elle Bi"


Di seguito potete trovare la prima parte del reportage sulla Cina, fatto e commentato dal nostro inviato Elle Bi. 

1. Il Cieco


Suonatore cieco nella metro di Shanghai. Per scattare questa fotografia ci sono voluti all'incirca 3 minuti di cui solo 10 secondi la visuale non è stata interrotta dalla massa umana che si aggira tutti i giorni nella metropolitana.


  2. Oltre il Labirinto


   Uno scorcio nel tempio di Confucio a Shanghai.


    3. Lo Slum


    Una Shanghai dai mille volti: basta svoltare l'angolo per passare dai grattacieli alle colorite       baracche che rappresentano l'altra faccia della medaglia capitalista cinese.


    4. Rise of China


 Un branco di pesci affamati che si divincolano l'uno sull'altro come uomini. Immagine    metaforica di una società che spinge l'essere umano all'eccesso.

di Elle Bi per la rubrica "ARTE".


venerdì 6 giugno 2014

NEWS: "BITCOIN: UTOPIA O FUTURO?"



L’abitudine di bermi una birra dopo lavoro è indubbiamente un’eredità di quando vivevo a Londra – insieme a qualche rara comparsata di una flessione cockney nel mio accento quando parlo inglese. A Roma la suddetta abitudine ha trovato un perfetto universo all’interno del quale esprimersi. La domanda per la birra è molto alta e la passione italiana per tutto quello che rientra nella sfera del mangiare e bere bene ha portato questo mercato al next level: vi è stata una diffusione a macchia delle birrerie artigianali dove si bevono prodotti “maltati” in grado di soddisfare ogni palato.

Mi piace documentarmi e provare birre e birrerie diverse, sfruttando così l’occasione per conoscere meglio la Capitale. E’ così che sono finito a Beertime a Monte Mario. Le recensioni erano ottime e non ero ancora stato in questo rione. Prendo una pinta e mi siedo all’aperto. Nell’uscire, la mia attenzione è attratta da un adesivo sulla porta. “Accettiamo il bitcoin”, riportava lo sticker. Così prima di andare via mi fermo a chiedere informazioni all’indaffarato proprietario. Ma andiamo per gradi.

Che cosa è Bitcoin? È stato definito come, riporta il Financial Times, un Gold Standard digitale, un miracolo di internet, un modo per condurre transazioni illegali, una bolla finanziaria e in svariati altri modi. Concretizzando, Bitcoin è una piattaforma digitale open source per l’estrazione (si noti il parallelo con l’attività estrattiva di pietre preziose, o direttamente di oro), cioè la creazione, di monete digitali spendibili internazionalmente sul web. I “minatori” creano nuova valuta risolvendo degli algoritmi e venendo ripagati con una piccola percentuale di quanto prodotto. La piattaforma è stata creata nel 2009 dalla mente visionaria del tutt’ora ignoto Satoshi Nakamoto. La moneta che si scambia su Bitcoin si chiama, qua la sconfinata fantasia di hackers e cervelloni si è rivelata deludente, bitcoin (la “b” è minuscola).

Sorge spontaneo domandarsi se questa moneta possa, per via del suo totale scollegamento con una autorità centrale che ne regola la produzione, essere considerata tale a tutti gli effetti. L’autorevole The Economist è, alla luce della formidabile diffusione del bitcoin, più volte entrato nel merito dell’argomento. In particolare, in un articolo spiega che, secondo la definizione comunemente accettata, affinché si possa parlare di moneta, tre sono le caratteristiche che questa deve avere. Innanzitutto, deve essere un affidabile veicolo di scambio per l’acquisto di beni e servizi; ancora, deve essere un deposito di valore (relativamente) stabile; ed infine, deve assolvere la funzione di unità di misura. Dunque, ad esempio, possiamo definire l’Euro una moneta, in quanto soddisfa tutte e tre le proprietà sopra elencate. Il bitcoin invece, argomenta sempre la testata britannica, è ancora carente su due delle tre proprietà. È molto volatile e soggetta a potenziali truffe (si veda ad esempio il caso Mt.Gox). Per questo non può essere considerata una unità di misura. Consapevoli di queste considerazioni, ci riferiremo lo stesso al bitcoin chiamandolo valuta o moneta. Per semplicità.

Perché si è avuta una così massiccia diffusione di questa moneta? Comincerei dicendo perché il bitcoin è la realizzazione di un’utopia: è una moneta indipendente da ogni banca centrale che ha – oltre al suo romantico appealing per lo scollegamento dai poteri forti – costi molto ridotti, poiché taglia fuori gli intermediari; ancora, è una valuta internazionale che permette, tramite l'attuale tecnologia, di semplificare gli scambi in modo consistente. Un’altra caratteristica che ha contribuito a rendere il bitcoin popolare è il quasi-anonimato nelle transazioni garantito da questo.

