martedì 29 aprile 2014

LETTERATURA: "GABRIEL GARCIA MARQUEZ: IL RICORDO DI UN MITO"


La prima volta che mi imbattei in Márquez avevo solo diciassette anni e non avevo ancora letto niente di simile. Ovviamente il testo era Cent'anni di solitudine, che per caso o per fortuna, capita spesso fra le mani di ogni buon lettore.
«Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito».
Così riporta il potente incipit di cui mi innamorai subito.
Sembra quasi che tutto abbia inizio lì, a Macondo, vita, morte e magia che si intrecciano in cent'anni di storia di una città e dei suoi abitanti, cent'anni di storia della famiglia Buendía, ma anche di guerra, sogni e speranze.
Macondo è un pò come l'Aracataca in cui nacque Márquez, in Colombia nel lontano 1928, e i personaggi di Cent'anni di solitudine sono figli del dolore di una nazione, spettri passati che ritornano. I nonni di Márquez erano uno colonnello e l'altra chiaroveggente, ed ecco apparire il colonnello Aureliano Buendía, uscire fuori dalla pagina per rimanere impresso nei nostri ricordi.
Márquez ebbe dei genitori erranti, per questo passò molto tempo coi nonni ad Aracataca, villaggio bananiero su cui si abbatté una forte depressione economica, e sembrano essere tutti qui, i temi cari all'autore, legati alla sua infanzia da un nodo indissolubile.
Potrei stare ore ed ore a parlare della vita di questo autore che mi ha fatto sognare più di una volta, mi ha fatto sognare Macondo, e mi ha fatto immaginare come sarebbe stato ucciso Santiago Nasar dai fratelli Vicario in Cronaca di una morte annunciata, ma preferisco non soffermarmi su inutili dettagli biografici, come il giornalismo che è sempre stato una costante nella sua lunga vita, o il reportage, il viaggio, che lo ha portato in Europa, India e Messico, oppure il cinema che lo aveva ammaliato così tanto da far si che si iscrivesse al Centro sperimentale di cinematografia di Roma, o il massimo riconoscimento del Nobel conseguito nel 1982; ma questa è un'altra storia, ora non c'è più tempo, Márquez si è spento lo scorso 17 aprile e con lui un'era.
La solitudine di un uomo e di un paese, un paese che come l'amata Macondo è stato incapace di evolversi. Ma c'è ancora tempo, pian piano anche la Colombia si libererà dai propri fantasmi...tutto è possibile. Dimenticare Márquez, quello sì che sarà impossibile
Ci vorranno cento, mille e forse più anni per colmare la solitudine dei nostri cuori, ma la speranza è che forse Gabo – come lo chiamavano gli amici – è ancora qui, immortale, a calpestare la nostra terra di ogni giorno, un po' come Ursula in Cent'anni di solitudine, che continua a vivere perché non sa di essere morta, e anche lui, lo immagino in un angolo remoto di mondo a scrivere e a leggere come se niente fosse.

di Elle Bi per la rubrica "LETTERATURA".

lunedì 28 aprile 2014

CINEMA: "GRAND BUDAPEST HOTEL - Wes Anderson"





