giovedì 24 aprile 2014

MUSICA: "BEST OF 90's - Parte 1"



Afterhours- hai paura del buio (1997) Il gruppo di Manuel Agnelli sforna un vero e proprio capolavoro, dando linfa vitale al rock italiano, dividendosi tra alt-rock e grunge. Forse il miglior album che una band italiana abbia concepito. Voto: 7
Air- moon safari (1998) Il duo francese porta l'elettro pop ai massimi livelli, unendo i Kraftwerk ai Pink Floyd, con un tocco moderno. Una vera passeggiata sulla luna. Alieni. Voto: 8
Beastie boys- check your head(1992) 7, ILL communication(1994) 7.5, hello nasty (1998) 7 Partono dal punk incazzato per arrivare all'hip hop. Paladini del genere.
Beck- golden feelings (1993) 7, stereopathetic soulmanure (1994) 7, mellow gold (1994) 8.5, one foot in the grave (1995) 6.5, odelay (1996) 8, mutations (1998) 6.5, midnite vultures (1999) 7 Ha rivoluzionato la figura del cantautore unendo ogni tipo di genere, partendo dal lo-fi fino ad un post rock di matrice elettronica unito al country, al blues, al folk, all'hip-hop, ecc. Genio.
Bjork- debut (1993) 8, post (1995) 8, homogenic (1997) 8 Probabilmente il più grande talento femminile degli ultimi 30-40 anni. Cos'altro aggiungere?
Blur- blur (1997) I Blur, a differenza dei tanti odiati Oasis, loro antagonisti secondo la selezione naturale dei critici, dimostrano di saper fare musica vera e di poter uscire dai canoni del caramelloso e ruffiano brit-pop, unendo lontani richiami grunge (Song 2) sino al più sofisticato post rock di Essex Dogs. Camaleontici. Voto: 7.5
Bran van 3000- glee (1998) Chi si dimenticherà mai di Drinking In LA? La loro rock-house è divenuta ormai un simbolo degli anni 90. Voto: 7.5
Bruce Springsteen- Philadelphia ost (1995) Nel 1995 il vecchio Bruce vinse l'Oscar grazie alla colonna sonora del film Philadelphia. Una sola canzone, Streets of Philadelphia, uno dei singoli più belli e commoventi del decennio. Voto: 8
Chemical brothers- exit planet dust (1995) 7, dig your own hole (1997) 6.5, surrender (1999) 7.5. Cosa dire? Il duo più conosciuto della musica elettronica, probabilmente il più geniale, il gruppo che ha portato il genere agli occhi di tutto il mondo.
Cranberries- no need to argue (1994) In un best of degli anni 90 la loro presenza è obbligatoria. Zombie è uno degli inni dell'epoca. Voto: 7.5
Cure- wish (1992) Con i grandi capolavori ormai alle spalle, i Cure escono con un album piacevole, influenzato dalle sonorità shoegaze. Voto: 6.5
Daft punk- homework (1997) La disco retrò alla conquista del mondo. Around the World. Un classico. Voto: 7,5
David Bowie- outside (1995)7, earthling (1997) 7.5 Su David è già stato detto tutto (o quasi). Nonostante tutto questi sono due album da riscoprire, ingiustamente passati inosservati nella mastodontica discografia del duca bianco. Ps- Little Wonder (da Earthling) è nella mia top 5 personale di David. Infamatemi pure.
Fabrizio De Andrè- Le nuvole (1990) 6.5, Anime salve (1996) 7.5 Il sommo poeta della musica italiana continua a produrre emozioni, sino alla fine.
Depeche Mode-violator (1990) 7.5, ultra (1997) 7.5. Anche qui riceverò molte offese, probabilmente, ma Ultra è l'album più sottovalutato dei Depeche, forse il migliore. Forse.
Dj Shadow- endtroducing (1996). Una collezione di vinili infinita e genialità ai piatti. Una ricetta che ha fatto di Dj Shadow uno dei dj più importanti (e influenti) al mondo. Voto 7,5
Fatboy Slim-better living through chemistry (1996) 7, you've come a long way baby (1998) 7.5 L'inventore della big beat, ha fatto più lui con 2 album che intere generazioni di dj. Avvicinando la figura del disc jokey a Dio.
Jeff Buckley- grace (1994) 8, sketches for my sweetheart the drunk (1998) 7.5 Uno dei più commoventi cantautori degli anni '90, il più delicato, nostalgico. Una voce angelica, purtroppo colpita dalla stessa sfortuna che ha perseguitato anche il padre (un certo Tim Buckley).
Lou Reed & John Cale -song for drella (1990). Il duo leggendario si riunisce dopo tanti anni sfornando una piccola gemma, un capolavoro nostalgico che fa tornare la mente indietro nel tempo. Voto: 8
Manu Chao- clandestino (1998) Manu Chao, il clandestino della musica, in fuga continua verso l'industria che tentava di inglobarlo, ci trascina in un viaggio tra marijuana e donne messicane. Voto: 7
Massive Attack- blue lines (1991) 8, protection (1994) 8.5, mezzanine (1998) 8.5 I creatori del trip hop, geni e cantori delle tensioni di fine millennio, istrionici musicisti capaci di spaziare dalla dub all'elettronica. Difatti il trip hop è il genere del pastiche, è un genere meticcio, bastardo, che unisce cinquant'anni di musica. Monumentali.