L’ultimo aspetto sopramenzionato apre ad un problema: il quasi-anonimato tutela anche i clienti del mercato nero del web (ad esempio l’ormai defunto Silkroad) e coloro che hanno bisogno di una “lavatrice” dove lavare i loro soldi sporchi. Aldilà della possibilità di impiego del bitcoin in attività illecite, altri possibili rischi sono legati alla sicurezza dei portafogli digitali, spesso oggetto di scippi virtuali – anche se su questo il mondo dei digitalgeeks sta lavorando per sviluppare portafogli inaccessibili. Un altro aspetto, che annovererei tra i dubbi riguardo al bitcoin piuttosto che tra i rischi relativi a questo, è che lo stock di moneta producibile è fissato a 21 mln di unità. Questo ha conseguenze di vario tipo sull’offerta di moneta – apprezzabili a detta dei liberali anti-banche centrali che controllano l’inflazione; molto incerta a detta dei tabloids specializzati. Al momento si ha una domanda di bitcoins impennata, che ne ha spinto il valore alle stelle (mentre sto scrivendo 1 bitcoin = US$ 661.33, lo vedete qua), riducendo il prezzo delle cose in termini di bitcoins. Ma il fatto che lo stock di moneta è, in gergo, capped potrà portare a due conseguenze: l’introduzione di commissioni sulle transazioni una volta raggiunto il limite o la perdita di interesse nella valuta o quantomeno la circoscrizione dell’uso di questa a pochi utilizzatori o settori.

Abbandonando i pro e i contro e la politica monetaria, a Beertime (dove peraltro pure LA7 è stata a intervistare gli imprenditori 2.0) mi hanno spiegato che da loro il giorno degli acquisti in bitcoins è solo il giovedì, il costo di una birra varia a seconda della quotazione del bitcoin e che, in realtà, i pagamenti sono fatti sul conto di un amico che investe in bitcoins e che ripaga i ragazzi in Euro una volta che chiudono il registratore di cassa il giovedì sera. Dunque è, per il proprietario del portafoglio bitcoin, un modo alternativo per “estrarre” valuta, per il proprietario di Beertime un modo di farsi pubblicità.

A prescindere da quale sarà il futuro di Bitcoin, trovo il suo passato (e presente) immensamente affascinante. Ed, in generale, la storia di questa moneta del web estremamente futuristica. Se la piattaforma Bitcoin un domani dovesse rivelarsi una bolla, un obiettivo l’avrà sicuramente raggiunto: aprire un possibile sentiero ad una moneta del futuro che, con gli opportuni miglioramenti, potrebbe cambiare il mondo.

Voglio dire, se venti anni fa ti avessero detto che un domani avresti potuto sbloccare il tuo Iphone con la tua impronta digitale o vedere tua madre su Skype mentre ti trovavi in Angola, ci avresti creduto?

di IT per la rubrica “NEWS DAL FUTURO”.

giovedì 5 giugno 2014

MUSICA: "BIRTH IN REVERSE - St. Vincent"





Premetto subito che odio il pop e tutte le sue sfaccettature melense. Le sue provocazioni fittizie create a tavolino, il perbenismo adolescenziale e un certo culto che alimenta una macchina inarrestabile chiamata denaro che falcia l'anima degli artisti, riducendoli a semplici marionette. Ma nonostante tutto questo disco mi ha conquistato immediatamente. Perché? Perché semplicemente St. Vincent ha creato un punto di svolta nel genere dominato da bambole di pezza da svendere, alzando non di poco il livello dell'art-pop. Sin dalle prime canzoni ci rendiamo conto di essere di fronte ad una monumentale opera pop che riunisce e rincorre decenni di storia della musica, il tutto condito da una immensa vena qualitativa, che ti fa sentire sulla pelle che stai  ascoltando il lavoro di una vera e propria songwriter. Con un anima. Calda, pulsante. Come Birth In Reverse, ballata che ricorda un Prince in versione femminile inondato da suoni elettronici, quasi psicotici. Come tutto il disco, pervaso da dolci ( e violenti allo stesso tempo ) suoni elettro (quasi techno), che accompagnano verso la fine in maniera fluida, una lezione di come far scorrere musica nelle orecchie dell'ascoltatore senza mai annoiare. Insomma, St. Vincent (che tra l'altro ha fatto parte della band di un certo Sufjan Stevens e ha collaborato con niente meno di suo imminenza David Byrne, senza mostrarsi troppo come amano in molte) mette in fila le varie Lady Gaga, Lorde etc e le spazza via con un piccolo buffetto fatto di musica vera, ristrutturando l'e(ste)tica e il suono del genere, rendendolo credibile e vivo. Mai soddisfazione è stata così grande.