Siamo nell'immaginaria Zubrowka, nella mente di Wes Anderson, in quel mondo fantastico a cui ormai ci ha abituato. C'è un concierge che è allo stesso tempo il direttore del Budapest Hotel, è Monsieur Gustave (Ralph Fiennes), uomo di spirito che gode delle attenzioni di anziane signore.
Una di queste, Madame D. (Tilda Swinton), gli lascia un preziosissimo quadro, ma dopo la sua morte, il figlio Dimitri (Adrien Brody) accusa M. Gustave di averla assassinata. Nel frattempo instaura una grande amicizia con il giovane portiere Zero (Tony Revolori), appena assunto al Budapest Hotel ed immigrato a Zubrowka.
Gustave finisce dietro le sbarre, ma la sua buona dialettica – che lo farà integrare perfettamente in prigione – e il fido Zero lo faranno evadere in una corsa all'ultimo respiro.
La storia è narrata dal vecchio Zero (F. Murray Abraham), che a fine degli anni Sessanta ci racconta con estrema commozione quegli anni Trenta bagnati dai totalitarismi in cui conobbe Monsieur Gustave, in cui conobbe il suo grande amore Agatha (Saoirse Ronan), e in cui iniziò ad amare con passione il Grand Budapest Hotel, così tanto da non riuscire più a separarsene.
Wes Anderson ci aveva già ammaliato, divertito e strabiliato più volte, ma con questo film e con il precedente Moonrise Kingdom ci rendiamo conto che il regista è diventato una gemma rara, da custodire e conservare dentro lo scrigno dei nostri cuori.
Oltre ai due piani temporali del vecchio Zero e dello Zero che fu, Anderson non si accontenta e nel suo perfetto mondo di scatole cinesi infila altri due piani, quello di un giovane scrittore (Tom Wilkinson) che racconta la storia di Zero e l'ultimo, quello del regista, che ci racconta il libro - sotto forma di film - in cui lo scrittore racconta questa bella storia.
Tutto all'interno del film è perfettamente geometrico, dalla composizione delle inquadrature allo sciogliersi della storia, Anderson dirige i suoi interpreti in maniera impeccabile, facendoci divertire in un susseguirsi di dialoghi ad alta densità di genio – degni del miglior Billy Wilder –, ma facendoci anche riflettere sulla Storia, ma sopratutto sul Cinema.
Durante la visione del film ci sembra di essere all'interno di una carrozza di un treno infinito che ci porta indietro fino agli albori del cinema, fino a quel 28 dicembre 1895 in cui i fratelli Lumière illuminavano di luce il futuro della settimana arte, passando da Lubitsch a Billy Wilder e reinventando i trucchi di Méliès. Alla fine del film, scesi da questo treno nostalgico, ci domandiamo: “Come potrà mai esistere un Cinema senza Wes Anderson?”. Capolavoro!

di Elle Bi per la rubrica "CINEMA".

sabato 26 aprile 2014

FUMETTI: "BIG BANG - Domenico Martino"



di Domenico Martino per la rubrica "FUMETTI".

venerdì 25 aprile 2014

NEWS: "PROSSIMA TAPPA: COREA DEL NORD"


L’ormai prossima partenza di un caro amico alla volta della grande Repubblica Popolare Cinese – che poi, come noto, di Repubblica ha ben poco – mi ha fatto tornare alla mente un viaggio un po' particolare che, tra gli altri, da tempo progetto di fare. La Corea del Nord. O meglio, la Repubblica Democratica Popolare di Corea.

La Corea del Nord, leggo da Wikipedia, ha un’estensione di 120.540 km2 e, nel 2012, aveva una popolazione di circa 24.76 milioni di abitanti. Sebbene la superficie di questo stato sia poco più di un terzo di quella del Bel Paese, questo staterello ha, solo nell’ultimo anno, attratto più volte l’attenzione del mondo su di sé. Alquanto allarmante fu la minaccia di ricorso alle armi nucleari – ebbene sì, Pyongyang ha La Bomba! – per uno screzio con gli States. In effetti tutto il mondo stette in allerta in quanto, in seguito ad un’avventata azione militare da parte della Corea, sarebbe potuto esplodere un conflitto di dimensioni notevoli (per non dire mondiali). Ancora, sempre nello stesso anno, le tensioni con lo stato di cui la Corea del Nord rappresenta la nemesi – la Corea del Sud – hanno toccato un tetto così alto da far pensare ad una possibile riapertura del conflitto conclusosi nel 1953, anche se mai realmente terminato. Le due Coree sono infatti formalmente in guerra, nonostante svariati trattati e accordi e numerose pressioni da parte del resto del mondo.

Aldilà delle questioni belliche sono molte altre le ragioni per cui la Corea del Nord finisce spesso sui giornali. La stampa internazionale è sempre attenta a commentare le svariate stranezze – prima su tutte l’acconciatura – e manifestazioni di onnipotenza – già abbastanza palesate nel nome della carica che ricopre: ‘leader supremo’ – del rampollo reale Kim Jong-un. Sono svariate le storie che aleggiano su quest’uomo, tant’è che non si sa più con certezza cosa sia frutto della fantasia e cosa invece realtà. A quanto pare, Kim è spietatissimo. Recentemente si è parlato della improvvisa sparizione di una pop-star locale, ritenuta essere la sua amante, dopo che sul web era comparso un video porno con la cantante. Un altro rumor diffuso da alcune fonti locali riguarda lo zio del leader supremo. In seguito a reiterate manifestazioni di dissenso da parte del parente, pare che quest’ultimo sia stato ritenuto colpevole di tradimento e fatto sbranare da un centinaio di cani affamati.