Moby- play (1999) Il dj americano, lancia una sequenza pazzesca di hit con questo album manifesto della musica chill, un ambient spinta e ibrida, fusa ad house ed elettronica. Voto: 7
Mogwai- ten rapid (1997) 7.5, young team (1997) 8, come on die young (1999) 8 Figli del noise, lo scompongono, lo ricompongono e poi lo sputano fuori dalle loro folli menti,creando un post-noise rock strumentale come mai è stato fatto.
Morcheeba- big calm (1998) Trip hop, chillout, ambient. Il gruppo inglese unisce i generi dando vita a qualcosa che viene suggerito anche dal titolo dell'album. Una calma infinita. Voto: 7
Mr. Oizo- analog worms attack (1999) Il più grande disco di musica elettronica della storia. Punto. Voto: 8
Nick Cave- the good son (1990) Tra sacro e profano, tra luci e ombre, il cantautore australiano conquista con le sue ballate fatte di dolore e di ferite. Voto: 8
Nine Inch Nails- the downward spiral (1994) Simboli del nichilismo, dell'autodistruzione, i NIN scrivono la storia dell'industrial con questo capolavoro. Voto: 8
Nirvana- nevermind (1991) 8, in utero (1993) 8,5, mtv unplugged (1994) 8.5. Quando dici anni '90 pensi ai Nirvana. La loro musica è entrata nell'immaginario collettivo, innalzando Kurt Cobain a portavoce di una generazione intera, quella generazione x appena uscita dai larghi sorrisi degli anni '80 che si è ritrovata improvvisamente depressa e rabbiosa, tra le macerie di un mondo ormai in malora. Storia della musica.
Pearl Jam- ten ( 1991) La parte più soft e intimista del grunge, quella dall'anima più rock e meno punk. Voto: 7
Pixies- trompe le monde (1991) A riascoltarlo oggi si scopre che Trompe le Monde è un album maledettamente sopravvalutato. Le atmosfere oniriche e sognanti ci portano in un mondo strambo e personale, quello dei Pixies. Voto: 7,5
Pj Harvey- dry (1992) Erede per qualità vocali e attitudine punk di Patti Smith, Pj Harvey dimostra di essere una delle grande cantautrici della sua generazione. Voto:7.5
Portishead- portishead (1994) 8.5,dummy (1997) 8,5 La belle époque del trip hop riassunta in due album. Due capolavori senza tempo.
Prodigy- music for the jilted generation (1994)6, the fat of the land (1997) 7 Tra techno, dance e punk, i Prodigy hanno fatto ballare generazioni intere.
Radiohead- pablo honey (1993) 6.5, the bends (1995) 7, ok computer (1997) 9 Una vera e propria enciclopedia musicale, ecco cosa sono i Radiohead. Ogni loro album, ogni loro canzone è come ascoltare la storia intera della musica, partendo dai Beatles per passare dai Jesus And Mary Chain, The Smiths e dai Rem. Ok Computer (il loro White Album) è un capolavoro, uno dei migliori 10 album del decennio (prevalentemente grazie a Paranoid Android, il punto di svolta della loro carriera, una canzone che deve entrare di diritto tra le migliori di sempre).
Rage Against the Machine- rage against the machine ( 1992) Incazzati e ribelli come la generazione che rappresentano, i Ratm sono rap, sono metal, sono funk-rock, sono hard rock. Infiammabili. Voto: 7,5
Red hot Chili Peppers- blood sugar sex magik ( 1991) Tra i pioneri di quello scritto sopra per i RATM. Voto: 7
REM- out of time (1991) 8, automatic for the people (1992) 8.5, monster (1994) 7, new adventures in Hi-Fi8 (1996) 8 Un'altra delle impronte indelebili dei 90's. Il mandolino di Losing My Religion, la nostalgia di Everybody Hurts, la poesia di E-bow the Letter. Contenitori di ricordi.
Sigur ros- agaetis byrjun (1999) Quasi indescrivibili. Dream pop, post rock, shoegaze, gli Sigur Ros, a fine decennio, riassumono e rinnovano quello che è stato. Voto: 8
Smashing Pumpkins-siamese dream(1993)7.5, mellon collie and the infinite sadness(1995) 8,5, adore (1998) 7.5 Nostalgici come i ricordi, uniscono il lato maledetto dei 90's (quello depresso e grunge) a una lucentezza pop. Mellon collie è un capolavoro di dimensioni monumentali.
Soundgarden- superunknown (1994) Tra i massimi espositori del grunge, colpiscono anche grazie alla voce fantastica del frontman Chris Cornell. Voto: 7
Tricky- maxinquaye (1996) 8.5, nearly god (1996)7.5, pre-millennium tension (1996) 7.5, angels with dirty faces (1998) 7.5, juxtapose (1999) 7.5 Il geniaccio del trip hop (ex membro dei Massive Attack) ammalia con le sue atmosfere, divise tra le strade del ghetto e paesaggi onirici.
Underworld- Dubnobasswithmyheadman (1993), born slippy.NUXX (1996) Le parole Trainspotting e Born Slippy vi dicono nulla?
UNKLE- psyence fiction (1998) Hip Hop, elettronica, post rock, trip hop. Psyence Fiction è un classico di fine millennio che ha aperto la strada a molta musica futura.
U2 - achtung baby (1991)8, zooropa (1993) 8 Se possibile recuperate i live di entrambi gli album. Spettacolari.


