venerdì 23 maggio 2014

NEWS: "LO SQUIRTING. INTERVISTA A PAMELA"





Parcheggio il mio SH nello stesso identico posto di sempre e, come ogni sera, scambio due chiacchiere con il ragazzo bengalese che lava i vetri sotto casa – a proposito di Bangladesh, prossimamente uscirà un reportage sulla ‘Banglamafia’, stay tuned. Apro il cancello e poi il portone di casa, pronto a salire le rampe di scale che mi dividono dal meritato ‘collasso sul divano post-lavoro’. Fatta la prima rampa, incrocio una moretta dalla snella figura che se ne va. Seguo il protocollo della cortesia condominiale pronunciando un disinteressato: “Salve”. Cortesia ripagata con la stessa moneta: “Salve”, dice pure lei andandosene. Arrivo finalmente in casa, pronto ad accendere una sigaretta da fumare lentamente, cullato dai suoni psichedelici di una delle mie playlist su Youtube. Mi tolgo la prima scarpa e sto per togliermi la seconda quando il mio coinquilino mi chiama dalla sua stanza con una voce fibrillante. Mi affaccio nella sua camera e lo trovo seduto sul letto. Ha in bocca uno spinello slim e un sorrisone dipinto sul volto – che non ha niente a che vedere con il tetraidrocannabinolo che sta lucidando le sue sinapsi. Probabilmente definirlo un sorrisone è riduttivo. Il tipo è proprio in estasi: sembra aver visto la Madonna o un UFO. Entro in uno stato di inattesa curiosità.

Dopo qualche ulteriore momento di silenzio, decide di calare la maschera e spiegarmi quel suo stato psicofisico. Mi fa: “Hai mica incontrato una tipa per le scale?”, rispondo affermativamente aspettando il prosieguo. Continua dicendo: “Quella tipa è una mia vecchia amica. E’ passata a salutarmi e.. Siamo finiti a letto!”. Sorrido empaticamente dubitando che la storia sia finita lì. Infatti, riprende dicendo: “Siamo finiti a letto e.. Lei.. LEI HA SQUIRTATO!!!”. Scoppio in una fragorosa risata e nella stanza si diffonde un clima da festeggiamenti tipo vittoria del Mondiale!

Per noi maschietti un evento del genere è una sorta di premio. E’ una ricarica all’ego senza precedenti. Una chimera che inseguiamo sulla quale vi sono rumors e leggende urbane di ogni genere – spunta sempre l’amica dell’amico del cugino che può squirtare a comando, dimostrando così la veridicità del teorema dello squirting – che rendono l’esistenza delle squirters un fatto al limite della realtà!

Ispirati da questa esperienza, abbiamo intervistato Pamela, un’esperta ginecologa e amica di famiglia.

ilcARTEllo: Ciao Pamela, come stai? E’ un buon momento per parlare?

PAMELA: Ciao. Va tutto bene grazie. Si sono libera e pronta per la tua intervista.

ilcARTEllo: Ti ho già accennato il tema riguardo al quale vorrei porti delle domande. Dunque, entriamo nel merito della questione. Innanzitutto, quale è il modo corretto o scientifico per definire quello che io comunemente definirei Squirting?

PAMELA: Squirting è il nome colloquiale, probabilmente dovuto alla pornografia, con cui ci si riferisce all’eiaculazione femminile (sghignazza Pamela, ndr).

ilcARTEllo: Bene. Allora, che cosa è l’eiaculazione femminile?

PAMELA: Si tratta di espulsione di un fluido dal condotto parauretrale (o ghiandola di Skene) da parte della donna durante un orgasmo o un atto sessuale. In seguito alla stimolazione interna della vagina, le ghiandole parauretrali presenti nella donna secernono nell'uretra un fluido che poi viene da essa espulso nel corso dell'atto sessuale o in corrispondenza dell'orgasmo. L'eiaculato può essere di due tipi ma, non avendo il fenomeno eiaculatorio in questione niente a che fare con la lubrificazione vaginale femminile, è necessario ricordare che entrambi i fluidi provengono dall’uretra. Il primo è un fluido di consistenza lattiginosa, di colore biancastro, emesso in scarsa quantità che si deposita in corrispondenza dell'imboccatura della vagina; il secondo è un liquido trasparente emesso in quantità più o meno considerevoli con manifestazioni di carattere eiaculatorio più evidente ed "esplosivo", che rassomiglia all'urina. È proprio questo secondo tipo l’eiaculato che ci interessa.

ilcARTEllo: A giudicare dalla tua risposta mi sembra di capire che non sia un fenomeno così raro come comunemente si pensa. E’ così? Come viene spiegato in campo medico?