Che si tratti di verità o fantasia, queste storie non sono poi così lontane dai diversi rapporti redatti da società per i diritti umani come Amnesty International e dalle svariate sanzioni ONU (di cui tuttavia la Corea del Nord è paese membro). E’ stata proprio Amnesty International a descrivere i nord coreani come “uno dei popoli più brutalizzati del mondo" a causa delle severe restrizioni imposte alla loro libertà politica ed economica. Si pensi che esistono addirittura campi di lavoro per prigionieri politici, attivi da molto tempo e dove la crudeltà non sembra avere fine.

Sarebbero molte altre le cose da dire. Come ad esempio il fatto che si sospetta che il commercio di eroina sia una delle fonti del bilancio di questo stato. Oppure che le macchine e i cellulari sono banditi. Ancora, sarebbe interessante parlare di come l’economia locale stia registrando risultati positivi e che questo Stato, nonostante l’embargo dell’occidente, se la stia cavando bene per via delle diverse risorse naturali disponibili nel territorio. Ma avevo iniziato l’articolo parlando di viaggi e, sebbene dopo questa nontroppofelice presentazione pochi di voi staranno guardando su Skyscanner quanto costi un biglietto per Pyongyang, volevo effettivamente darvi qualche informazione riguardo alla possibilità di fare turismo in Corea del Nord.

Innanzitutto, contrariamente a quanto si vocifera, non è vero che è “impossibile” recarvisi. Basta un po’ di pazienza per concludere tutte le operazioni richieste e per aspettare la conferma del visto turistico e potete già considerarvi in Corea del Nord. La cosa migliore è appoggiarsi ad un’agenzia di viaggio per l’organizzazione dell’itinerario e prenotazione degli alberghi. Infatti il world wide web nordcoreano è pressoché oscurato ed è necessario, pena la non ammissione nel paese, avere un itinerario ben preciso e immodificabile da esibire alla dogana. Una stranezza è che dovrete prepararvi a condividere il viaggio – vacanza è, nel caso della Corea del Nord, un termine un po’ forte – con due guide locali che vi seguiranno ovunque e che alloggeranno nel vostro albergo. La nascente industria turistica si è aggiornata offrendo guide che parlano inglese, francese, tedesco e russo. Infine, per quelli come me che muoiono dalla voglia di interagire con i locali o che muoiono dalla voglia di farsi un selfie con loro, brutte notizie: il regime, terrorizzato dalla possibilità che siate una cattiva influenza, non ve lo permetterà!

Beh, vi ho detto più o meno tutto. Purtroppo al momento la mia situazione finanziaria mi permette solamente di sognare questo viaggio, dunque se decidete di andare fatemi sapere come è andata!

Ps. Me ne sono scordato. Sembra che nel Regno Unito i servizi segreti nordcoreani siano entrati da un barbiere intimandogli di staccare un cartellone con la faccia di Kim Jong-un che diceva “facciamo i capelli meglio di così!”. Amor di patria.

di IT per la rubrica "NEWS DAL FUTURO".

giovedì 24 aprile 2014

MUSICA: "BEST OF 90's - Parte 1"