di Mi.Di per la rubrica "MUSICA".

martedì 22 aprile 2014

LETTERATURA: "SIG. GREEN"


Questo racconto parlerà di scimmie.
Questo racconto parlerà di te, di me, ma sopratutto delle scimmie.
Questo racconto parlerà di come il signor Green si fosse appassionato alle scimmie, ma anche di vita, morte e miracoli.
E' uno di quei racconti in cui l'autore non nasconde niente a nessuno, tutto sarà svelato a tempo debito. Il signor Green verrà svelato, ma anche il suo amore per le scimmie.
La vostra curiosità a questo punto sarà già molta, vi chiederete: “Come mai il signor Green ama così tanto le scimmie?”.
E' una lunga storia, risale tutto a quando il nostro signor Green si trovava a...
(hanno suonato al campanello, scusate un attimo).
Postino: C'e un pacco per il signor...
Io: Sssssh, non sveli il mio nome, i lettori ci potrebbero sentire.
Postino: I lettori? Le stanno leggendo il gas?
Io: Una cosa del genere.
Postino: Ok, allora è lei il signor...(abbassando il tono della voce).
Io: Sssh, ci potrebbero sentire.
Postino: Ma come fanno a sentirci? Glielo sto sussurrando all'orecchio.
Io: Non sussurri, certe volte è meglio non rischiare...
Postino: Ok, pacco internazionale vero? Dall'Afr...
Io: Sssssh, è un'informazione riservata, lì dentro c'è tutto ciò che riguarda questa storia.
Postino: Ok, prenda tutto, non voglio più saperne, metta una firma qui e siamo a posto.
Faccio uno scarabocchio degno del miglior medico in circolazione.
Postino: Oh, ma lei è il signor...
Io: Ssssh, ma è pazzo? Un po' di privacy, su, via.
Postino: Me ne vado, me ne vado, voi artisti siete proprio intrattabili.
Prendo il pacco, è pesante, tutta la pesantezza di cui ha bisogno una bella storia, lo poso sul tavolo e mi siedo.
Siete ancora lì? Volete sapere come mai il signor Green ami tanto le scimmie?
Non sento voci all'unisono. Se volete me ne vado, sapete sono molto impegnato.
Si alza qualche grido.
Decido di rimanere.
Quindi dove eravamo rimasti? Ah, sì, al signor Green.
Il signor Green era stato in Africa, sua madre era una scimmia e tutti vissero felici e scimmieschi.
Volevate la soluzione, quella facile, che tanto, diciamoci la verità, siete tutti un po' pigri, no? Anche io sono pigro, l'uomo è pigro per indole, nessuno baratterebbe un bel divano con una corsa a perdifiato.
Come dite? Mi devo dare un contegno?
Voci: Sputa fuori il rospo!
Volete il rospo? Ma al signor Green piacciono le scimmie.
Vado a prendere un bicchier d'acqua, ho bisogno di darmi una schiarita.
Il signor Green amava le scimmie, ma le scimmie non amavano lui.
Fin dalla tenera età si ricordava i momenti felici allo Zoo, con mamma e papà, in quel rifugio per animali soli, osservava tutte le specie con ugual interesse, ma le scimmie lo arrovellavano in maniera particolare.
Forse perché suo padre, il grande Tom, era un omone enorme, con pelo del petto spesso e una barba così folta che il piccolo Green ci nascondeva la roba, così, per scherzo, quando suo padre cascava in un sonno profondo, in particolare dopo i gargantueschi pranzi di Natale, Pasqua e altre festività.
Si immaginava suo padre insieme alle scimmie dello Zoo, e rideva, rideva e rideva, ma anche le scimmie quando si avvicinava quatto quatto alle sbarre della gabbia ridevano di lui.
Era distrutto da questa cosa, ogni santa volta la stessa trama, un film già visto.
Cercava un contatto, provò diverse tecniche, la prima fu quella della corruzione.
“Vieni qui bella scimmietta” diceva con tanto di noccioline in mano.
Una scimmia si avvicinava, lui le cedeva qualche nocciolina e poi se ne stava lì, in attesa di un ringraziamento, ma la scimmia gli tirava addosso le bucce delle noccioline.
Il piccolo Green, - chiamatelo anche Little Green è più cool – si metteva a piangere, come sempre.
Amava molto lo Zoo, ma le scimmie, quegli ammassi di peli e pulci lo spaventavano a morte, fino a quando...
Il telefono, scusate devo rispondere.
Io: Ok, va bene, ne sarei lusingato. Dove e a che ora?
Dopo qualche minuto.
Ragazzi, notiziona. La volete sapere?
Voci: Adesso basta, ci hai rotto. Dicci del signor Green.
Ok, ok, come siete feroci, vedo che morite dalla voglia di conoscere il resto della storia.
Per il suo ottavo compleanno il piccolo Green decise di andare allo Zoo, i genitori acconsentirono, sapevano che non ci sarebbe stato regalo più bello che portare allo Zoo il loro piccolo cucciolo.
Guardando le scimmie, il piccolo Green si rese conto che avrebbe dovuto giocare tutte le sue carte.
Dichiarò guerra aperta alle scimmie, una guerra psicologica.
Si mise accanto alla gabbia e iniziò a mangiare noccioline su noccioline.
“Alla faccia vostra” pensava il signor Green.
Le scimmie, interessate, si avvicinarono al piccolo Green, lo guardavano con occhi diversi, si avvicinavano alle sbarre con passi felpati, ma lui continuava a sgranocchiare noccioline come se nulla fosse.
A otto anni capì che l'indifferenza spesso paga, fu la prima lezione che apprese dallo Zoo e dalle scimmie.
Ad un certo punto, ebbe la vista in panne, come una macchina sul ciglio di una strada, tanti puntini davanti ai suoi occhi, la mano a stringere la gola....Aghudhhg (aiuto avrebbe voluto dire), Pghgahh (papà avrebbe voluto chiamare).
Cascò in terra, privo di forze, vide le scimmie accalcarsi sulle sbarre, stava lasciando questo mondo, a soli otto anni. Se fosse sopravvissuto a quel soffocamento da nocciolina avrebbe imparato che oltre alla parola indifferenza anche masticare non era da sottovalutare, avrebbe voluto fare tante cose, ma il tempo stringeva come un cappio al collo.
In una visione premorte vide una scimmia – la più grossa - uscire dalla gabbia, cingerlo da dietro ed effettuare una perfetta procedura antisoffocamento.
Quando si svegliò, i suoi genitori lo guardarono come si guarda un figlio appena nato e lui, sempre stordito, era sicuro di aver visto una grossa scimmia salvarlo, sentiva ancora il calore animale sulle sue braccia, ma tutto sembrava normale. Il giorno seguente, nessun giornale parlava di scimmie eroiche o cose del genere.
Il signor Green vive tutt'ora in Africa, ama le scimmie, è diventato un convinto animalista, difende tutte le specie, protette e non, e ogni anno mi manda un pacco con album interi di sue foto con molti animali, che lo circondano come una grande famiglia.
Mi ringrazia per aver creato tutta quella magia, per avergli dato una speranza, ma il signor Green non sa com'è andata veramente la storia, se gli dicessi che quell'enorme scimmia altro non era che il suo gigantesco padre, mi guarderebbe esterrefatto, ma spesso la gente finisce per credere così tanto a una cosa che quella si materializza all'improvviso, così, per scherzo, come un coniglio che esce dal cappello di un prestigiatore.
Se il signor Green non avesse creduto a quella bella storia, ora non sarebbe un convinto animalista con il sorriso sulle labbra 325 giorni l'anno - media assai invidiabile -, ora non vivrebbe in Africa, e noi magari non saremmo qui a parlarne; ma quel giorno il signor Green aveva bisogno di credere in qualcosa, quindi mi chiesi, perché non dargli un'opportunità?


