martedì 18 febbraio 2014

BOOMERANG - Capitolo 3, Jo

(Link al capitolo 2.  http://il-cartello.blogspot.it/2014/02/boomerang-capitolo-2-jessy.html)


Devo fare più soldi. Quattromilacinquecento, quattromilacinquecentocinquanta. E che cazzo, con questi non mi ci compro nemmeno una Golf. Devo fare più soldi, devo fare più soldi....o potrei fregare qualcuno, sì potrei fregare qualcuno, un bell'allocco che abbocchi alla mia esca. La droga attira molta gente, ah ah ah” pensava Jo ad alta voce.
Aveva quella strana abitudine, quando era da solo parlottava sempre ad alta voce, era felice quando si inerpicava in ragionamenti assurdi, era felice perché non si sentiva solo, era il suo modo per combattere l'assenza di gente nella stanza.
Sembrava un duro quando era per strada, quando era con gli altri a casa di Rob, sembrava sempre non aver bisogno di nessuno, ma soffriva molto quando all'interno della stanza si alzava il silenzio, per questo aveva inventato questo siparietto fra lui e i suoi pensieri ad alta voce, per coprire il silenzio, lo doveva coprire o sarebbe impazzito.
Prese un block notes e annotò: “Fare più soldi e fregare qualcuno”.
Quelle semplici parole lo rallegrarono, una risata famelica si disegnò sul suo viso, quando non era anestetizzato da qualche droga faceva davvero paura, la sua faccia faceva paura, ma sopratutto la sua imprevedibilità.
Era un po' come dottor Jekill e Mr Hide, da lucido avrebbe piegato il mondo intero ai suoi piedi, mentre da fatto era una palla umana schiacciata contro divani, poltrone, letti; amava tutto ciò che era soffice e morbido, infatti amava le tette di Jessy.
Jessy era la donna perfetta, cinica, spietata, sexy, lui la considerava la sua metà, ma lei non si sentiva legata a lui in alcun modo.
Jo aveva droga, soldi e conosceva un paio di giochini da fare fra le gambe di una donna, e pensava di poter possedere tutto: pensava che le persone avessero bisogno di qualcosa, chi era dipendente dalla droga diventava suo schiavo, chi aveva bisogno di soldi si sarebbe prostrato ai suoi piedi, ed infine chi fosse stato estraneo a entrambi, allora sarebbe diventato prigioniero di infinite scopate.
Sapeva che Jessy amava scopare, sapeva che avrebbe nuotato volentieri sopra a un ammasso di verdoni e sapeva anche che senza spararsi due strisce di qualcosa avrebbe perso la testa; per questo pensava di averla in pugno.
Ma Jessy era troppo avanti, se Jo pensava di averla in pugno ecco che lei diventava sfuggente, sgusciava fuori dalla sua presa ribaltando completamente la situazione, lei aveva soltanto una carta da giocare, se stessa, una carta che riteneva più che sufficiente per ammansire qualsiasi componente di sesso maschile.
“Fare il culo a Jessy” scrisse sul taccuino.
Non gli bastava quel pomeriggio di sesso sfrenato a casa di Rob, quello era stato solo l'antipasto, aveva ancora fame, aveva fame di Jessy.
Uscì di casa abbastanza eccitato, guardava la gente che camminava per andare a lavoro, tutti in giacca e cravatta, tutti apparentemente sorridenti e non capiva come cazzo facessero ad essere così felici.
Non poteva immaginarsi fra dieci anni prosciugato dal lavoro, stirato dalla testa ai piedi, con il capo che fa su e giù tutto il giorno per leccare il culo al principale, ai clienti e a chiunque abbia un culo coperto da soffici verdoni.
“Maledetti colletti bianchi. Fate pena, siete ridicoli. Non diventerò mai come voi, mai! Devo fare soldi, devo fare soldi. Dai Jo ce la puoi fare, non vorrai mica finire come questi morti viventi no? Puah!” bofonchiò sputando in terra.
Vide una bambina giocare col fratellino sul marciapiede, aveva un hula hop, li scrutò attentamente, vide girare il grosso giocattolo intorno alla vita della bambina, girava, girava, girava...
Fu come ipnotizzato da quella girandola umana che lo riportò all'infanzia, a quando giocava con un ragazzino inglese; i suoi lo avevano portato in Inghilterra per due settimane, non sapeva un accidenti di inglese, niente di niente ma gli sembrò che con quel bambino fosse tutto facile, vivere, ridere, divertirsi senza scambiare parola, si capivano al volo, annuendo di tanto in tanto, scoppiando a ridere se uno dei due inciampava, quella fu l'estate migliore della sua vita.
Non lo voleva ammettere, ma ormai i suoi unici amici erano Rob, Jessy, Camille e David, la sua tribù, con cui faceva strani rituali a base di sesso, droghe e perdizione.
Ma qualcosa dentro di lui si agitava, qualcosa gli diceva che il suo amico più sincero era stato quel bambino in Inghilterra, quel Bobby che correva con lui nei prati. Ma lui preferiva credere ad altro, preferiva credere alla magia della droga, quella droga che accomuna tutti, facendo scorrere il tempo fra ragazzi che credono di amarsi perché sempre insieme, ma spesso finiscono per amare solo la droga, quella compagna sensuale che ti rapisce promettendoti pillole di felicità, ma che allo stesso tempo ti nega tutto, ma lui questo non poteva ancora saperlo.
“E che cazzo! Che mi succede? Ricordi vecchi come la morte, ma io sono nel presente, il passato non conta, è come i vecchi, non serve più a nessuno, si vive nel presente, si scopa nel presente, si guadagna nel presente, tutto è dannatamente al presente. Il passato è passato, puah, puah, puah” imprecò asciugandosi gli occhi gonfi di lacrime, e una era sicuramente per il piccolo Bobby, amico vero che lo aveva amato per com'era, senza compromessi, artifici o altre stronzate del genere.

Elle Bi


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