Afterhours- hai paura del buio (1997) Il gruppo di Manuel Agnelli sforna un vero e proprio capolavoro, dando linfa vitale al rock italiano, dividendosi tra alt-rock e grunge. Forse il miglior album che una band italiana abbia concepito. Voto: 7
Air- moon safari (1998) Il duo francese porta l'elettro pop ai massimi livelli, unendo i Kraftwerk ai Pink Floyd, con un tocco moderno. Una vera passeggiata sulla luna. Alieni. Voto: 8
Beastie boys- check your head(1992) 7, ILL communication(1994) 7.5, hello nasty (1998) 7 Partono dal punk incazzato per arrivare all'hip hop. Paladini del genere.
Beck- golden feelings (1993) 7, stereopathetic soulmanure (1994) 7, mellow gold (1994) 8.5, one foot in the grave (1995) 6.5, odelay (1996) 8, mutations (1998) 6.5, midnite vultures (1999) 7 Ha rivoluzionato la figura del cantautore unendo ogni tipo di genere, partendo dal lo-fi fino ad un post rock di matrice elettronica unito al country, al blues, al folk, all'hip-hop, ecc. Genio.
Bjork- debut (1993) 8, post (1995) 8, homogenic (1997) 8 Probabilmente il più grande talento femminile degli ultimi 30-40 anni. Cos'altro aggiungere?
Blur- blur (1997) I Blur, a differenza dei tanti odiati Oasis, loro antagonisti secondo la selezione naturale dei critici, dimostrano di saper fare musica vera e di poter uscire dai canoni del caramelloso e ruffiano brit-pop, unendo lontani richiami grunge (Song 2) sino al più sofisticato post rock di Essex Dogs. Camaleontici. Voto: 7.5
Bran van 3000- glee (1998) Chi si dimenticherà mai di Drinking In LA? La loro rock-house è divenuta ormai un simbolo degli anni 90. Voto: 7.5
Bruce Springsteen- Philadelphia ost (1995) Nel 1995 il vecchio Bruce vinse l'Oscar grazie alla colonna sonora del film Philadelphia. Una sola canzone, Streets of Philadelphia, uno dei singoli più belli e commoventi del decennio. Voto: 8
Chemical brothers- exit planet dust (1995) 7, dig your own hole (1997) 6.5, surrender (1999) 7.5. Cosa dire? Il duo più conosciuto della musica elettronica, probabilmente il più geniale, il gruppo che ha portato il genere agli occhi di tutto il mondo.
Cranberries- no need to argue (1994) In un best of degli anni 90 la loro presenza è obbligatoria. Zombie è uno degli inni dell'epoca. Voto: 7.5
Cure- wish (1992) Con i grandi capolavori ormai alle spalle, i Cure escono con un album piacevole, influenzato dalle sonorità shoegaze. Voto: 6.5
Daft punk- homework (1997) La disco retrò alla conquista del mondo. Around the World. Un classico. Voto: 7,5
David Bowie- outside (1995)7, earthling (1997) 7.5 Su David è già stato detto tutto (o quasi). Nonostante tutto questi sono due album da riscoprire, ingiustamente passati inosservati nella mastodontica discografia del duca bianco. Ps- Little Wonder (da Earthling) è nella mia top 5 personale di David. Infamatemi pure.
Fabrizio De Andrè- Le nuvole (1990) 6.5, Anime salve (1996) 7.5 Il sommo poeta della musica italiana continua a produrre emozioni, sino alla fine.
Depeche Mode-violator (1990) 7.5, ultra (1997) 7.5. Anche qui riceverò molte offese, probabilmente, ma Ultra è l'album più sottovalutato dei Depeche, forse il migliore. Forse.
Dj Shadow- endtroducing (1996). Una collezione di vinili infinita e genialità ai piatti. Una ricetta che ha fatto di Dj Shadow uno dei dj più importanti (e influenti) al mondo. Voto 7,5
Fatboy Slim-better living through chemistry (1996) 7, you've come a long way baby (1998) 7.5 L'inventore della big beat, ha fatto più lui con 2 album che intere generazioni di dj. Avvicinando la figura del disc jokey a Dio.
Jeff Buckley- grace (1994) 8, sketches for my sweetheart the drunk (1998) 7.5 Uno dei più commoventi cantautori degli anni '90, il più delicato, nostalgico. Una voce angelica, purtroppo colpita dalla stessa sfortuna che ha perseguitato anche il padre (un certo Tim Buckley).
Lou Reed & John Cale -song for drella (1990). Il duo leggendario si riunisce dopo tanti anni sfornando una piccola gemma, un capolavoro nostalgico che fa tornare la mente indietro nel tempo. Voto: 8
Manu Chao- clandestino (1998) Manu Chao, il clandestino della musica, in fuga continua verso l'industria che tentava di inglobarlo, ci trascina in un viaggio tra marijuana e donne messicane. Voto: 7
Massive Attack- blue lines (1991) 8, protection (1994) 8.5, mezzanine (1998) 8.5 I creatori del trip hop, geni e cantori delle tensioni di fine millennio, istrionici musicisti capaci di spaziare dalla dub all'elettronica. Difatti il trip hop è il genere del pastiche, è un genere meticcio, bastardo, che unisce cinquant'anni di musica. Monumentali.