di Elle Bi per la rubrica "LETTERATURA".

venerdì 18 aprile 2014

NEWS: "L'OMBRA DELLA P2 SUL DELITTO PASOLINI. SOLO FANTASIA?"


Sono gli anni Settanta, precisamente il 1975, e la politica italiana è sempre più spesso sinonimo di violenza, quella delle stragi, del terrorismo, o anche di quella violenza diffusa che insanguina le strade di numerose città. Soltanto in quell’anno le vittime di “Politica” sono otto. Alcuni esempi: Sergio Ramelli, a cui alcuni militanti di estrema sinistra spaccano la testa con una chiave inglese; Alberto Brasili, accoltellato da giovani di destra perché attraversa una zona nera vestito «da comunista»; Gianni Zibecchi, investito da un camion dei carabinieri durante una manifestazione. E la lista continua.
È in questo clima che avviene un delitto come quello di Pier Paolo Pasolini. Ed è forse questo odio che ha ucciso Pasolini, frocio e comunista?

2 novembre 1975. Ore 22,30. 
Pasolini è all’interno della sua Alfa 2000, in piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione.
Pino Pelosi viene avvicinato dall’intellettuale, torna al bar per riprendere le chiavi e intanto avverte alcuni amici. borgatari, così simili a quei “fiji de na mignotta” protagonisti dei suoi libri e dei suoi film; ma anche ragazzi violenti, con idee politiche confuse ma precise, per i quali Pasolini non è un poeta, non è un omosessuale, ma è un “frocio comunista”, un nemico, uno a cui si deve dare una lezione. Così lo seguono, lo tirano fuori dalla macchina e lo massacrano.
Questa la versione ufficiale e potrebbe essere andata proprio così. O forse no.

