(Link al capitolo 2. http://il-cartello.blogspot.it/2014/02/boomerang-capitolo-2-jessy.html)

“Devo
fare più soldi. Quattromilacinquecento,
quattromilacinquecentocinquanta. E che cazzo, con questi non mi ci
compro nemmeno una Golf. Devo fare più soldi, devo fare più
soldi....o potrei fregare qualcuno, sì potrei fregare qualcuno, un
bell'allocco che abbocchi alla mia esca. La droga attira molta gente,
ah ah ah” pensava Jo ad alta voce.
Aveva
quella strana abitudine, quando era da solo parlottava sempre ad alta
voce, era felice quando si inerpicava in ragionamenti assurdi, era
felice perché non si sentiva solo, era il suo modo per combattere
l'assenza di gente nella stanza.
Sembrava
un duro quando era per strada, quando era con gli altri a casa di
Rob, sembrava sempre non aver bisogno di nessuno, ma soffriva molto
quando all'interno della stanza si alzava il silenzio, per questo
aveva inventato questo siparietto fra lui e i suoi pensieri ad alta
voce, per coprire il silenzio, lo doveva coprire o sarebbe impazzito.
Prese
un block notes e annotò: “Fare più soldi e fregare qualcuno”.
Quelle
semplici parole lo rallegrarono, una risata famelica si disegnò sul
suo viso, quando non era anestetizzato da qualche droga faceva
davvero paura, la sua faccia faceva paura, ma sopratutto la sua
imprevedibilità.
Era
un po' come dottor Jekill e Mr Hide, da lucido avrebbe piegato il
mondo intero ai suoi piedi, mentre da fatto era una palla umana
schiacciata contro divani, poltrone, letti; amava tutto ciò che era
soffice e morbido, infatti amava le tette di Jessy.
Jessy
era la donna perfetta, cinica, spietata, sexy, lui la considerava la
sua metà, ma lei non si sentiva legata a lui in alcun modo.
Jo
aveva droga, soldi e conosceva un paio di giochini da fare fra le
gambe di una donna, e pensava di poter possedere tutto: pensava che
le persone avessero bisogno di qualcosa, chi era dipendente dalla
droga diventava suo schiavo, chi aveva bisogno di soldi si sarebbe
prostrato ai suoi piedi, ed infine chi fosse stato estraneo a
entrambi, allora sarebbe diventato prigioniero di infinite scopate.
Sapeva
che Jessy amava scopare, sapeva che avrebbe nuotato volentieri sopra
a un ammasso di verdoni e sapeva anche che senza spararsi due strisce
di qualcosa avrebbe perso la testa; per questo pensava di averla in
pugno.
Ma
Jessy era troppo avanti, se Jo pensava di averla in pugno ecco che
lei diventava sfuggente, sgusciava fuori dalla sua presa ribaltando
completamente la situazione, lei aveva soltanto una carta da giocare,
se stessa, una carta che riteneva più che sufficiente per ammansire
qualsiasi componente di sesso maschile.
“Fare
il culo a Jessy” scrisse sul taccuino.
Non
gli bastava quel pomeriggio di sesso sfrenato a casa di Rob, quello
era stato solo l'antipasto, aveva ancora fame, aveva fame di Jessy.
Uscì
di casa abbastanza eccitato, guardava la gente che camminava per
andare a lavoro, tutti in giacca e cravatta, tutti apparentemente
sorridenti e non capiva come cazzo facessero ad essere così felici.
Non
poteva immaginarsi fra dieci anni prosciugato dal lavoro, stirato
dalla testa ai piedi, con il capo che fa su e giù tutto il giorno
per leccare il culo al principale, ai clienti e a chiunque abbia un
culo coperto da soffici verdoni.
“Maledetti
colletti bianchi. Fate pena, siete ridicoli. Non diventerò mai come
voi, mai! Devo fare soldi, devo fare soldi. Dai Jo ce la puoi fare,
non vorrai mica finire come questi morti viventi no? Puah!”
bofonchiò sputando in terra.
Vide
una bambina giocare col fratellino sul marciapiede, aveva un hula
hop, li scrutò attentamente, vide girare il grosso giocattolo
intorno alla vita della bambina, girava, girava, girava...
Fu
come ipnotizzato da quella girandola umana che lo riportò
all'infanzia, a quando giocava con un ragazzino inglese; i suoi lo
avevano portato in Inghilterra per due settimane, non sapeva un
accidenti di inglese, niente di niente ma gli sembrò che con quel
bambino fosse tutto facile, vivere, ridere, divertirsi senza
scambiare parola, si capivano al volo, annuendo di tanto in tanto,
scoppiando a ridere se uno dei due inciampava, quella fu l'estate
migliore della sua vita.
Non
lo voleva ammettere, ma ormai i suoi unici amici erano Rob, Jessy,
Camille e David, la sua tribù, con cui faceva strani rituali a base
di sesso, droghe e perdizione.
Ma
qualcosa dentro di lui si agitava, qualcosa gli diceva che il suo
amico più sincero era stato quel bambino in Inghilterra, quel Bobby
che correva con lui nei prati. Ma lui preferiva credere ad altro,
preferiva credere alla magia della droga, quella droga che accomuna
tutti, facendo scorrere il tempo fra ragazzi che credono di amarsi
perché sempre insieme, ma spesso finiscono per amare solo la droga,
quella compagna sensuale che ti rapisce promettendoti pillole di
felicità, ma che allo stesso tempo ti nega tutto, ma lui questo non
poteva ancora saperlo.
“E
che cazzo! Che mi succede? Ricordi vecchi come la morte, ma io sono
nel presente, il passato non conta, è come i vecchi, non serve più
a nessuno, si vive nel presente, si scopa nel presente, si guadagna
nel presente, tutto è dannatamente al presente. Il passato è
passato, puah, puah, puah” imprecò asciugandosi gli occhi gonfi di
lacrime, e una era sicuramente per il piccolo Bobby, amico vero che
lo aveva amato per com'era, senza compromessi, artifici o altre
stronzate del genere.
Elle Bi







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