Moby- play (1999) Il dj americano, lancia una sequenza pazzesca di hit con questo album manifesto della musica chill, un ambient spinta e ibrida, fusa ad house ed elettronica. Voto: 7
Mogwai- ten rapid (1997) 7.5, young team (1997) 8, come on die young (1999) 8 Figli del noise, lo scompongono, lo ricompongono e poi lo sputano fuori dalle loro folli menti,creando un post-noise rock strumentale come mai è stato fatto.
Morcheeba- big calm (1998) Trip hop, chillout, ambient. Il gruppo inglese unisce i generi dando vita a qualcosa che viene suggerito anche dal titolo dell'album. Una calma infinita. Voto: 7
Mr. Oizo- analog worms attack (1999) Il più grande disco di musica elettronica della storia. Punto. Voto: 8
Nick Cave- the good son (1990) Tra sacro e profano, tra luci e ombre, il cantautore australiano conquista con le sue ballate fatte di dolore e di ferite. Voto: 8
Nine Inch Nails- the downward spiral (1994) Simboli del nichilismo, dell'autodistruzione, i NIN scrivono la storia dell'industrial con questo capolavoro. Voto: 8
Nirvana- nevermind (1991) 8, in utero (1993) 8,5, mtv unplugged (1994) 8.5. Quando dici anni '90 pensi ai Nirvana. La loro musica è entrata nell'immaginario collettivo, innalzando Kurt Cobain a portavoce di una generazione intera, quella generazione x appena uscita dai larghi sorrisi degli anni '80 che si è ritrovata improvvisamente depressa e rabbiosa, tra le macerie di un mondo ormai in malora. Storia della musica.
Pearl Jam- ten ( 1991) La parte più soft e intimista del grunge, quella dall'anima più rock e meno punk. Voto: 7
Pixies- trompe le monde (1991) A riascoltarlo oggi si scopre che Trompe le Monde è un album maledettamente sopravvalutato. Le atmosfere oniriche e sognanti ci portano in un mondo strambo e personale, quello dei Pixies. Voto: 7,5
Pj Harvey- dry (1992) Erede per qualità vocali e attitudine punk di Patti Smith, Pj Harvey dimostra di essere una delle grande cantautrici della sua generazione. Voto:7.5
Portishead- portishead (1994) 8.5,dummy (1997) 8,5 La belle époque del trip hop riassunta in due album. Due capolavori senza tempo.
Prodigy- music for the jilted generation (1994)6, the fat of the land (1997) 7 Tra techno, dance e punk, i Prodigy hanno fatto ballare generazioni intere.
Radiohead- pablo honey (1993) 6.5, the bends (1995) 7, ok computer (1997) 9 Una vera e propria enciclopedia musicale, ecco cosa sono i Radiohead. Ogni loro album, ogni loro canzone è come ascoltare la storia intera della musica, partendo dai Beatles per passare dai Jesus And Mary Chain, The Smiths e dai Rem. Ok Computer (il loro White Album) è un capolavoro, uno dei migliori 10 album del decennio (prevalentemente grazie a Paranoid Android, il punto di svolta della loro carriera, una canzone che deve entrare di diritto tra le migliori di sempre).
Rage Against the Machine- rage against the machine ( 1992) Incazzati e ribelli come la generazione che rappresentano, i Ratm sono rap, sono metal, sono funk-rock, sono hard rock. Infiammabili. Voto: 7,5
Red hot Chili Peppers- blood sugar sex magik ( 1991) Tra i pioneri di quello scritto sopra per i RATM. Voto: 7
REM- out of time (1991) 8, automatic for the people (1992) 8.5, monster (1994) 7, new adventures in Hi-Fi8 (1996) 8 Un'altra delle impronte indelebili dei 90's. Il mandolino di Losing My Religion, la nostalgia di Everybody Hurts, la poesia di E-bow the Letter. Contenitori di ricordi.
Sigur ros- agaetis byrjun (1999) Quasi indescrivibili. Dream pop, post rock, shoegaze, gli Sigur Ros, a fine decennio, riassumono e rinnovano quello che è stato. Voto: 8
Smashing Pumpkins-siamese dream(1993)7.5, mellon collie and the infinite sadness(1995) 8,5, adore (1998) 7.5 Nostalgici come i ricordi, uniscono il lato maledetto dei 90's (quello depresso e grunge) a una lucentezza pop. Mellon collie è un capolavoro di dimensioni monumentali.
Soundgarden- superunknown (1994) Tra i massimi espositori del grunge, colpiscono anche grazie alla voce fantastica del frontman Chris Cornell. Voto: 7
Tricky- maxinquaye (1996) 8.5, nearly god (1996)7.5, pre-millennium tension (1996) 7.5, angels with dirty faces (1998) 7.5, juxtapose (1999) 7.5 Il geniaccio del trip hop (ex membro dei Massive Attack) ammalia con le sue atmosfere, divise tra le strade del ghetto e paesaggi onirici.
Underworld- Dubnobasswithmyheadman (1993), born slippy.NUXX (1996) Le parole Trainspotting e Born Slippy vi dicono nulla?
UNKLE- psyence fiction (1998) Hip Hop, elettronica, post rock, trip hop. Psyence Fiction è un classico di fine millennio che ha aperto la strada a molta musica futura.
U2 - achtung baby (1991)8, zooropa (1993) 8 Se possibile recuperate i live di entrambi gli album. Spettacolari.


