Dico
subito una cosa: questi sono 50 minuti (circa) scioccanti,
stupefacenti, quasi indimenticabili. E’ difatti con immenso stupore
che termino l’ascolto del nuovo album dei Thee Silver, quasi mi
fossi dimenticato le loro origini prestigiose. Difatti il gruppo è
un progetto parallelo dei Goodspeed You! Black Emperor, band che a
cavallo tra gli anni novanta e duemila ha sfornato diversi capolavori
del post rock (se così si può definire), sfiorando la perfezione
dei Mogwai e in alcuni casi andando anche oltre. Una perfezione calma
ed oscura, una perfezione prevalentemente sfuggevole. Sì, proprio
così. Se dovessi trovare un aggettivo per descrivere il gruppo
canadese, userei proprio questo, sfuggevoli. Sfuggevoli perché
lasciano sempre interdetti, stupiscono sempre, e difficilmente si
riesce a capirli al primo ascolto. C’è sempre qualcosa che
(s)fugge tra le loro note, confondendo critici e non solo. Non hanno
un genere, e neanche vogliono averlo. Post-rock, progressive, noise?
Hyper-blues, punk-ambient, cosa sono? Ma alla fin fine cosa importa?
Perché cercare di classificare l’arte? Perché cercare di dare un
senso a tutto? Quando cominciai a scrivere recensioni musicali per il
cARTEllo avevo alcuni dubbi, non ero proprio convinto. I dubbi erano
morali, da vero amante della musica e di tutte le arti. Erano i dubbi
di chi odia i critici, e chi cerca di etichettare qualsiasi cosa.
Erano i dubbi di chi odia l’ordine delle hit e delle classifiche a
favore del caos disordinato dell’underground, di chi se ne sbatte
di avere un ottimo voto sulle riviste e pensa solo a produrre ottima
arte. Dubbi anche derivanti dalla paura, paura di diventare appunto
ciò che odio, un critico. E, quando ascolto album del genere, i
dubbi tornano. Perché tutto ciò è inclassificabile, trasparente,
si può dire che questa sia musica proveniente dall’anima. Anima,
quanto di più sfuggevole esista. Musica dal peso specifico di 21
grammi, musica intangibile. E così viene quasi voglia di non
parlarne, solo di ascoltarla. Potrei scrivere di Fuck Of Get Free,
stupenda suite che si scatena per otto minuti per poi attorcigliarsi
su una conclusione che ricorda i PIxies più scatenati. Potrei
scrivere di Austerity Blues, un rock di matrice blues che li avvicina
a dei Led Zeppelin degli anni 2000, oppure del furore di Take Away
These Early Grave Blues ( una traccia che spazza via ogni atomo di
calma quotidiana). E che dire della stupenda Little Ones Run, che
arriva dopo mezz’ora di pura adrenalina a portare un piccolo senso
di pace, pace che è solo apparente nella successiva What We Loved
Was Not Enough, monumentale riassunto di un epoca marchiata alt-rock.
Infine tutto si conclude con Rains Thru The Roof Of The Grand
Ballroom, psicotica, psichedelica e noise, toccante come un addio.
Addio che si compie con la fine della stessa. Potrei stare altre due
o tre pagine a parlare di questo album, tentando di dare un senso a
questo miscuglio di generi, a questo capolavoro inaspettato che
spunta improvviso candidandosi come miglior album del 2014. Ma cerco
di essere coerente e non lo faccio, mi sto già sentendo troppo
critico e come detto prima ciò mi spaventa. Resto all’iniziale
senso di stupore che mi ha lasciato quest’opera e mi affido a
gruppi come i Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra, che
fortunatamente continuano a emozionare (sfuggendo alle
classificazioni). Nella vita c’è chi critica e chi viene
criticato. Io sarò sempre dalla parte dei secondi. Buon ascolto.
di Mi.Di per la rubrica "MUSICA".







.gif)
Reperisco subito! Ottima segnalazione!
RispondiEliminaGrazie!!! Il mio intento (come si capisce anche dalla recensione) è quello di far conoscere buona musica alle persone descrivendola attraverso mie sensazioni personali, piuttosto che analizzarla e classificarla. Finchè ciò accadra ne sarò estremamente felice.
Elimina