martedì 6 maggio 2014

LETTERATURA: "BOOMERANG - Capitolo 7, I preparativi"

(Link al capitolo 6)


Il giorno della festa era finalmente arrivato, tutti si aspettavano un qualcosa di grande, e la tensione che aleggiava nell'aria faceva presagire che sarebbe stata una serata indimenticabile.
Jessy e Camille il giorno prima furono incaricate di reclutare qualche bella donzella.
“Ehi Jess” disse Jo al telefono.
“Bzzrzzzozzz”.
“Ehi Jess, mi senti?”.
“Sì, ora ti sento forte e chiaro. Questo cazzo di telefono...lo odio”.
“Ho un compito per te. Devi convincere un gran numero di troie, troiette e surrogati vari a venire alla festa”.
“Come siamo volgari...”.
“Sono sincero, volgare è un'altra cosa. Insomma? Ci stai?”.
“E io cosa ci guadagno?”.
“Il mio rispetto!?”.
“Il tuo rispetto vale come una gomma da masticare”.
“Troia”.
“Riattacco”.
“No, no, Jess, scusa, ti supplico, sei l'unica in grado di farlo”.
“Mmm...due centoni e avrai una quantità di passera che ti rimarrà impressa per un bel po'...almeno fino a quando non tirerai le cuoia, e non pensare che manchi così tanto...” disse Jessy punzecchiando Jo dall'altro capo della linea.
“Troia”.
“Trovatele da solo delle donzelle disposte a venire a una festa di tossici...con la tua faccia, e sopratutto con quella di Rob, voglio proprio vedere cosa ne verrà fuori. Una festa popolata da casi umani: eroinomani, tisiche, alcolizzate, narcolessiche, zoppe, un bel circo...non vedo l'ora”.
“Cazzo Jess, scusa. Ti darò i duecento”.
“Trecento”.
“Brutta trrr...Ok, ci sto” rispose Jo con le vene tappate di rabbia.
“Ok, patto sancito. Ci becchiamo domani. Penserò a come spendere i tre fogli da cento”.
Jo si chiese come fosse possibile che quella donna famelica riuscisse a vincere tutte le battaglie che si presentavano di giorno in giorno. Era un demonio, una bomba ad orologeria pronta a esplodere da un momento all'altro. Nessuno poteva salvarsi da Jess, almeno per ora.
Jess avrebbe dovuto impegnarsi molto, aveva un solo giorno a disposizione, ma i trecento che già si pregustava le conferivano una forza degna di un conquistatore.
“Ehi Rob, è venerdì. Sai che succede stasera, vero?” chiese David al telefono.
“No. Che cazzo succede amico? E' morto qualcuno?”.
“Dai Rob, non fare il cazzone, c'è la festa amico, la festa”.
“Porca puttana, la festa, me n'ero scordato”.
“Sei completamente fuso”.
“Che ore sono?”.
“Le dieci”.
“Cazzo le dieci, scusa David, non ce la farò mai”.
“Non dire cazzate Rob, c'è una valanga di tempo ancora”.
“A che ora inizia la festa?”.
“Penso verso le dieci e trenta”.
“O cazzo, o cazzo, non ce la farò mai, non ce la farò mai”.
“Calmati amico”.
“Mezzora, solo mezzora. Ce la posso fare, sì Rob ce la puoi fare”.
“Sei proprio fuori. Da quando ti sei dato alla terza persona?”.
“Dai Rob, dai che ce la fai”.
“Sei matto come un cavallo. Sono le dieci di mattina, adesso. Oh pazzo!”.
“Fiuuu. L'ho scampata bella amico”.
“Hai dodici ore, fatti una doccia, ficcati due dita in gola, vomita tutta la merda che hai ingurgitato ieri notte e mangia qualcosa”.
“Grazie mammina, come sei premurosa...la merenda per la scuola me l'hai preparata?”.
“Pazzo”.
“Fiacco”.
“Fiacco io? Stasera lo vedrai, grazie a me sarà una festa galattica”.
“Grazie a te? Guarda che la tua presenza da sola non basta di certo a ravvivare la festa. Non hai di certo un gran bel paio di tette”.
“Vedrai, vedrai” disse David riattaccando e scomparendo nel mistero.
“Che cazzo avrà voluto dire con quel vedrai?” si chiese Rob incuriosito a morte.
Le lancette del tempo giravano velocemente verso la meta. Tutti, tranne Rob, si impegnavano per la ricerca di qualche povero cristo che avrebbe dipinto e popolato la loro festa. Sì, quella era la loro festa, e doveva venire una cosa colossale, da scrivere negli annali e quindi la presenza di belle ragazze e sballati vari era essenziale; senza, tutto sarebbe andato a rotoli.