di Mi.Di per la rubrica "MUSICA".

martedì 22 aprile 2014

LETTERATURA: "SIG. GREEN"


Questo racconto parlerà di scimmie.
Questo racconto parlerà di te, di me, ma sopratutto delle scimmie.
Questo racconto parlerà di come il signor Green si fosse appassionato alle scimmie, ma anche di vita, morte e miracoli.
E' uno di quei racconti in cui l'autore non nasconde niente a nessuno, tutto sarà svelato a tempo debito. Il signor Green verrà svelato, ma anche il suo amore per le scimmie.
La vostra curiosità a questo punto sarà già molta, vi chiederete: “Come mai il signor Green ama così tanto le scimmie?”.
E' una lunga storia, risale tutto a quando il nostro signor Green si trovava a...
(hanno suonato al campanello, scusate un attimo).
Postino: C'e un pacco per il signor...
Io: Sssssh, non sveli il mio nome, i lettori ci potrebbero sentire.
Postino: I lettori? Le stanno leggendo il gas?
Io: Una cosa del genere.
Postino: Ok, allora è lei il signor...(abbassando il tono della voce).
Io: Sssh, ci potrebbero sentire.
Postino: Ma come fanno a sentirci? Glielo sto sussurrando all'orecchio.
Io: Non sussurri, certe volte è meglio non rischiare...
Postino: Ok, pacco internazionale vero? Dall'Afr...
Io: Sssssh, è un'informazione riservata, lì dentro c'è tutto ciò che riguarda questa storia.
Postino: Ok, prenda tutto, non voglio più saperne, metta una firma qui e siamo a posto.
Faccio uno scarabocchio degno del miglior medico in circolazione.
Postino: Oh, ma lei è il signor...
Io: Ssssh, ma è pazzo? Un po' di privacy, su, via.
Postino: Me ne vado, me ne vado, voi artisti siete proprio intrattabili.
Prendo il pacco, è pesante, tutta la pesantezza di cui ha bisogno una bella storia, lo poso sul tavolo e mi siedo.
Siete ancora lì? Volete sapere come mai il signor Green ami tanto le scimmie?
Non sento voci all'unisono. Se volete me ne vado, sapete sono molto impegnato.
Si alza qualche grido.
Decido di rimanere.
Quindi dove eravamo rimasti? Ah, sì, al signor Green.
Il signor Green era stato in Africa, sua madre era una scimmia e tutti vissero felici e scimmieschi.
Volevate la soluzione, quella facile, che tanto, diciamoci la verità, siete tutti un po' pigri, no? Anche io sono pigro, l'uomo è pigro per indole, nessuno baratterebbe un bel divano con una corsa a perdifiato.
Come dite? Mi devo dare un contegno?
Voci: Sputa fuori il rospo!
Volete il rospo? Ma al signor Green piacciono le scimmie.
Vado a prendere un bicchier d'acqua, ho bisogno di darmi una schiarita.
Il signor Green amava le scimmie, ma le scimmie non amavano lui.
Fin dalla tenera età si ricordava i momenti felici allo Zoo, con mamma e papà, in quel rifugio per animali soli, osservava tutte le specie con ugual interesse, ma le scimmie lo arrovellavano in maniera particolare.
Forse perché suo padre, il grande Tom, era un omone enorme, con pelo del petto spesso e una barba così folta che il piccolo Green ci nascondeva la roba, così, per scherzo, quando suo padre cascava in un sonno profondo, in particolare dopo i gargantueschi pranzi di Natale, Pasqua e altre festività.
Si immaginava suo padre insieme alle scimmie dello Zoo, e rideva, rideva e rideva, ma anche le scimmie quando si avvicinava quatto quatto alle sbarre della gabbia ridevano di lui.
Era distrutto da questa cosa, ogni santa volta la stessa trama, un film già visto.
Cercava un contatto, provò diverse tecniche, la prima fu quella della corruzione.
“Vieni qui bella scimmietta” diceva con tanto di noccioline in mano.
Una scimmia si avvicinava, lui le cedeva qualche nocciolina e poi se ne stava lì, in attesa di un ringraziamento, ma la scimmia gli tirava addosso le bucce delle noccioline.