C’è difatti un’altra pista, un altro più terribile sospetto. La P2 fu responsabile, o complice, del delitto Pasolini? 
Pelosi, l'allora ragazzino diciassettenne accusato dell'omicidio, ha recentemente dichiarato che i veri responsabili dell’omicidio furono cinque uomini arrivati sul posto con una moto e una Fiat targata Catania. Tra loro, due frequentatori della sezione del Msi (Movimento Sociale Italiano) del Tiburtino, Franco e Giuseppe Borsellino. I cinque, secondo la testimonianza, gridavano "sporco comunista!" mentre colpivano a morte lo scrittore. E Pelosi, ricordando l’episodio ha affermato: "Se tu uccidi qualcuno in questo modo, o sei pazzo o hai una motivazione forte: siccome questi assassini sono riusciti a sfuggire alla giustizia per trent'anni, pazzi non sono certamente... E quindi avevano una ragione, una ragione importante per fare quello che hanno fatto...". E difatti Pasolini stava lavorando a un romanzo, intitolato "Petrolio", in cui si alludeva chiaramente all'attentato a Enrico Mattei, presidente dell'Eni fino alla sua morte avvenuta il 27 ottobre 1962. Questo romanzo, il romanzo delle stragi, il romanzo di parte della storia oscura d’Italia, Pasolini lo stava scrivendo proprio nel periodo antecedente la sua morte. 500 pagine, ma dovevano essere 2 mila, incompleto, soltanto abbozzato, pieno di notazioni a margine e di aggiunte. Il libro verrà stampato postumo nel 1992.

Di cosa parla “Petrolio”? Come detto, dell’Eni. Non soltanto di quello: parla di Eni, della morte di Mattei, del suo successore Eugenio Cefis, della strategia della tensione, della politica italiana fino alla metà degli anni Settanta. Qualcosa di troppo scomodo per l’epoca. Pasolini scrive che Eugenio Cefis, citato con il nome di fantasia di Troya, divenne a sua volta presidente dell'Eni e questo "implicava la soppressione del suo predecessore".
Cefis, secondo il Sismi (Servizio Informazione e Sicurezza Militare), è ritenuto il fondatore della P2, sostituito poi da Licio Gelli dopo la sua fuga dall'Italia, avvenuta nel 1977. Cefis teorizzava una sorte di golpe bianco, senza l'uso dei militari e della violenza, attraverso il controllo dei mezzi di informazione, come descritto in seguito nel "Piano di rinascita democratica" di Gelli. Per Pasolini, il delitto Mattei fu solo il primo di una lunga serie di stragi di Stato che avrebbero insanguinato gli anni 60’ e 70’. Tesi sostenuta persino da Amintore Fanfani, cinque volte presidente del consiglio dei ministri: "forse l'abbattimento dell'aereo di Mattei, più di vent'anni fa, è stato il primo gesto terroristico nel nostro Paese, il primo atto della piaga che ci perseguita." 

Se "Petrolio" fosse stato pubblicato prima della sua uccisione, forse Pasolini sarebbe ancora vivo. Se Saviano non fosse riuscito a pubblicare "Gomorra" forse sarebbe già morto.

di Maste per la rubrica "NEWS DAL FUTURO".

martedì 15 aprile 2014

LETTERATURA: "BOOMERANG - Capitolo 6, La spesa"

(Link al capitolo 5)