PAMELA: In realtà devo contraddirti. Si tratta di un fenomeno a proposito del quale non esiste ancora un consenso unanime nella comunità medica e scientifica. La sua esistenza è stata riconosciuta da molti ma, sebbene sia stato accertato che in alcune donne vi sono manifestazioni eiaculatorie straordinarie rispetto ai normali fenomeni di lubrificazione connessi all'eccitazione sessuale, a tutt'oggi manca un consenso scientifico in merito alle modalità dell'eiaculazione stessa. Oltre all’assenza di un giudizio unanime l'eiaculazione femminile è un fenomeno che per quanto visto finora pare interessare una piccola percentuale della popolazione femminile (secondo alcuni dell'ordine del 10%), e gli studi effettuati sino ad ora hanno preso in esame un numero troppo ridotto di casi accertati per poter esprimere un giudizio scientifico ritenuto valido.

ilcARTEllo: Beh, io posso garantire alla comunità scientifica e medica che questo fenomeno esiste! Ne ho le prove! Se dovesse capitarmi posso esultare allegramente e o sono stato solamente fortunato? Tu cosa ne pensi in merito?

PAMELA: Alcune delle mie pazienti hanno avuto esperienze di questo tipo ma l’idea che mi sono fatta è che non dipenda dalla bravura del partner – a questo proposito, penso che le frequenti eiaculazioni nel mondo del porno non siano necessariamente vere – ma piuttosto da caratteristiche fisiche della vagina, che rendono la sua ‘proprietaria’ più o meno predisposta all’eiaculazione. In generale non so darti una risposta certa ma posso quantomeno provare a fugare alcune delle più diffuse leggende urbane. Innanzitutto non è urina come taluni sostengono. Ancora, non è vero che ogni donna è in grado di farlo e che deve semplicemente imparare. Infine, l’evento eiaculatorio non è da considerarsi come un indice di maggior piacere nell’orgasmo della donna.

ilcARTEllo: Grazie mille Pamela per le delucidazioni. A presto.

PAMELA: Grazie a voi. Ah, un ultimo consiglio da mamma e da donna. Non capisco tutto questo fascino per ciò che voi chiamate squirting.. Siete proprio convinti che ne valga la pena di cambiare le lenzuola ogni volta che fate l’amore?
(Noi ovviamente pensiamo di si!)

di IT per la rubrica "NEWS".

giovedì 22 maggio 2014

MUSICA: "YOU CAN'T PUT YOUR ARMS AROUND A MEMORY - Johnny Thunders"



Johnny Thunders è stato una delle più grandi figure del rock, se si osserva tale arte da un punto di vista nichilista e maledetto. Difatti Johnny abbracciò un'etica punk (creata probabilmente da lui, visto che è stato il primo vero punk) che prevedeva uno stile di vita che può essere facilmente riassunto in una frase: meglio morire per vivere che vivere per morire. Alcool, eroina, donne. Johnny è passato da tutto, bruciando veloce come un (anti)eroe decadente, tragico. E l'epilogo, scontato, è quello che conosciamo: trovato morto per overdose (di metadone, addirittura) nella stanza di un albergo di New Orleans, in una solitudine accecante. Solitudine e autodistruzione trasformate in uno status in cui egli stesso si era gettato, senza possibilità di fuga. Una carriera all'insegna del caos, cominciato con l'esperienza glam punk degli scioccanti New York Dolls e terminata con una serie di album solisti decisamente sottovalutati. Sottovalutati perché è grazie a lui che oggi esistono personaggi come Pete Doherty, e nel rock rimane un piccolo lume di furore che non ne vuole sapere di spegnersi. Il più grande mother fucker del rock continua ad allungare le sue mani maledette e voraci di conoscenza, di esperienza, verso il mondo, con un'eredità che è divenuta leggenda.

di Mi.Di per la rubrica "MUSICA".

martedì 20 maggio 2014

LETTERATURA: "LA RONDINE FUGGITA DAL PARADISO - Hyok Kang"