di Mi.Di. per la rubrica "SINGOLO DELLA SETTIMANA".


martedì 3 giugno 2014

LETTERATURA: "POETI DEL SECOLO XXI"



Vita.
Solo quella.
Non c’è altro in questo momento.
In nessun momento.
Noi figli della nostra epoca alla ricerca di noi stessi, noi stessi dentro ad una scatola, incatenati e imbavagliati, imprigionati dal tempo, da anni di solitudine e abitudine.
Solo fuoco che brucia.
E fa male.
Ma non importa.
Per il male, il male stesso è bene. La normalità che non hai scelto. Il sistema che non hanno reputato adatto a renderti uno schiavo perfetto. Una tattica: noi abbiamo smesso di credere se non al dolore come marchio di fabbrica.
Questa la parola della nuova scuola.
Noi che la notte sognamo di morire con uno squarcio sulla gola, imbottiti di Vicodin.
Capito come?
Questi sorrisi e queste lacrime sono come una maledizione addosso.
Noi siamo solo le vittime di ciò che viviamo ma a differenza degli altri lo percepiamo e lo scriviamo.
Vita, pura vita che si avvicina alla morte.
Vita,
o Musa,
o unico motivo,
a te sola ci prostriamo
e ci inchiniamo,
alle tue Parche
anche se so che non arriverete mai alla nostra arte,
a questi ricordi,
a questi poeti maledetti,
anime perse
fra sangue, saliva e bile.

di Enne Effe per la rubrica "LETTERATURA".

lunedì 2 giugno 2014

CINEMA: "NO – I GIORNI DELL’ARCOBALENO - Pablo Larraìn"



Dopo Tony Manero (2008) e Post mortem (2010) Pablo Larraìn porta a termine con No – i giorni dell’arcobaleno (2012) la sua personale trilogia sulla quindicennale dittatura di Augusto Pinochet Ugarte, che ha reso il Cile, dal 1973 al 1988, un bieco regime repressivo. E lo ha fatto con una lucidità invidiabile per un giovane regista ai suoi primissimi film.

Con Tony Manero, attraverso le vicissitudini del protagonista (interpretato da Alfredo Castro, presente in tutti e tre i film), ossessionato dal personaggio interpretato da John Travolta ne La febbre del sabato sera (appunto Tony Manero), Larraìn mise in scena l’insostenibile clima di oppressione che ha caratterizzato il Cile totalitario e illiberale di Pinochet.

In Posto Mortem invece, che cronologicamente è arrivato dopo ma storicamente precede il primo film, il regista mostrò con incredibile efficacia e con immagini di rara potenza simbolica (bellissimo il finale) la presa del potere di Pinochet attraverso il colpo di Stato e l’assassinio del Presidente Salvador Allende, vicende che non vengono mai mostrate ma restano sempre fuori campo per far posto a quei cadaveri (che ne sono l’eredità immediata) ammassati uno sopra l’altro tra l’indifferenza e l’omertà del popolo cileno, testimone silente del golpe.

In quest’ottica, No diviene la naturale chiusura del cerchio raccontando della campagna pubblicitaria che ha sostenuto appunto il No al referendum concesso da Pinochet nel 1988, sotto forti pressioni, dove si doveva decidere circa le sorti del regime cileno. Forte del controllo dei mezzi di comunicazione e dell’apparato di polizia politica, Pinochet riteneva scontato l’esito del referendum: un Si al suo regime ed una “credibile” investitura popolare da far valere a livello internazionale. Non aveva però fatto i conti con René Saavedra (Gael Garcìa Bernal), giovane pubblicitario a cui venne affidato il compito dai membri dell’opposizione di gestire la campagna pubblicitaria in favore del No. René opterà per una campagna all’insegna della gioia, del sorriso, dell’ottimismo, consapevole com’è delle leggi della grande comunicazione e della pubblicità, scontrandosi con gran parte dei militanti che volevano invece denunciare i crimini compiuti da Pinochet durante il quindicennio.

L’esito della Storia lo conosciamo. Larraìn si preoccupa di salutare la fine di una delle più atroci dittature sudamericane e il conseguente ingresso del Cile nel mondo libero occidentale. Quanto poi le democrazie occidentali siano effettivamente libere è un altro discorso, Larraìn si limita a suggerirci come le leggi del capitalismo e del consumismo rappresentino una forza costante e contraria alla più profonda libertà dell’uomo.

di Diccì per la rubrica "CINEMA".

sabato 31 maggio 2014

FUMETTI: "BIG BANG - Domenico Martino"


(Link al capitolo 2)



di Domenico Martino per la rubrica "FUMETTI".

venerdì 30 maggio 2014

NEWS: "ATTENZIONE CHE ROCCO T'INCU (BEEP) !"











