giovedì 8 maggio 2014

MUSICA: "FUCK OFF GET FREE WE POUR LIGHT ON EVERYTHING - Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra"



Dico subito una cosa: questi sono 50 minuti (circa) scioccanti, stupefacenti, quasi indimenticabili. E’ difatti con immenso stupore che termino l’ascolto del nuovo album dei Thee Silver, quasi mi fossi dimenticato le loro origini prestigiose. Difatti il gruppo è un progetto parallelo dei Goodspeed You! Black Emperor, band che a cavallo tra gli anni novanta e duemila ha sfornato diversi capolavori del post rock (se così si può definire), sfiorando la perfezione dei Mogwai e in alcuni casi andando anche oltre. Una perfezione calma ed oscura, una perfezione prevalentemente sfuggevole. Sì, proprio così. Se dovessi trovare un aggettivo per descrivere il gruppo canadese, userei proprio questo, sfuggevoli. Sfuggevoli perché lasciano sempre interdetti, stupiscono sempre, e difficilmente si riesce a capirli al primo ascolto. C’è sempre qualcosa che (s)fugge tra le loro note, confondendo critici e non solo. Non hanno un genere, e neanche vogliono averlo. Post-rock, progressive, noise? Hyper-blues, punk-ambient, cosa sono? Ma alla fin fine cosa importa? Perché cercare di classificare l’arte? Perché cercare di dare un senso a tutto? Quando cominciai a scrivere recensioni musicali per il cARTEllo avevo alcuni dubbi, non ero proprio convinto. I dubbi erano morali, da vero amante della musica e di tutte le arti. Erano i dubbi di chi odia i critici, e chi cerca di etichettare qualsiasi cosa. Erano i dubbi di chi odia l’ordine delle hit e delle classifiche a favore del caos disordinato dell’underground, di chi se ne sbatte di avere un ottimo voto sulle riviste e pensa solo a produrre ottima arte. Dubbi anche derivanti dalla paura, paura di diventare appunto ciò che odio, un critico. E, quando ascolto album del genere, i dubbi tornano. Perché tutto ciò è inclassificabile, trasparente, si può dire che questa sia musica proveniente dall’anima. Anima, quanto di più sfuggevole esista. Musica dal peso specifico di 21 grammi, musica intangibile. E così viene quasi voglia di non parlarne, solo di ascoltarla. Potrei scrivere di Fuck Of Get Free, stupenda suite che si scatena per otto minuti per poi attorcigliarsi su una conclusione che ricorda i PIxies più scatenati. Potrei scrivere di Austerity Blues, un rock di matrice blues che li avvicina a dei Led Zeppelin degli anni 2000, oppure del furore di Take Away These Early Grave Blues ( una traccia che spazza via ogni atomo di calma quotidiana). E che dire della stupenda Little Ones Run, che arriva dopo mezz’ora di pura adrenalina a portare un piccolo senso di pace, pace che è solo apparente nella successiva What We Loved Was Not Enough, monumentale riassunto di un epoca marchiata alt-rock. Infine tutto si conclude con Rains Thru The Roof Of The Grand Ballroom, psicotica, psichedelica e noise, toccante come un addio. Addio che si compie con la fine della stessa. Potrei stare altre due o tre pagine a parlare di questo album, tentando di dare un senso a questo miscuglio di generi, a questo capolavoro inaspettato che spunta improvviso candidandosi come miglior album del 2014. Ma cerco di essere coerente e non lo faccio, mi sto già sentendo troppo critico e come detto prima ciò mi spaventa. Resto all’iniziale senso di stupore che mi ha lasciato quest’opera e mi affido a gruppi come i Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra, che fortunatamente continuano a emozionare (sfuggendo alle classificazioni). Nella vita c’è chi critica e chi viene criticato. Io sarò sempre dalla parte dei secondi. Buon ascolto.

di Mi.Di per la rubrica "MUSICA".

2 commenti:

  1. Risposte
    1. Grazie!!! Il mio intento (come si capisce anche dalla recensione) è quello di far conoscere buona musica alle persone descrivendola attraverso mie sensazioni personali, piuttosto che analizzarla e classificarla. Finchè ciò accadra ne sarò estremamente felice.

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