La primavera era nell'aria, insieme ai vari fumi che, sputati fuori da tubi di scappamento inquinavano le strade e i polmoni della gente.
“Ehi Rob, che ne dici di una festa da te?” chiese David al telefono.
“Ragazzo, lo sai, casa mia è una festa continua, lo sanno addirittura i vicini, lo dovresti aver capito ormai, ci conosciamo da diversi anni” rispose Rob quasi annoiato.
“Sei il solito cazzone, non intendo la classica festa sfigata io-te-Jo-Jessy-Camille. Intendo una festa vera, una festa memorabile, da far tremare muri e cuori”.
“Ci stai dando degli sfigati?”.
“Dai Rob, nessuno ha detto che sei uno sfigato, sii elastico. Elasticità. Ti dice nulla?”.
In quel momento Rob si trovava sul suo tanto amato divano, annebbiato dalla dodicesima canna della giornata si immaginò elastico come un elastico. Avrebbe potuto saltare staccionate in corsa, o catapultarsi da una parte all'altra del globo schizzando a singhiozzi proprio come un elastico.
“Ehi Rob, ci sei? Rob, Rob, sei in linea?”.
“Certo che ci sono, stavo pensando, chissà come sarebbe se fossi elastico come un elastico, no?”.
“Cazzo, sei fuori di testa amico. Sei fatto? Quante? Sei, sette?”.
“Dodici”.
“Folle”.
“Elastico”.
“Che cazzo c'entra?”.
“E' la mia risposta, hai detto folle e io ti ho risposto elastico, è la prima cosa che mi è venuta in mente”.
“Sei proprio matto come un cavallo”.
“Elastico”.
“Basta Rob, metti da parte un secondo questa tua fissazione per gli elastici. Parliamo di cose serie. Allora la festa si fa o no?”.
“Che festa?”.
“Oh cazzo, dai, la festa”.
“Ah, ok, porta chi vuoi”.
“Cerco di portare qualche pollastra da urlo”.
“Grandissimo, ho proprio voglio di papparmi qualche bella pollastra, passo e chiudo” rispose Rob.
Il telefono squillò subito dopo.
“Ehi Rob, mi hai riattaccato in faccia, non abbiamo nemmeno fissato il giorno”.
“David, caro David, lo sai un giorno vale l'altro, non mi disturbare per cose da niente. Ti saluto, mi è venuto un certo appetito a forza di parlare di pollastre” disse Rob riattaccando il telefono e alzandosi in direzione frigo.
David prese il telefono e completò il giro di telefonate ai suoi fedelissimi, dovevano trovarsi per la spesa, era un mercoledì pomeriggio e all'unanimità decisero che si sarebbe fatta il venerdì seguente.
Si ritrovarono davanti al supermercato che fiancheggiava la casa di Rob.
Erano tutti eccitati, euforici per la possibilità di conoscere nuova gente, nuovi volti da scrutare, nuovi culi da palpare e la possibilità di fare un bel gruzzolo da parte di Jo, che già pregustava la sensazione di poter sfamare diversi nasi e diverse bocche con le sue droghe, ma sopratutto l'emozione del frusciare dei soldi che si accatastavano nel suo portafogli.
“Aloha gente” disse Jessy compiendo un cerchio col palmo della mano.
“Aloha? Sei fatta?” chiese David.
“Sei fatta di qui, sei fatta di là, per te David se uno non dice qualcosa di ordinario è sempre fatto. E' primavera, quindi sì, aloha mi sembra proprio in tema” rispose Jessy seccata.
“Dai ragazzi non azzannatevi subito, siamo appena arrivati” disse Camille.
“E' che...è che David è sempre così inquadrato” rispose Jessy.
“No, è che io sono normale” ribatté David.
“Basta, basta e basta. Se mandate ancora avanti questa diatriba del cazzo giuro che vi ammazzo” urlò Jo con occhi da predatore.
Entrando nel supermercato sembravano quattro palline sparate dentro un grande flipper colorato, sbattevano gli uni con gli altri, si catapultavano sui prodotti come attirati da un qualcosa, litigavano di continuo, ma un occhio attento come quello di una videocamera di sicurezza avrebbe detto che insieme sembravano un perfetto quartetto d'archi.
“Ragazzi come sto?” chiese David con due meloni infilati sotto la maglietta.
“Davidina mia, fammi dare una controllata al cuore” disse Jo toccandogli un melone.
“Allora? Il responso?” chiese David.
“Niente di anomalo, qualche battito accelerato, ma penso sia per via del mio sex appeal” rispose Jo ridacchiando.
“Ok, compriamoli” rispose David.
Tutti risero fragorosamente, come se i pensieri che li tormentavano costantemente fossero svaniti, come se si fossero nascosti fuori dal supermercato.
“Questa non può mancare” se ne uscì Jo stringendo in mano una bottiglia di ammoniaca.
“Jooooo” risposero tutti in coro.
“Ragazzi lo sanno tutti che una festa non può chiamarsi tale senza una bottiglia di ammoniaca sul tavolo” rispose Jo.
“Ma è profumata...sei proprio un tossico” rispose David.
“Buono no? Almeno quando fumeremo tutta quella coca che ho in casa ci sentiremo, ci sentiremo puliti no?” rispose Jo scimmiottando uno spot pubblicitario.
“Vada per l'ammoniaca profumata” rispose Jessy.
“Io e te ci intendiamo sempre al volo” disse Jo avvicinandosi come una biscia ai fianchi di Jessy.
“Smettila Jo, lo sai, mi da noia quando mi tocchi con le tue manacce”.
“Per ora, per ora” rispose Jo con tono mefistofelico.
Mentre gli altri sceglievano i vari liquori e stuzzichini per la festa, Jo fantasticava sul culo di Jessy, si ripeteva che quell'unica scopata non poteva e non doveva restare un caso isolato. Guardando la bottiglia di ammoniaca pensò a quanti soldi avrebbe potuto fare alla festa. Sapeva che la coca fumata finisce molto più velocemente, voleva vedere tutta la sua polvere bianca sparire in numerose boccate, e sopratutto voleva vedere montagne di bigliettoni uscire dalle tasche degli altri per finire nelle sue.
La gente nel supermercato li guardava con occhio inquisitore, sembravano una banda di pazzi, correvano su e giù, saltavano dentro al carrello della spesa, si abbracciavano e si leccavano come animali, come cuccioli in cerca di una propria identità.
Uscendo dal supermercato si guardarono intorno come leoni usciti dalla gabbia, fuori, un sole tiepido riscaldava ancora le strade, Jo tirò fuori da tasche e mutande diversa roba, era un taccheggiatore nato, tutti risero, si congratularono con lui per la sua grande abilità, ma sopratutto si chiesero in quale momento avesse fregato tutta quella roba.
“Andiamo da Rob” disse Jessy.
“Ok, posiamo la roba e usciamo, godiamoci questa giornata” disse David.
“Sinceramente io preferirei qualche striscia” ribatté Jo.
“Io sono dalla tua” rispose Jessy.
“Solo perché l'ho proposto io, cazzo non ti va bene niente Jess” disse David.
“Dai ragazzi calmi. Avete proprio bisogno di fare una bella scopata” disse Camille.
“Chi? Io?” chiese David.
“Io con lui?” chiese Jessy.
“Ti piacerebbe, è Jess? Quanto ti fa rabbia che io non mi ti sia mai filato eh?” disse David sentendosi importante.
“Puah, illuditi pure” rispose Jessy sorridendo.
Si azzuffavano di continuo, scoccavano eterne frecciatine di volta in volta, forse perché David era l'ultimo arrivato del gruppo o forse perché non avevano mai fatto sesso, nessuno riusciva a capire come mai fossero così incompatibili.
“Dai Jess, per una volta fammi felice, guarda, guarda che cielo, si sta benissimo, andiamo tutti in un parco a ridere e a scherzare, per una volta proviamo a prendere a pugni la vita” disse David tenendo la testa di Jessy con le mani a due palmi dal naso.
Jessy era una dura, non avrebbe mai voluto dargliela vinta, ma lo sguardo di David l'aveva colpita, era tanto che non vedeva quegli occhi, quella forza che spesso veniva infiacchita dalle droghe, ma sopratutto, per una volta anche lei era stufa di starsene passiva e allora sì, pensò, prendiamo a pugni la vita.