La Corea del Nord è espressione di una delle più feroci dittature mai esistite nella storia. Una dittatura di stampo stalinista, che è riuscita a fermare il tempo, vivendo in un isolamento totale che perdura fino ai giorni nostri. Questo libro, edito nel 2008, fa capire in maniera esemplare il terrore instillato dal “caro Leader” e dai suoi seguaci nei confronti di una popolazione inerme e ridotta alla fame; a raccontare il tutto è uno dei fuggitivi del paese, Hyok Kang (in realtà uno pseudonimo) che riesce, attraverso un linguaggio semplice e scorrevole, a emozionare il lettore e a fargli comprendere gli orrori che attraversano questa nazione. Un territorio ove tutto è egemonizzato dal partito comunista, dove i bambini sono di fatto istruiti alla futura leva militare fin da subito, e dove la cultura del sospetto regna sovrana; gli abitanti vengono di fatto incentivati a denunciare i propri simili, al fine di stroncare sul nascere e ad inibire qualsivoglia forma di protesta. In realtà sono ben pochi quelli che in Corea del Nord mettono in dubbio la parola di Kim, la propaganda nordcoreana è talmente pervasiva e talmente efficace da aver fatto apprendere alla popolazione una visione ben diversa della storia: secondo i libri di testo nordcoreani, i Giapponesi e gli Americani furono alleati durante la seconda guerra mondiale, mentre la guerra di Corea risulta scatenata dai “maledetti sudisti” e non, come ben sappiamo, dal caro Leader. Tutti questi fattori, e tutti gli eventi che hanno percorso la sua infanzia, sono descritti dall'autore nei minimi particolari, e riescono a colpire come un pugno allo stomaco il lettore in diversi frangenti. Particolarmente avvincente la descrizione minuziosa della grande crisi che colpì il paese nel 1995, che porterà la Nord Corea quasi sull'orlo del collasso e ridurrà allo stremo gran parte della popolazione a causa della denutrizione e della miseria. Allo stesso modo, particolarmente commovente risulta il racconto della prigionia del padre: in Corea del Nord finire in un campo di concentramento è quasi sempre garanzia di morte, ma il padre di Hyok riuscì miracolosamente a cavarsela scappando in Cina dove capì tutte le menzogne che il regime comunista raccontava al popolo. Una fuga che porterà il padre di Hyok a pianificare di andarsene con tutta la famiglia verso la nuova terra promessa, dove “ anche i poveri mangiano riso”. Un progetto che andrà in porto e che occuperà tutta la seconda parte del racconto: l'arrivo in terra cinese rappresenta per Hyok una benedizione ma anche una maledizione, significa vivere da clandestini, sotto mentite spoglie, con il rischio di essere catturati dalla polizia in qualsiasi momento e rispedito in Corea, dove li attenderebbe la condanna a morte. Una cattura che puntualmente avverrà, ma i nostri riusciranno a cavarsela anche in questa situazione. Da lì, la decisione di rifugiarsi in Corea del Sud, passando per Laos e Cambogia: una marcia estenuante che però avrà un lieto fine, con Hyok e famiglia che riusciranno a iniziare una nuova vita. Questo libro è assolutamente da leggere, fa capire molte cose di un paese di cui il mondo sa ancora ben poco. Aiuta il lettore a capire come in circolazione vi siano ancora regimi terribili, ove la democrazia non ha attecchito, e che continuano ad esistere nel disinteresse delle grandi potenze mondiali. Una situazione inaccettabile che non accenna a cambiare, di cui tuttora non si riesce a vedere una fine. Un libro di facile comprensione, che può essere letto da chiunque, assolutamente imperdibile. Per capire che nel mondo esistono ancora situazioni incresciose, che non possono ancora passare sotto silenzio.

di Tommy per la rubrica "LETTERATURA".

lunedì 19 maggio 2014

CINEMA: "TOM A' LA FERME - Xavier Dolan"




L’anno scorso alla settantesima Mostra del Cinema di Venezia, tra i tanti bei film in concorso, c’era anche questo Tom à la ferme del giovanissimo regista canadese, film che non ha ancora avuto una distribuzione nazionale ma che ho potuto apprezzare al FlorenceQueerFestival dello scorso novembre. Xavier Dolan ha appena venticinque anni ma conta già al suo attivo quattro lungometraggi (il quinto è in arrivo) dei quali è regista, sceneggiatore ed attore protagonista.  A soli diciannove anni esordisce alla regia con J’ai tué ma mère, presentato a Cannes 2009, film che faceva già presagire un grande talento (per poterlo vedere ho dovuto mettere a dura prova il mio scolastico francese). Se quello era un buon film, questo è senza dubbio un grandissimo film.

