L’arrivo di giugno e della stagione
estiva rappresenta, cinematograficamente parlando, l’inizio di una fase di
magra o di aridità o di vera e propria sterilità. Le sale (quelle ancora
aperte) propongono i soliti quattro/cinque film che non andrei a vedere neanche
mi pagassero il biglietto. Di conseguenza, chi (come me) vuole continuare a
vedere buoni film anche quando le temperature superano i trenta gradi ha di
fronte a se due sole alternative: riguardarsi un bel classico in dvd (un
Kubrick o uno Scorsese d’annata, tanto per dirne due) oppure andare di
streaming. Questa settimana ho optato per la seconda e fortunatamente, quasi
inaspettatamente, mi sono imbattuto in un revenge movie di pregiata fattura di
un regista che mi era sconosciuto e che credo sia al suo primo film.
Quando apprende la notizia che l’uomo
che ha ucciso suo padre sta per uscire di prigione, Dwight capisce che è
arrivato il momento di farsi giustizia da solo per riuscire a riscattare
un’esistenza condizionata da quel drammatico evento, appartenente al passato ma
ancora fortemente presente nella sua vita, che da quel giorno non è stata più
la stessa. Dovrà tuttavia fare i conti con i parenti dell’uomo da un lato e con
la necessità di proteggere la sorella dall’altro. Veniamo così catapultati in
una tragica spirale di vendette familiari (che per un verso riporta alla mente
l’esordio di Jeff Nichols, quel gran film che è Shotgun stories), di improvvise
esplosioni di violenza sapientemente amalgamate in un ritmo mai ossessivo ma
sempre incalzante.
Dwight non è un eroe né tantomeno
uno spietato giustiziere assetato di vendetta, forse non è neanche un uomo
qualunque, piuttosto è un mezzo inetto che fa quello che fa perché crede di
doverlo fare. Potrebbe quasi essere un personaggio uscito da uno dei film dei
Coen, un piccolo uomo alle prese con imprese troppo grandi. E chi conosce i
Coen sa che l’inettitudine, che misura la distanza tra desiderio e possibilità
di raggiungerlo, fa affogare tutto in un mare di sangue.
Blue ruin non è un classico revenge
movie come potrebbe essere Vendicami di Johnnie To, ma un film più intimistico,
più personale; Saulnier dimostra di avere maggiormente a cuore una riflessione
psicologica, fors’anche sociologica, del sentimento di vendetta. Presentato a
Cannes lo scorso anno, dove ha avuto un’ottima accoglienza, Blue ruin è andato
ad aumentare il già numeroso elenco di bei film completamente dimenticati dalla
distribuzione italiana. E chi, a prescindere dalle temperature, desiderasse
vederli è costretto a ripiegare sullo streaming o sul download. In alternativa,
è possibile entrare in una delle oltre settecento sale italiane in cui, in
queste settimane, proiettano Maleficent, o nelle oltre cinquecento che offrono
Edge of Tomorrow (detto col massimo rispetto, s’intende).
di Diccì per la rubrica "CINEMA".
di Diccì per la rubrica "CINEMA".







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