In
questo giorno di ennesimo cambiamento del sistema politico italiano
(che tra l’altro non sono sicuro di aver capito. Perché Renzi se
ne va a Montecitorio senza la democratica giustificazione popolare?
Se me lo potete ri-spiegare mi fate un favore), ho deciso di scrivere
un breve post per raccontare il viaggio che mi ha portato dall’altra
parte del mondo, in Sudafrica.
Imbarcatomi
a Fiumicino, ho fatto il primo scalo a Jeddah, in Arabia Saudita.
L’Arabia Saudita è grande, è il più grande stato del Medio
Oriente per superficie. E’ una distesa di sabbia che si estende per
chilometri e chilometri sotto la quale si trovano litri e litri di
petrolio (95% delle esportazioni del paese). E’ pressoché una
distesa di oro nero. E’ il paese più sacro del Medio Oriente - per
i musulmani quantomeno -, essendo casa delle due più sacre moschee
del mondo islamico: La Mecca, dove la scatola nera, simbolo
dell’Islam, è conservata, e ‘Medina’, altro importante centro
religioso. Per questa ragione moltissimi pellegrini musulmani
visitano il ‘Regno’ per far fede a uno dei precetti imposti dalla
religione: il pellegrinaggio alla Mecca. Lo Stato, monarchia assoluta
capitanata dal re Abdul Aziz Saud, non è molto popolato (30 milioni
di persone, di cui un terzo sono stranieri) per via delle sue
caratteristiche geografiche. Lo sviluppo tecnologico sta tuttavia
portando alla creazione, sempre più, di infrastrutture e centri
abitativi. Dormivo quando il capitano ha acceso l’altoparlante per
fare presente ai passeggeri che stavamo per sorvolare La Mecca, nel
caso i musulmani a bordo volessero omaggiare Allah. Così ho iniziato
a guardare fuori dal finestrino cercando di vedere qualcosa. E’
strano perché non vedi le città fino all’ultimo e queste spuntano
fuori all’improvviso, manifestandosi in una distesa di luci di cui
non si intravede la fine. Solo quando l’aereo ha iniziato l’atterraggio
le luci hanno cominciato a prendere forma. Case, grattacieli, strade,
ponti, fontane e macchine. Una marea di macchine, prova inconfutabile
dell’abbondanza di petrolio, popolano le strade. Devo ammettere che
la voglia di restare qualche giorno in più a visitare questo Stato
era tanta…
Una
volta sceso a terra ho dovuto aspettare circa otto ore per la mia
coincidenza. Il personale è molto gentile anche se la lounge (a meno
che tu non abbia un biglietto di business class) non è delle più
accoglienti. Il free Wi-Fi purtroppo non funzionava e dunque ho
dovuto ricorrere a quelle problem-solving skills di cui pressoché
ogni italiano è dotato. Con la scusa di fumare una sigaretta, ho
convinto lo steward della sala d’attesa per passeggeri ‘business’
a farmi entrare, e così mi sono procurato la password per una rete,
mossa che mi ha permesso di passare parte della lunga attesa
comunicando con famiglia e amici. Come ho accennato nel precedente
paragrafo l’Arabia Saudita ha un gran numero di visitatori
musulmani che fanno visita alla sede del ‘Profeta’.
Una
cosa che mi ha fatto sorridere durante il tempo trascorso in aeroporto -
dove ovviamente non potevo nemmeno scegliere la via del ‘mi faccio
qualche drink’ - è stato che nei gruppi di pellegrini le donne, al
fine di non perdersi, portavano un velo dello stesso colore con su
scritto l’operatore turistico che aveva organizzato il loro viaggio
sacro. Dunque la lounge era caratterizzata da queste chiazze di
colore, arancione, rosa, viola, giallo, che rendevano l’ambiente
più caldo (un’altra cosa simpatica è che il check-in e i safety
controls per gli uomini e per le donne sono separati).
Quando
finalmente sono salito sul mio volo l’emozione è iniziata a crescere
(sebbene notevolmente smorzata dalla stanchezza). Ho deciso di
guardarmi uno dei film - Rush, storia dei due eterni rivali della F1 - che la SaudiAirlines aveva da offrirmi, prima di lasciarmi andare
tra le braccia di Morfeo. All’inizio del film un messaggio mi
avvertiva che i contenuti erano stati ritoccati ma, non avendo visto
il film, non sapevo cosa fosse stato censurato. Solo quando ho visto
un cerchio opaco oscurare la pancia di una donna ho capito…In
effetti, mi sembrava che ci fossero un po’ troppe poche scene di
sesso in un film che vuole disegnare il personaggio di James Hunt…Il
vero film è in realtà iniziato quando mi stavo per appisolare. Il
mio occhio è pigramente cascato fuori dal finestrino e Lei era lì,
in tutta la sua immensità. L’Africa. Penso che da ieri la parola
‘enorme’ abbia assunto tutto un altro significato! Non credo che
ci si possa rendere conto dell’estensione dell’Africa finché non
ci si vola sopra per più di 10 ore coprendone solo una piccola
parte. Ero emozionato come un bimbo che scopre Babbo Natale a
sistemare i pacchetti sotto l’albero. Non ho dormito per un’altra
ora perché incapace di smettere di guardare fuori mentre sorvolavo
Etiopia, Tanzania, Kenya, Mozambico e finalmente Sudafrica. Qua
inizia una nuova storia, ma per parlare di questa servirà almeno un
altro post - dico almeno perché solo l’atterraggio a Città del
Capo ne richiede uno - e poi, scusatemi ma fuori ci sono 30 gradi, è
ora di andare in spiaggia.
Lettura
consigliata “Le Città Invisibili” di Calvino
IT







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