(Link al capitolo 1. http://il-cartello.blogspot.it/2014/01/boomerang-capitolo-1-rob.html)
Sculettava
per la città con i suoi jeans corti verde acqua, tutti la
guardavano, stampavano i loro sguardi sul suo culo perfetto, mentre
lei, cosciente di quegli sguardi, li ricambiava ondeggiando ancora di
più.
Amava
stare al centro dell'attenzione, per lei la vita era una lunghissima
passerella, cosa strana per una tossica che avrebbe trangugiato di
tutto pur di raggiungere lo sballo.
Alternava
periodi in cui si calava xanax, oppio, metadone, insomma qualsiasi
cosa la facesse sprofondare in uno stato catatonico, voleva annientarsi,
perdere le forze fino a spalmarsi sul divano di Rob insieme agli
altri fratelli della tribù.
Ora
si trovava in un periodo di eccitazione continua, niente droghe che
potessero stordirla e diminuire la sua eccitazione; faceva uso solo
di coca purissima che le permetteva di stare sveglia fino al mattino,
di scopare come un bonobo, di non fermarsi in una società che ormai
aveva raggiunto livelli di velocità spaventosi. Sì, lei voleva
stare al passo con tutto ciò che la circondava, per questo teneva
una busta di coca sempre schiacciata contro il suo sedere in quella
tasca che tutti avrebbero voluto toccare.
Era
la donna più spaventosamente attraente del gruppo, non che ce ne
fossero tante, ma fra lei e Camille c'era una differenza abissale,
Jessy avrebbe potuto sposare chiunque se si fosse ripulita un po',
aveva sempre ottenuto quello che voleva con il suo corpo da urlo,
finché si fosse mantenuta in quello stato quasi perfetto il mondo
sarebbe stato ai suoi piedi, spiaccicato sotto la suola delle sue
converse.
Ma
non era tanto la bellezza, c'era qualcosa di più, era come
circondata da un'aura di femminilità spiazzante, riusciva a
mantenere un livello di sessualità altissimo anche quando si faceva,
riusciva a tenere discorsi con un potenziale erotico che avrebbe
risvegliato anche il prete più devoto.
Continuava
la sua camminata guardandosi le unghie colorate da uno smalto
azzurro, alzava la testa e pensava che le sue unghie fossero un po'
come il cielo, si sentiva divina, voleva mantenere la sua vita così
com'era, in eterno; era come una pallina sparata in un flipper, ogni
persona contro cui sbatteva finiva per dipendere da lei, dalle sue
dita da marionettista e dal suo culo che in molti sognavano la notte.
“Ehi
Camille. Che si dice?” rispose al telefono.
“Sono
a casa da sola, mi sto annoiando a morte”.
“Vuoi
andare da Rob? Gli altri saranno lì”.
“Boh,
non so, siamo sempre in quel buco. Vieni da me, facciamo un
pomeriggio da donne”.
“OK,
dillo che vuoi un po' della mia passera solo per te” rispose Jessy.
“Macché
dici, pensi sempre che tutti ti vogliano scopare, il mondo non è un
gigantesco alveare e tu non sei l'ape regina...”.
“Ok
troietta, arrivo”.
Davanti
al portone di Camille, Jessy si tolse il reggiseno e lo mise nella
borsa, voleva che attraverso la maglietta si vedessero bene i suoi
capezzoli, voleva avere sempre in pugno chi gli stava davanti,
perfino la sua unica amica.
Camille
aprì la porta, il suo sguardo cascò subito sui capezzoli di Jessy,
fu un riflesso involontario. Camille non era lesbica, non era
innamorata di Jessy, ma quei capezzoli grossi come un occhio
puntavano dritto verso lei, lanciandole un richiamo sessuale non
indifferente, erano come delle antenne sintonizzate sul pianeta
Jessica.
“Fammi
entrare, si schianta dal caldo qui fuori”.
Jessy
si buttò sul letto e cascando le si sollevò la maglietta facendo
scoprire uno dei suoi seni, che in quel momento a Camille sembrò una
vera e propria opera d'arte, era come la visione di un tramonto
perfetto, la scoperta di una reliquia antica; aveva già visto quel
seno numerose volte, ma mai sotto quella luce.
“Vuoi
un po' di coca?” chiese Jessy mettendosi in ginocchio sul letto.
“No,
lo sai di giorno non mi va, e poi dopo devo studiare”.
“Cazzo
che palle, un esame di qua, un esame di la, va a finire che non ti
spacchi mai, sei la santarellina del gruppo”.
“Mi
piace sballarmi, ma ho un esame tra una settimana”.
“E
che sarà mai, fagli vedere un po' di fica a quel pervertito del tuo
professore”.
“E'
una donna”.
“E'
uguale, anche io sono una donna...vuoi negare che ora non mi
scoperesti?” disse Jessy con movenze da gatta, avvicinandosi a
Camille come un animale, facendole sentire un po' del suo odore.
