Gli
Hood e il loro piccolo capolavoro (Cold House, 2001, anno segnato
dall'uscita dell'imponente opera elettro-rock dei Radiohead,
Amnesiac, seguito naturale di Kid A) sono un emblema delle tendenze
più alternative degli anni 2000. Il rock di matrice lo-fi (come i
loro esordi post-punk) si unisce sempre di più con l'elettronica,
tramutandosi in un ibrido moderno dalle atmosfere intense e
industriali, quasi decadenti nel loro lento incedere. Un album che ha
spianato la strada a molti lavori successivi (vedi Neon Golden dei
Notwist, Fake French degli El Guapo etc) variando dall'elettronica
sofisticata dei Boards Of Canada e degli Autechre sino ad arrivare
all'idm, naturalmente senza perdere di vista il genere dei generi, il
(post) rock. Il tutto ricoperto da una velata stratificazione
hip-hop, perfezionata grazie alla importantissima collaborazione con
Dose One e Why?, leader della band cult cLOUDDEAD. Branches Bare è
un'apnea di cinque minuti, è una traccia senza passato ne futuro
attraversata da loop di pianoforte e un basso funereo, quasi liquido,
fotografata in un'immobilità onirica che ricorda i Bark Psychosis.
Una piccola goccia in un oceano che lascia senza fiato.
di Mi.Di per la rubrica "MUSICA".
di Mi.Di per la rubrica "MUSICA".








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