Tom à la ferme parla innanzitutto di omosessualità, come tutti i film di Dolan, del resto. In realtà è quanto di più distante possa esserci da un film a tema o da un film politico. L’omosessualità è solamente uno dei tanti elementi di un racconto che sfugge ad ogni catalogazione di genere, ma che anzi, questi generi, li fonde per dar corpo ad una sorta di ibrido. Spiazzante per come passa dal thriller al noir senza apparente soluzione di continuità, regalandoci scene di grande intensità e commozione. Troppo ambiguo? Troppo torbido? Signori, è la realtà.

Il giovane Tom sta recandosi dalla città alla campagna per assistere al funerale di Guillaume, il suo grande amore scomparso. Arrivato alla fattoria della famiglia di Guillaume (che lui non ha mai conosciuto) si rende presto conto che lì nessuno lo stava aspettando, ignari come sono dell’identità omosessuale del figlio. Anzi, la madre attendeva speranzosa l’arrivo della ragazza di cui suo figlio le aveva parlato. Combattuto tra il desiderio di rivelare la vera natura di Guillaume e del loro rapporto e la necessità di non sconvolgere ulteriormente la madre già distrutta dalla morte del figlio, Tom si scontrerà, indirettamente, con l’omertà e l’ipocrisia di un’intera comunità e, direttamente, con il fratello maggiore di Guillaume che, avendo intuito la vera identità dell’ospite, cercherà in ogni modo di impedirgli di svelare il segreto, di pronunciare quelle parole che sono poi l’unica cosa che ancora lega Tom al suo grande amore perduto. Un legame che, forse inconsciamente forse no, andrà a ricercare nel fratello.

Dolan mette in scena l’incomprensibile ed imprevedibile tumulto delle emozioni, la forza irrazionale della passione, l’amore che va al di la di ogni cosa; e lo fa con tale onestà e tale sentimento che non può che coinvolgerci tutti.

di Diccì per la rubrica "CINEMA".


sabato 17 maggio 2014

FUMETTI: "BIG BANG - Domenico Martino"

(Link al capitolo 1)


di Domenico Martino per la rubrica "FUMETTI".

venerdì 16 maggio 2014

NEWS: "RICCHI SEMPRE PIU' RICCHI. "IT'S THE ECONOMY, STUPID!""