Camille
fu inebriata da quel profumo di sesso, improvvisamente sentì
un'irrefrenabile voglia di saltarle addosso, si avvicinò e provò a
baciarla.
“No,
no, non mi va” disse Jessy allontanandosi.
Si
fece una striscia e si levò scarpe e calzini.
Il
meccanismo era attuato, aveva fatto di tutto per eccitare l'amica,
aveva lanciato l'input al telefono, che era partito come una bomba
materializzandosi nei suoi enormi capezzoli davanti al portone di
casa per finire nel naso di Camille sotto forma di odore.
Jessy
non odorava di sesso, erano circa due giorni che non lo faceva, ma a
Camille sembrava uscita da un'orgia che le aveva lasciato addosso un
odore di perversione atavica.
Il
piano era in corso, Camille in pugno.
“La
vuoi questa?” chiese Jessy indicando la sua vagina.
“Si,
la desidero come fosse il più grande dei cazzi”.
Camille
a differenza di Jessy era raffinata, non diceva mai troppe parolacce,
era una studiosa anche se amava buttare via tempo insieme agli altri,
ma in quel momento diventò la più sconcia delle sgualdrine.
“La
vuoi eh!? Allora facciamo una delle tue videochiamate insieme. Voglio
tutto il malloppo però...”.
“Che
palle, sei una vipera”.
Camille
si manteneva gli studi facendo videochiamate erotiche, era meno bella
di Jessy ma aveva quell'aria da maestrina che faceva schizzare il
testosterone alle stelle a quasi tutti gli uomini sulla cinquantina.
“Prendere
o lasciare. Facciamo quello che vuoi, ma solo davanti alla
webcam...sennò non mi avrai neanche fra un milione di anni”.
“Ok,
va bene, metto tariffa doppia”.
Dopo
nemmeno dieci minuti arrivò la prima richiesta, cento euro versati
sul suo conto con una rapidità sconvolgente, aveva proprio una bella
cerchia.
Jessy
iniziò a leccare l'orecchio di Camille che si squagliò sul letto
come stordita.
Iniziarono
a leccarsi a vicenda, sembravano animali, lo facevano per scherzo ma
questi siparietti erano fondamentali per la loro amicizia, si
leccavano le ferite della vita provando orgasmi macroscopici che la
maggior parte dei ragazzi non riuscivano ad eguagliare.
Il
tipo dall'altra parte del computer sembrava avere circa quarant'anni,
aveva la voce roca, e modi di fare da perfetto impiegato.
“Si,
continuate così maialine mie”.
“Noi
non siamo le maialine di nessuno” rispose Jessy staccandosi da
Camille.
“Ho
pagato cento euro, ora siete le mie maialine” replicò l'uomo
indispettito.
“Io
non sono la maialina di nessuno, ma se vuoi essere stupito potresti
pagare altri cento euro...soddisfatto o rimborsato” disse Jessy con
una voce che sembrò trapassare lo schermo.
“Non
sono mica scemo, che potrebbe cambiar mai? Non diventate mica tre
tutto d'un tratto” rispose l'uomo.
“No,
però potrei prendere un dildo con la bocca e infilarlo dritto nella
vagina della mia amica, e dopo averlo tirato fuori potremmo fare un
culo-culo come non hai mai visto...Ti ricordi le macchinine a
scontro? Ecco bravo prova ad immaginare questi due bei culi sexy che
si scontrano l'uno con l'altro collegati da un doppio dildo o ponte
dell'amore, chiamalo come vuoi. Oppure puoi finire di vedere il tuo
misero spettacolino da cento euro per poi masturbarti su youporn”.
L'uomo
era impazzito, le parole di Jessy avevano conquistato la sua mente,
si erano insinuate come un liquido paralizzante nel suo corpo,
pensava solo all'immagine che aveva appena descritto Jessy con
dovizia di particolari, doveva averla, doveva catturare
quell'immagine e farla sua.
“Sì,
sì, pago quanto vuoi...fammi tuo schiavo, regina del sesso” rispose
l'uomo con occhi ipnotizzati da quello che avrebbe potuto vedere.
Effettuò
il pagamento in tempo record, una velocità di trasferimento da
centometrista, digitava i numeri sulla tastiera del pc
frettolosamente, gli tremavano le mani, era impaziente, era caduto
nella tela di Jessy e ci era rimasto impigliato con duecento euro in
meno nel portafogli.
Jessy
si mise in ginocchio, prese il dildo con la bocca, si avvicinò a
Camille con lo sguardo di una pantera, sprizzava feromoni da tutti i
pori, infilò il dildo nella vagina dell'amica, che si bagnò
all'istante, era riuscita ad eccitarla almeno quanto aveva eccitato
l'uomo dall'altra parte dello schermo, entrambi erano schiavi di
quella dea; amava avere gli occhi puntati addosso...e ancora una
volta c'era riuscita.
Elle Bi