Qualsiasi orientamento politico deducibile dal seguente articolo riflette solo l’opinione del suo autore) .

Ma cosa diav… come caz (beep) è possibile?! Il [..] ha preso il 40% dei voti?” Questa indicativamente la reazione lunedì mattina al mio risveglio, dopo aver letto i risultati ufficiali delle europee. Stavo poi già preparando i bagagli per scappare quando alla mente è tornato il vuoto assoluto del mio conto in banca ed il pranzo a casa di mamma a cui non è possibile mancare: “Valeeee”...”Arrivo ma’, arrivo…jeez”. Decisi quindi di calmarmi un attimo.

Non avendo poi praticamente nulla da fare (mi definirei infatti un NEET atipico: studio ma non studio, lavoro ma non è proprio un lavoro, sono in cerca di qualcosa ma al momento spero di non trovare un bel niente) ho deciso di distrarmi un po’ stilando una piccola classifica delle cose più ridicole che mi sono passate sotto gli occhi durante questa tornata elettorale. Ovviamente l’elenco può essere ampliato ed anzi invito lettori e lettrici a segnalare quanto di più patetico e vergognoso siano stati costretti a sopportare durante questa campagna elettorale che passerà alla storia come la più vuota (ancor più vuota del mio conto in banca, e non credo di esagerare) di tutta la storia repubblicana.
-Voto 10: Giuliano Ferrara che “pippa” della coca (una cosa spassosissima, “godetevelo)
Conciato peggio di un clochard, con occhialoni neri tipo John Belushi nel film “Blues Brothers”, il “simpatico” direttore del Foglio si scatena mimando il gesto di stendere della cocaina su un piatto per poi tirarla su avidamente.
Tanto prima o poi riusciranno a cancellare i contributi pubblici ai quotidiani e allora, caro Giuliano, la coca dovrai comprarla coi tuoi di soldi!

-Voto 9: Rocco Siffredi “animalista” (anche questa è una chicca davvero imperdibile: http://tv.liberoquotidiano.it/video/11617199/La-minaccia-di-Rocco-Siffredi-a.html) Dobbiamo ammettere che questo orgoglio italiano è divenuto famoso nel tempo per i numerosissimi ruoli in cui si è cimentato: ha impersonato infatti il “conquistatore” della Polonia prima, e di Ucraina, USA, etc., etc., poi. Famose, inoltre, le interpretazioni da Oscar di Tarzan (evito di riportare il titolo della pellicola in questione perché non credo sia la sede adatta) e del ricco magnate con villa a cui piace moltissimo la patatina. Così poliedrico e camaleontico, il buon Rocco non poteva certo risparmiarci questo suo messaggio traboccante d’amore per la natura e pregno di profondo significato (e fate attenzione perché se ve lo mette nel culo lui, so’ caz(beep) amari!).

-Voto 8: Pittella (eurodeputato PD) che “parla” (si salvi chi può!) in inglese (se in questo momento siete alle prese con “studi matti e disperatissimi” di lingua, guardate questo video e rincuoratevi: http://video.espresso.repubblica.it/tutti-i-video/gianni-pittella-parla-in-inglese-e-il-video-diventa-virale/2255?ref=fbpe) .

Dobbiamo ammettere che noi italiani non siamo famosi per la capacità di comunicare in altre lingue se non nei nostri dialetti (un livornese probabilmente mi inveirebbe contro dicendo “ma ca' vòi, dè?”). Ma che un eurodeputato non sia in grado di evitare di esprimersi in napoletano stretto anche quando parla in inglese per un comunicato ufficiale, beh, forse è un po' troppo (mi sia permesso un hashtag: #daincubo).

Potrei in realtà continuare ancora un po’ (Grillo che “ingurgita” del Maalox tanto per citare un altro episodio decisamente “pittoresco”, evitando così di essere più offensivo) ma i numerosi impegni giornalieri (passeggiatina rilassante visto il bel sole di oggi, ndr) ed il poco spazio a disposizione mi impediscono di farlo. E nonostante l’amaro in bocca dopo la Waterloo di domenica, devo ammettere di essere estremamente soddisfatto di una cosa: la Zanicchi, Vannoni (quello del metodo Stamina), Cecchi Paone e Mastella non metteranno piede a Bruxelles. “Grazie a Dio, grazie a te” (Rino Gaetano).

di Maste per la rubrica "NEWS DAL FUTURO".