E’ nata una nuova “superstar” tra gli economisti. Curioso è che non si tratti di qualche “capoccione” del MIT o di Harvard, ma di un francese noto più per le sue percosse alla ex-moglie, ora attuale ministro della cultura francese, che per i risultati accademici conseguiti. Almeno fino ad ora. Il suo nome è Thomas Piketty, studioso del vecchio continente che ha letteralmente conquistato il mondo accademico ed il dibattito economico come non accadeva dagli anni di Keyens. Le Capital au XXIe Siécle, sta facendo su Amazon vera e propria incetta di prenotazioni e l’autorevole The Economist ironizza sulla sua fama con un articolo dal titolo “Bigger than Marx”.
Ed è proprio prendendo spunto da Marx e dalla sua tesi di un accumulo infinito del capitale che Piketty “narra” di una “storia” dal potere quasi rivoluzionario. Nell’opera infatti, con tanto di dati e formule alla mano, lo studioso giunge a provare come nei sistemi capitalistici moderni per una legge “meccanica”, quasi “di natura”, i ricchi stiano divenendo, e diventeranno, sempre più ricchi. La disuguaglianza sociale continuerà inesorabile ad aumentare e i valori di giustizia sociale su cui poggiano le società democratiche saranno in futuro seriamente minacciati. Il meccanismo descritto dall’economista francese sembra poi talmente invincibile che i critici più liberisti hanno semplicemente concluso come, nel mondo di Piketty, i capitalisti non debbano sentirsi troppo in colpa. Non dipende da loro se diventano sempre più ricchi, “it’s the economy, stupid”.
Per spiegare in parole povere cosa sta accadendo, secondo il teorico francese il ritmo di crescita della produzione industriale (sintesi del concetto di “economia reale”) nel lungo periodo non supera mai in maniera significativa un valore annuo pari a 1-1.5% in termini reali. E a fronte di un aumento del PIL intrinsecamente debole, il rendimento dei capitali finanziari e patrimoniali corre molto più rapidamente:
"La rendita media del capitale è del 4-5% all'anno […].Di conseguenza, come nella prima fase del capitalismo ottocentesco, oggi il rendimento del capitale è più elevato della tasso di crescita. E questa situazione scava sempre di più le disuguaglianze patrimoniali. Il capitale si riproduce da solo molto più rapidamente della crescita economica, e i ricchi diventano sempre più ricchi".
In passato, un altro economista ci aveva invece convinto del contrario. Simon Kuznets sosteneva, infatti, come il divario tra classi abbienti e meno abbienti tenda a ridursi durante le fasi di sviluppo economico. A sostegno di una tale tesi, lo studioso faceva notare come dal 1913 al 1948 la quota del reddito prodotto facente capo al segmento della popolazione USA più abbiente era diminuita di circa il 10%. Controbatte, invece, Piketty propugnando come il vero motivo trainante quella redistribuzione siano state le due guerre mondiali, fenomeni traumatici e veri “bilanciatori” della differenza tra ricchi e poveri di quel periodo.
Evidente è quindi come venga colpita al cuore quell’ipotesi di autoregolazione del sistema economico, spesso bandiera dei sostenitori del libero mercato a tutti i costi e in tutte le occasioni:
"Non esistono soluzioni naturali. Il sistema da solo non riduce le disuguaglianze. L'errore dei liberali è di credere che la crescita da sola possa risolvere ogni problema, favorendo la mobilità sociale. In realtà non è così. Le disuguaglianze restano e anzi si accentuano.”
Torna quindi a bussare (o almeno dovrebbe farlo) prepotentemente alla porta “Politica” per riappropriarsi del suo primato sull’economia ad oggi perduto:
"Il mercato e la proprietà privata hanno certamente molti aspetti positivi, sono la fonte della ricchezza e dello sviluppo, ma non conoscono né limiti né morale. Tocca alla politica riequilibrare un sistema che rischia di rimettere in discussione i nostri valori democratici e di uguaglianza.”

Dal Financial Times fanno però notare che Piketty ci ha spiegato tutto tranne perché la disuguaglianza è così disdicevole. Il filosofo John Rawls sosteneva infatti che un certo tasso di disuguaglianza fosse accettabile purché ne traessero beneficio anche gli ultimi della scala sociale (e mi aggiungo a coloro che appoggiano tale visione). Su questo ammetto ci possa esser da ridire, ma di sicuro le teorie dell’economista francese sono arrivate al momento giusto: dopo sette anni di crisi, in tutto il mondo gli economisti tirano un sospiro di sollievo. Finalmente c’è una nuova narrazione che spiega cosa sta accadendo: i ricchi che si arricchiscono, i politici che non fanno abbastanza politiche re-distributive, gli imprenditori che non investono nell’economia reale, le banche che non prestano perché meno profittevole. E sono tutti assolti.

di Maste per la rubrica "NEWS DAL FUTURO".

martedì 13 maggio 2014

LETTERATURA: "IN VINO VERITAS"