Il piccolo Green, - chiamatelo anche Little Green è più cool – si metteva a piangere, come sempre.
Amava molto lo Zoo, ma le scimmie, quegli ammassi di peli e pulci lo spaventavano a morte, fino a quando...
Il telefono, scusate devo rispondere.
Io: Ok, va bene, ne sarei lusingato. Dove e a che ora?
Dopo qualche minuto.
Ragazzi, notiziona. La volete sapere?
Voci: Adesso basta, ci hai rotto. Dicci del signor Green.
Ok, ok, come siete feroci, vedo che morite dalla voglia di conoscere il resto della storia.
Per il suo ottavo compleanno il piccolo Green decise di andare allo Zoo, i genitori acconsentirono, sapevano che non ci sarebbe stato regalo più bello che portare allo Zoo il loro piccolo cucciolo.
Guardando le scimmie, il piccolo Green si rese conto che avrebbe dovuto giocare tutte le sue carte.
Dichiarò guerra aperta alle scimmie, una guerra psicologica.
Si mise accanto alla gabbia e iniziò a mangiare noccioline su noccioline.
“Alla faccia vostra” pensava il signor Green.
Le scimmie, interessate, si avvicinarono al piccolo Green, lo guardavano con occhi diversi, si avvicinavano alle sbarre con passi felpati, ma lui continuava a sgranocchiare noccioline come se nulla fosse.
A otto anni capì che l'indifferenza spesso paga, fu la prima lezione che apprese dallo Zoo e dalle scimmie.
Ad un certo punto, ebbe la vista in panne, come una macchina sul ciglio di una strada, tanti puntini davanti ai suoi occhi, la mano a stringere la gola....Aghudhhg (aiuto avrebbe voluto dire), Pghgahh (papà avrebbe voluto chiamare).
Cascò in terra, privo di forze, vide le scimmie accalcarsi sulle sbarre, stava lasciando questo mondo, a soli otto anni. Se fosse sopravvissuto a quel soffocamento da nocciolina avrebbe imparato che oltre alla parola indifferenza anche masticare non era da sottovalutare, avrebbe voluto fare tante cose, ma il tempo stringeva come un cappio al collo.
In una visione premorte vide una scimmia – la più grossa - uscire dalla gabbia, cingerlo da dietro ed effettuare una perfetta procedura antisoffocamento.
Quando si svegliò, i suoi genitori lo guardarono come si guarda un figlio appena nato e lui, sempre stordito, era sicuro di aver visto una grossa scimmia salvarlo, sentiva ancora il calore animale sulle sue braccia, ma tutto sembrava normale. Il giorno seguente, nessun giornale parlava di scimmie eroiche o cose del genere.
Il signor Green vive tutt'ora in Africa, ama le scimmie, è diventato un convinto animalista, difende tutte le specie, protette e non, e ogni anno mi manda un pacco con album interi di sue foto con molti animali, che lo circondano come una grande famiglia.
Mi ringrazia per aver creato tutta quella magia, per avergli dato una speranza, ma il signor Green non sa com'è andata veramente la storia, se gli dicessi che quell'enorme scimmia altro non era che il suo gigantesco padre, mi guarderebbe esterrefatto, ma spesso la gente finisce per credere così tanto a una cosa che quella si materializza all'improvviso, così, per scherzo, come un coniglio che esce dal cappello di un prestigiatore.
Se il signor Green non avesse creduto a quella bella storia, ora non sarebbe un convinto animalista con il sorriso sulle labbra 325 giorni l'anno - media assai invidiabile -, ora non vivrebbe in Africa, e noi magari non saremmo qui a parlarne; ma quel giorno il signor Green aveva bisogno di credere in qualcosa, quindi mi chiesi, perché non dargli un'opportunità?


di Elle Bi per la rubrica "LETTERATURA".

venerdì 18 aprile 2014

NEWS: "L'OMBRA DELLA P2 SUL DELITTO PASOLINI. SOLO FANTASIA?"