di Elle Bi per la rubrica "LETTERATURA".

lunedì 14 aprile 2014

CINEMA: "FATHER AND SON - Hirokazu Kore-eda"





La storia che Kore-eda racconta in questo film presentato a Cannes 2013 (dove ha vinto il Premio della Giuria presieduta da Steven Spielberg) non spicca certo per originalità, essendo tante le pellicole che hanno affrontato il tema, sempre delicato, dello scambio di neonati alla nascita. Uno degli ultimi fu, un paio d’anni fa, Il figlio dell’altra, dove per la verità l’accento era posato su questioni principalmente politiche essendo i ragazzi scambiati uno israeliano e l’altro palestinese. Tuttavia Father and son si smarca dai suoi predecessori e, sin dal titolo (Like father, like son, il titolo internazionale), testimonia l’intento di svolgere una riflessione diversa spostando l’ago della bilancia verso il rapporto tra un padre ed il proprio figlio.

Ryota Nonomiya è un architetto di successo molto stimato dal titolare dell'azienda per cui lavora, guida una Lexus di lusso, vive in un bellissimo appartamento insieme alla moglie Midori ed al loro figlio di sei anni Keita, che il padre cresce cercando di forgiargli un carattere ambizioso, scontrandosi però con la naturale indifferenza di un bambino che, perdendo una competizione al piano (al quale viene istruito, così come nello studio delle lingue straniere), riconosce la bravura della ragazzina che lo ha battuto. Il quieto trascorrere della quotidianità viene tuttavia interrotto da una chiamata dall’ospedale (quello in cui Keita è nato) che informa i coniugi Nonomiya che loro figlio è stato scambiato alla nascita con quello di un’altra famiglia e adesso, a distanza di sei anni propongono di far conoscere le due famiglie suggerendo la possibilità di procedere allo scambio. Le due famiglie opteranno per cominciare con dei fine settimana, per concedere a loro ma soprattutto ai bambini il tempo per familiarizzare con la nuova situazione; che comunque decideranno inizialmente di non rivelare loro.

Il regista giapponese ci pone (per mezzo dei suoi protagonisti) di fronte ad un interrogativo a cui è forse impossibile dare risposta: chi è un figlio? Quello che ha il tuo stesso sangue o quello che per sei anni è stato cresciuto come tale? L’incontro con l’altra famiglia (definita forse troppo in opposizione all’altra, tale da sfiorare un po’ lo stereotipo nell’incontro-scontro di classe) e con il figlio di sangue costringerà i Nonomiya a prendere una decisione difficilissima. Il padre, in particolare, con evidente arroganza borghese, arriverà anche a proporre all’altra famiglia di tenere con sé entrambi i figli (per intenderci, pagando il secondo).