Ero in una delle peggiori baracche sputa alcool della zona. Entrando sentii come un odore di marcio, un odore di sangue e sudore, ma non mi scoraggiai e tirai dritto fino al bancone.
Alla mia destra un vecchio canuto mi scrutava quasi fossi un alieno. Continuava a fissarmi e alternava occhiatacce a sputi a ripetizione centrando il più delle volte una sputacchiera sotto il bancone.
“Esistono ancora?” chiesi all'uomo.
“........”.
“Pensavo esistessero solo nei vecchi film. In quei western in cui la vita è tutta sputi e pallottole”.
“..........”.
Troncai la conversazione. Mi sembrava di essere stupido insistendo in quella conversazione surreale. Ordinai un bicchiere di vino.
“Rosso o bianco?”.
“Rosso” risposi frettolosamente.
“Che tipo di rosso preferisce?” chiese il barista.
“Qualsiasi...purché nobiliti il mio animo”.
“Allora ho quello che ci vuole” rispose con un sorrisetto che sembrò sfumare nel diabolico.
In verità ero un grande intenditore di vini, ma quando varcavo quella soglia, avvolto dal buio della notte, non facevo grandi distinzioni, mi scollegavo completamente dal mondo reale, dal mio lavoro, entravo in quel Paradiso Inferno che distillava il mio spirito rendendolo forte, ma allo stesso tempo mi riduceva a una pezza da piedi. Mi infischiavo di tutto ciò. Giudizio della gente? Puah, roba da benpensanti.
Al secondo bicchiere incrociai gli occhi di una mora niente male. Mi superò dopo una rapida occhiata come se niente fosse, come se fossi un fantasma. Volevo maledire la sua sagoma che si allontanava lentamente; ma la guardai ancheggiare fino all'ultimo tavolo del locale.
Guardandomi intorno vidi che non ero messo poi così male. Casi umani dalla a alla z si aggiravano silenziosi come lucertole. Mi immaginai ciascuno di loro con un enorme peso da portare appresso.
Il vecchio che sputava aveva un enorme zaino da campeggiatore che reggeva a malapena; dentro probabilmente portava tutti i suoi peccati, tutti i suoi segreti, e così tutti gli altri. Il più curioso era un uomo sulla quarantina che annaspava a destra e a sinistra con una sorta di carriola. Sembrava pesantissima, cercai di guardare più a fondo e pensai che fosse ricolma di ingordigia, ma forse fu solo una facile deduzione, vista l'enorme pancia che si portava dietro
Avrei voluto saper scrivere. Tutte quelle occasioni, tutti quei soggetti che albergavano all'interno delle mie sortite notturne. Michele il pazzo, che aveva così tanti tic da poterli catalogare. Gianni il ladro. Ah, Gianni era il mio preferito. Era un ladro caritatevole, rubava ai ricchi, ma non per dare ai poveri, solamente per allargare il suo portafogli. Che stupendo personaggio sarebbe stato per un romanzo. Un ladro che per derubare i ricchi affitta di volta in volta uno smoking che lo trasformi in un perfetto gentleman, un ladro in borghese, rasato e ripulito dalla testa ai piedi che si impegnava nell'arduo compito di riequilibrare gli squilibri sociali, o almeno i suoi.
Dopo il quarto bicchiere sentii che avevo bisogno di una donna. Uscivo spesso da solo, ma cercavo sempre un po' di compagnia, cercavo una donna che mi potesse far sentire meno solo, che mi potesse far sentire un vincitore in un mondo di sconfitti, almeno per una notte.
Mi guardai intorno. Niente di niente. Esclusa la mora che mi aveva snobbato rimaneva soltanto Barbara, una signora minuta che setacciava tutti i bar della zona per ore ed ore. Se ne stava zitta a guardare, a muovere la testa verso ogni dove, sembrava aspettare qualcosa. Farfugliava parole senza senso di giorno in giorno. Solo dopo anni scoprii da un ragazzo che la piccola Barbara aspettava il marito. Un marito morto, chiuso in un ricordo che aveva perpetuato all'infinito, perdendosi al suo interno, in quel labirinto di dolore che la faceva illudere che prima o poi sarebbe arrivato, che prima o poi sarebbe tornato, e tutto si sarebbe finalmente aggiustato. Non successe mai. Barbara stette diciannove anni ad aspettare, senza rendersi conto che accanto a lei il mondo continuava a cambiare, la ruota continuava a girare. Quando andavo in collera sputavo ai quattro venti offese e calunnie di ogni tipo. La più gettonata rimaneva sempre: “Diventerai come Barbara, sì, spero proprio ti succeda lo stesso”. In verità, da lucido, riflettevo sempre sulle mie parole e mi rendevo conto che nessuno si sarebbe meritato tanto, nemmeno il mio peggior nemico. Ma l'alcool spesso mi faceva dire cose che non pensavo; sì era l'alcool il motore di tutto.