Ore 15: 23
Camille e Jessy camminano per strada, la prima sembra aver paura di qualcosa, lo sguardo dimostra insicurezza, paura di sbagliare, ma anche la camminata non è delle più tranquille in quanto uno sgambettare frenetico la fa schizzare a destra, a sinistra e davanti a Jess senza un attimo di pausa.

“Eh cazzo, fermati un po'” disse Jess sbottando su Camille.
“Scusa. E' che sono in ansia per la festa. E' che avevi...”.
“Sì, sì, lo so, avevo promesso a Jo che avrei popolato la festa di così tanti culi che non si sarebbe più vista la differenza fra un bordello e la casa di Rob. E' vero, forse ho esagerato. Ma che ci posso fare se le donne mi odiano?”.
“Io non ti odio”.
“Camille, lascia perdere”.
“Mancano poche ore alla festa e siamo riuscite a convincere solo una manciata di ragazze”.
“Tranquilla, magari qualcuna di quelle non interessate alla fine cambierà idea...”.
“Lo escludo a priori”.
“Perché?”.
“Le hai offese dalla prima all'ultima, una l'hai addirittura rincorsa”.
“E che dovevo fare? Quella ha fatto l'arrogante”.
“Ha solo detto che non va alle feste di sconosciuti”.
“Ecco, appunto. Mi sono sentita offesa”.
“Mah...”.
“Comunque...pace, tanto, diciamocelo sinceramente, cosa volevi aspettarti da una festa organizzata in quel letamaio?”.
“Lo so...magari ha pulito”.
“Chi? Rob? Ah ah ah, quello al posto dei quadri ha riviste porno, dai su, Camille non credere alle favole”.
“Do a tutti una speranza”.
“Tempo perso, vabbè andiamo, tanto vale provare un ultimo giro di boa”.
“Ok”

Ore 15:34
Le due scompaiono all'orizzonte e con loro si allontana anche una flebile speranza di riuscita della festa.

Ore 18:01
Jo si sta rilassando nella vasca con tanto di radio e champagne di ottima qualità. Le sue aspettative per la festa sono enormi. D'altronde ha speso ben trecento bigliettoni per movimentarla. D'altronde ha incaricato Jessy di questo enorme fardello. Ma si sa, Jessy è Jessy, chi può dirle di no? La bellezza di 87 ragazze in meno di ventiquattrore! Ma ritorniamo a Jo. E' lì beato che si rilassa, quando il telefono squilla.

“Ehi Rob, che c'è? Ansioso per stasera?”.
“Sì, non sto più nella pelle”.
“Vedrai quando arriveranno orde di pollastre”.
“Orde?”.
“Sì amico, decine e decine di pollastre tutte per noi”.
“Sei pazzo?”.
“Chi lo sa...ho speso trecento bigliettoni per far sì che questa festa funzioni, fai un po' te...”.
“Cazzo amico, ti amo”.
“Ehi, ehi, ehi...piano con le parole, lo sai, ti voglio bene, ma non sei proprio il mio tipo”.
“Cazzone”.
“Alle otto sarò da te”.
“Ok, a dopo”.