Sono gli anni Settanta, precisamente il 1975, e la politica italiana è sempre più spesso sinonimo di violenza, quella delle stragi, del terrorismo, o anche di quella violenza diffusa che insanguina le strade di numerose città. Soltanto in quell’anno le vittime di “Politica” sono otto. Alcuni esempi: Sergio Ramelli, a cui alcuni militanti di estrema sinistra spaccano la testa con una chiave inglese; Alberto Brasili, accoltellato da giovani di destra perché attraversa una zona nera vestito «da comunista»; Gianni Zibecchi, investito da un camion dei carabinieri durante una manifestazione. E la lista continua.
È in questo clima che avviene un delitto come quello di Pier Paolo Pasolini. Ed è forse questo odio che ha ucciso Pasolini, frocio e comunista?

2 novembre 1975. Ore 22,30. 
Pasolini è all’interno della sua Alfa 2000, in piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione.
Pino Pelosi viene avvicinato dall’intellettuale, torna al bar per riprendere le chiavi e intanto avverte alcuni amici. borgatari, così simili a quei “fiji de na mignotta” protagonisti dei suoi libri e dei suoi film; ma anche ragazzi violenti, con idee politiche confuse ma precise, per i quali Pasolini non è un poeta, non è un omosessuale, ma è un “frocio comunista”, un nemico, uno a cui si deve dare una lezione. Così lo seguono, lo tirano fuori dalla macchina e lo massacrano.
Questa la versione ufficiale e potrebbe essere andata proprio così. O forse no.

C’è difatti un’altra pista, un altro più terribile sospetto. La P2 fu responsabile, o complice, del delitto Pasolini? 
Pelosi, l'allora ragazzino diciassettenne accusato dell'omicidio, ha recentemente dichiarato che i veri responsabili dell’omicidio furono cinque uomini arrivati sul posto con una moto e una Fiat targata Catania. Tra loro, due frequentatori della sezione del Msi (Movimento Sociale Italiano) del Tiburtino, Franco e Giuseppe Borsellino. I cinque, secondo la testimonianza, gridavano "sporco comunista!" mentre colpivano a morte lo scrittore. E Pelosi, ricordando l’episodio ha affermato: "Se tu uccidi qualcuno in questo modo, o sei pazzo o hai una motivazione forte: siccome questi assassini sono riusciti a sfuggire alla giustizia per trent'anni, pazzi non sono certamente... E quindi avevano una ragione, una ragione importante per fare quello che hanno fatto...". E difatti Pasolini stava lavorando a un romanzo, intitolato "Petrolio", in cui si alludeva chiaramente all'attentato a Enrico Mattei, presidente dell'Eni fino alla sua morte avvenuta il 27 ottobre 1962. Questo romanzo, il romanzo delle stragi, il romanzo di parte della storia oscura d’Italia, Pasolini lo stava scrivendo proprio nel periodo antecedente la sua morte. 500 pagine, ma dovevano essere 2 mila, incompleto, soltanto abbozzato, pieno di notazioni a margine e di aggiunte. Il libro verrà stampato postumo nel 1992.

Di cosa parla “Petrolio”? Come detto, dell’Eni. Non soltanto di quello: parla di Eni, della morte di Mattei, del suo successore Eugenio Cefis, della strategia della tensione, della politica italiana fino alla metà degli anni Settanta. Qualcosa di troppo scomodo per l’epoca. Pasolini scrive che Eugenio Cefis, citato con il nome di fantasia di Troya, divenne a sua volta presidente dell'Eni e questo "implicava la soppressione del suo predecessore".
Cefis, secondo il Sismi (Servizio Informazione e Sicurezza Militare), è ritenuto il fondatore della P2, sostituito poi da Licio Gelli dopo la sua fuga dall'Italia, avvenuta nel 1977. Cefis teorizzava una sorte di golpe bianco, senza l'uso dei militari e della violenza, attraverso il controllo dei mezzi di informazione, come descritto in seguito nel "Piano di rinascita democratica" di Gelli. Per Pasolini, il delitto Mattei fu solo il primo di una lunga serie di stragi di Stato che avrebbero insanguinato gli anni 60’ e 70’. Tesi sostenuta persino da Amintore Fanfani, cinque volte presidente del consiglio dei ministri: "forse l'abbattimento dell'aereo di Mattei, più di vent'anni fa, è stato il primo gesto terroristico nel nostro Paese, il primo atto della piaga che ci perseguita." 

Se "Petrolio" fosse stato pubblicato prima della sua uccisione, forse Pasolini sarebbe ancora vivo. Se Saviano non fosse riuscito a pubblicare "Gomorra" forse sarebbe già morto.

di Maste per la rubrica "NEWS DAL FUTURO".