Dopo il sesto bicchiere una zanzara cominciò a girarmi intorno, volteggiava qua e la quasi in segno di sfida. La guardai. Le lanciai un'occhiata da pistolero. Se ne andò come intimorita dal mio atteggiamento; ma probabilmente aveva capito che il mio sangue era guasto, come la mia vita. Continuai a sorseggiare il bicchiere di vino pensando che se l'era data a gambe per via dello sguardo da pistolero.
I bicchieri di vino si ammassavano uno dietro l'altro alzando la temperatura piano piano.
Il calore, lo stordimento da alcool, le immagini di tutti quei bagagli che la gente si portava appresso mi fecero pensare di essere all'Inferno. Ecco spiegato l'odore di sangue e sudore.
Non potevo crederci, ero morto e non me n'ero reso conto? No, non poteva essere reale, niente di tutto quello poteva essere reale. Mi alzai un po' scosso. Il nono bicchiere mi aveva steso.
Andando in bagno urtai diversi tavoli sulla mia strada. Entrando mi guardai allo specchio. Un morto vivente. Come ero potuto arrivare a tanto? Ero verde, o forse giallo, non distinguevo bene le sfumature che mi aveva lasciato l'alcool addosso dopo tutti quegli anni. La vescica iniziò a chiedere pietà. Entrai in uno dei bagni. Sbattei contro la porta.
“Un po' sbronzo eh!?” disse una voce dal bagno accanto.
“Più morto che vivo”.
“E' il compromesso giusto. La sera leoni e la mattina dopo coglioni, no?”.
“Più o meno”.
“Mi stai simpatico”.
“Ma se non ci vediamo nemmeno”.
“Sì è vero, ma a pelle...”.
“Qui di pelle ne vedo tanta...ma nella mia mano...”.
“Vedi che avevo ragione. Dai confidenza agli sconosciuti. Sei uno a posto”.
“Ok, amico. Stasera crederò a tutto ciò che mi dirai. Quindi sì, sono a posto e ho anche un certo senso dell'umorismo” risposi abbottonandomi i pantaloni.
Mi misi a sedere sulla tazza del cesso. Ero troppo sbronzo, dovevo riprendermi qualche minuto.
“Ehi amico, sei ancora lì?” chiese la voce.
“Certo amico. Ti sento forte e chiaro e tu?”.
“Certo che ti sento, ho fatto io la prima domanda”.
“Scherzavo amico, scherzavo. Non è che questo che si fa fra amici?”.
“Puoi dirlo forte. Avrei pagato per avere amici come te”.
“Cazzo amico così mi commuovi”.
“Piangi pure, tanto da qui non ti vedo”.
“Ci sarebbe davvero da piangere, ma preferisco bere”.
“Una massima di tutto. Se a casa non mi è passata di mente giuro che la scrivo”.
“Bravo, diffondi il verbo, che magari creiamo un esercito di nottambuli”.
“Sei forte amico, se anche Alfredo fosse stato così accondiscendente...”.
“Chi cazzo è Alfedo?” chiesi a botta sicura.
“Era il mio migliore amico”.
“E ora?”.
“Abbiamo avuto una feroce discussione e ora non c'è più”.
“Gli amici vanno e vengono”.
“Sì, ma lui non tornerà più...”.
“Morto un Papa se ne fa un altro”.
“E' vero, ma non potrò mai scordare tutto quel sangue, quegli urli”.
“Oh cazzo amico, l'hai fatta grossa”.
“Ormai sono passati anni. Tutto perché non mi dette ragione. Se tutti fossero accondiscendenti come te. Se almeno Alfredo lo fosse stato...”.
“Ti capisco, ti capisco, anche io voglio sempre avere ragione. Ora ti saluto. E' stato un piacere amico. Non presentiamoci, rimaniamo così, nell'oscurità di una pisciata in compagnia, almeno questo ricordo rimarrà immacolato. Ti saluto amico”.
“......”.
Sentii dei singhiozzi, o almeno è quello che ricordo. Uscendo dal bagno fui punto da una zanzara.
Mi resi conto di essere ancora nel mondo dei vivi. Avevo sentito dolore. Ero vivo.
Andando al bancone ordinai il decimo bicchiere di vino, lo iniziai a sorseggiare lentamente e il rosso liquido divino mi fece capire molte cose. Era il vino che mi aveva salvato. Da sobrio avrei trattato quello sconosciuto frettolosamente, lo avrei liquidato in pochi secondi e probabilmente sarei finito morto stecchito in quel bagno. Sì, il vino mi aveva salvato. Presi il cellulare e chiamai gli sbirri. Non ero un infame, ma in quel momento mi sembrò la cosa giusta da fare.
Uscendo pensai al peso che mi trascinavo dietro, ai miei fallimenti che non sarebbero entrati neanche in una cisterna enorme, sarebbero straboccati da ogni parte. Ripensai alla mia vita, ma questa è un'altra storia.

di Elle Bi per la rubrica "LETTERATURA".