Ore 18:03
I due riattaccano il telefono, sembrano due bambini il giorno di Natale, impazienti di scartare i nuovi regali, impazienti di mettere le mani su delle belle pollastre.

Finalmente era arrivata l'ora dell'appuntamento. Rob gesticolava come un ossesso camminando su e giù per la casa. Era in paranoia, panico da prestazione; voleva che fosse tutto perfetto. Era la sua casa e aveva giurato a se stesso che sarebbe stata una serata leggendaria. Iniziò a pensare a cosa avrebbe potuto dire, a quali drink avrebbe potuto servire, fino a quando la sua divagazione passeggera si fermò sul suo chiodo fisso; la droga. “Potrei spararmi un po' di ero, o magari una striscia di...”.
Driiiin, driiin.
“Arrivo, arrivo” disse Rob catapultandosi ad aprire.
Fuori c'erano tutti Avevano fissato alle otto spaccate, ed eccoli lì, puntuali come un orologio svizzero. Niente male per una banda di sbandati!
“E' uno splendore” dissero tutti all'unisono quando Rob aprì la porta.
Nessuno poteva crederci. Rob aveva pulito tutto da solo. Lasciò i suoi amici a bocca aperta; non una rivista pornografica a giro, niente mozziconi sui tavolini e stranamente niente macchie bianchicce a tappezzare il divano.
Il miracolo era avvenuto, quel venerdì sarebbe stato indimenticabile: Rob aveva pulito casa.
Jessy iniziò a sentirsi in colpa, aveva preso sulle spalle un impegno più grosso di lei, e rendendosi conto del suo fallimento - messo a paragone con l'impegno e l'olio di gomito di Rob - si incupì maledettamente.
Tutti si erano dati da fare: Jo aveva sborsato un trecentone, Camille aveva cercato di convincere le ragazze che incontrava con molto più garbo e dedizione di Jessy e Rob aveva pulito casa. Rimaneva solo David, che sembrava non aver mosso un dito, ma aveva la calma e la sicurezza di un Dio.
Dopo qualche veloce scambio di battute, i cinque iniziarono i preparativi per la festa. Il tempo volò inesorabile, ma alle ventidue e trenta nessuno si fece vivo.
“Ti devo confessare una cosa” disse Jessy a David in un angolo.
“Dimmi”.
“Ho preso trecento euro da Jo per trasformare questa casa in un bordello”.
“Brava, ottima mossa. L'impegno va pagato caro”.
“Ma...ehm...io non è che abbia raggiunto risultati così eccelsi”.
“Tranquilla, arriveranno, arriveranno” rispose David appoggiando una mano sulla spalla di Jessy.
In quel momento Jessy capì che David era diverso dagli altri. Si rese conto che le infondeva una sicurezza spaventosa. Quel semplice gesto la tranquillizzò come un fiore dopo una tempesta.
Driiin, driiin, driiin.
“Dai cazzo, aprite”.
“Forse abbiamo sbagliato indirizzo”.
“E' qui la festa?”.
“Ragazzi qui non c'è scritto niente. Come hai detto che si chiama la festa?”.
“Mi sembra qualcosa come Robbiland”.
David incrociò lo sguardo di Jessy, le sorrise, e lei arrossì tutto d'un tratto. Non rendendosi conto di quella stupida reazione emotiva, si voltò da un'altra parte, ma con la coda dell'occhio mirò dritto verso la porta. Fuori, un ammasso di carne e divertimento aspettava di entrare, erano tutti in fibrillazione. Che le minacce e i modi poco rassicuranti di Jess avessero funzionato? Che i trecento bigliettoni avessero innescato la bomba? Tutti si chiedevano come fosse possibile che alle ventidue e quarantacinque ci fosse già così tanta gente alla loro festa.
“Buonasera. Benvenuti a Robbiland” disse David inchinandosi e sorridendo bellamente con il ghigno di un diavolo.

di Elle Bi per la rubrica "LETTERATURA".

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