Il padre, dicevamo. È attraverso le sue scelte che la storia procede, in una direzione e nell’altra. I dubbi si sostituiranno alle certezze nel momento in cui dovrà capire cosa significhi realmente essere padre. Fino all’attimo in cui, quando sembra aver già preso la sua decisione, si ritroverà immortalato, dormiente e ignaro, in alcune foto scattate dal figlio: scoprirà così con le lacrime l’autentico legame fortificato in sei anni di affetto e amore. E nel momento più bello del film il padre, al termine della siepe che separava il loro incedere, otterrà il perdono del figlio - solo per un attimo perso - e potrà finalmente riabbracciarlo.

di Diccì per la rubrica "CINEMA".

sabato 12 aprile 2014

FUMETTI: "WEBVOLUTION - Domenico Martino"




di Domenico Martino per la rubrica "FUMETTI".

venerdì 11 aprile 2014

NEWS: "EMERGENZA AVORIO E CORNI DI RINOCERONTE"


Quindici minuti. Probabilmente poco più del tempo speso per andare in ufficio stamani. Indubbiamente non abbastanza tempo per guardare il telegiornale serale. Ebbene, in Africa, questo è l’intervallo di tempo che intercorre tra l’uccisione di un elefante ed un altro. Viene ucciso un elefante ogni 15 minuti.

Sono 35000 gli elefanti uccisi ogni anno. Ironicamente, gli sforzi per frenare il bracconaggio hanno spinto la domanda per i prodotti di avorio verso l’alto perché, come insegnano le regole dell’economia, la scarsità aumenta il valore dei beni. Questi dati risultano ancor più allarmanti se letti prendendo in considerazione la previsione economico-demografica riguardante il futuro allargamento della ‘middle-class’ cinese (principale consumatore di avorio). Infatti stando alle statistiche, nei prossimi 10-15 anni almeno 250 milioni di persone faranno parte di questa. Dunque vi saranno approssimativamente 250 milioni di potenziali consumatori d’avorio in più. Risulta evidente l’esigenza di fare qualcosa per conservare e proteggere il patrimonio che questa fauna rappresenta per l’Africa e per il mondo intero. Come fermare allora il business del commercio di avorio?

Nonostante l’esistenza di soluzioni drastiche come quella che è stata presa da World Wildlife Fund che sta lavorando sullo sviluppo di droni e sensori high-tech per cacciare i cacciatori, la battaglia al bracconaggio va approcciata da un punto di vista comportamentale. Innanzitutto, è necessario prendere atto del fatto che una grande maggioranza della popolazione cinese non è al corrente dell’alto prezzo che gli animali devono pagare affinché vengano prodotti manufatti di avorio (e corni di rinoceronte – di cui diremo qualcosa più avanti). Dunque questo può essere un punto di partenza. Vi sono numerose organizzazioni, ad esempio WildAid, che si occupano di educare i consumatori asiatici riguardo alla necessità di tutelare questi animali. Per ottenere un impatto maggiore, varie organizzazioni hanno iniziato ad avvalersi di celebrità e famosi personaggi del mondo dello sport nelle loro campagne per sensibilizzare l’opinione pubblica perché, come riporta Joe Watson della Wildlife Conservation Society: “In Cina, non conta solo cosa viene detto, ma da chi viene detto”. WildAid, Save the Elephants e African Wildlife Foundation hanno recentemente annunciato che quest’anno trasmetteranno una campagna televisiva che vede nel suo cast l’attore americano Edward Norton, la starlet cinese Li Bingbing, e un gran numero di star del basket tra cui il congolese Dikembe Mutombo, l’ex olimpionico cinese Yao Ming e l’attuale giocatore del NBA, Jeremy Lin.

Due campagne simili, una con Jackie Chan e un’altra con David Beckham, sono state messe in atto come misure per ridurre il commercio di corni di rinoceronte. Le statistiche riguardanti questi pachidermi cornuti sono ancora più allarmanti di quelle riguardanti gli elefanti: questi enormi bestioni rischiano infatti di estinguersi a tutti gli effetti. In uno dei video si mostra come i rinoceronti in vita sono così pochi da non riuscire nemmeno a riempire lo stadio di Wembly. Nonostante ciò il numero di rinoceronti uccisi non accenna a diminuire nonostante le misure in atto. I corni di rinoceronte hanno un mercato diverso da quello dell’avorio. Questi grandi blocchi di cheratina (il corno è fatto dello stesso materiale delle nostre unghie e per di più ricresce!) transitano per il Laos per poter poi essere venduti in Vietnam come afrodisiaco naturale o come rimedio contro il cancro. Il bracconaggio avviene in modo molto violento: veri e proprio commando a bordo di elicotteri e armati fino ai denti attaccano nella notte gli animali, segano o staccano a colpi d’ascia il corno e scappano velocemente lasciando spesso e volentieri morire la loro vittima dissanguata.

Oltre alle svariate opzioni atte a determinare un cambiamento comportamentale citate sopra, nell’ambito dei rinoceronti si parla di sperimentare o introdurre misure drastiche come segare i corni alla nascita di questi, introdurre microchip nei corni che ne permettano la tracciabilità o addirittura introdurvi un veleno che colpisca i bracconieri una volta staccato il corno.
Il contatore di questi bellissimi animali (sono davvero stupendi, ve lo garantisco di persona!) gira velocemente verso lo zero ed è richiesta un'azione rapida ed efficace. Ora!

Di seguito potete trovare una serie di siti su cui potersi informare.




Nota: parte dell’articolo è stato tradotto da ‘The Big Issue South Africa’.

di IT per la rubrica "NEWS DAL FUTURO".