martedì 25 marzo 2014

LETTERATURA: "DIARIO DI UN PAZZO"


Non riesco più a scrivere. Non riesco più a scrivere perché fuori il sole mi guarda, e le macchine mi disturbano con il loro rumore, per non contare la televisione, la televisione, sempre accesa, con il suo rumore scocciante ripetitivo di pubblicità gastronomiche e diete ecologiche a spasso con musiche sgargianti, suv e monete luccicanti sotto la scia del sole, il sole che mi guarda perciò non riesco a scrivere, perché è disturbante tanta luce, acceca gli occhi quando ti volti a guardarla e quindi sei costretto-costretto-a vivere con la testa bassa, tranne di notte, mi piace la notte perché la luna regala crateri, l'insonnia non tarda ad arrivare, precisamente si avvicina con il passare del tram della mezzanotte, un tram che porta verso la mia mente, o verso il mio cuore, me ne sono dimenticato, comunque un tram magico, un tram che viaggia con i ricordi, non gli serve la benzina, e adesso devo smettere di parlare dei miei sogni perché alla tv la pubblicità è assordante e dice di comprare macchine, oppure scarpe, oppure profumi, oppure nuove identità, oppure case, oppure gioielli, cellulari, frigoriferi, lamette, rasoi, mobili, soprammobili, la tv dice di comprare tv, e radio, musica e film, e quindi confuso da questa marea di consigli per gli acquisti cambio canale e passano una canzone dei joy division, ho sempre trovato la loro musica geniale, ed è palese il merito di ian curtis perché la musica dei joy division rispecchia la sua epilessia, la musica dei joy division è epilettica, provate ad ascoltare digital, e poi provate a ballarla seguendo il suo ritmo e vi ritroverete ad emulare un attacco epilettico, così, senza che ve ne rendiate conto, proprio come sto facendo adesso io, ballo e la stanza si volta di continuo sotto i colpi delle mie movenze, mi muovo veloce, mi hanno sempre detto che mi muovo bene, vedete me la cavavo con il ballo da giovane, da giovane ballavo in discoteca dopo aver assunto delle droghe sintetiche, ecstasy la chiamano, ma adesso ho smesso perché la mia testa non mi consola più, sono andato ad una festa ieri e tutto era così stroboscopico, amo le luci della discoteca, mi piace l'effetto che trasfigurano sulle pareti, apre fantasie nascoste nella mia mente, geometrie imprevedibili e colori bizzarri, accesi e rococò, ma adesso le pareti di casa mia sono bianche, nero il mio gatto, e fuori le macchine passano all'impazzata lasciandosi una scia di petrolio dietro, macchine che contengono milioni di esistenze che si incrociano a 100km/h senza notarsi, milioni di esistenze contenute all'interno di metallo che lentamente le corrode, lentamente inietta benzina nelle nostre vene rendendoci automi, ci nutriamo di ciò per cui lavoriamo, lavoriamo per tramutarci in ciò per cui lavoriamo, perché lavorando a contatto con macchine sentiamo il brivido nella pelle della tramutazione,ci trasformiamo in macchinari marchingegni bisognosi di olio per lubrificare i nostri movimenti, bisognosi di una mano che ci comandi, ma io non ci sto, io mi sono ribellato e adesso casa mia è qui, a circa cinque chilometri dalle fabbriche, le vedo in lontananza e su di esse riflette il sole ma non le infastidisce, vedo in lontananza le loro torri di metallo che mandano ad intermittenza richiami subliminali a possibili vittime, ed io ho sempre odiato le fabbriche perché anche adesso le macchine delle persone che stanno andando a lavorare passano e mi infastidiscono e quindi non riesco a scrivere, non riesco a scrivere, e mi dovrei concentrare maggiormente, ma ho sempre avuto problemi nel concentrarmi, sono molto sbadato, mi dimentico continuamente le cose, e sono costretto a fissare lo sguardo nel vuoto per recuperare le mie intenzioni, per ricordarmi cosa stavo facendo, così adesso                                                                                   fisso lo sguardo nel vuoto per alcuni secondi e posso ripartire, vi piace fumare? Io solitamente non fumo ma quando scrivo mi viene una certa voglia, un certo appetito, e quindi accendo una sigaretta e adesso una nuvola zolfo contenente acqua, oscillando tra cielo e terra, copre il sole che cessa di disturbarmi, almeno per qualche secondo, o minuto, la durata della nuvola, il tempo di una sigaretta, e brucerò anche io, quindi conto la durata del mio attimo di gloria uno due tre quattro cinque sei ma poi scopro che la nuvola se n'è già andata ed io ho sprecato l'attimo giusto per scrivere a contare e mi rammarico per il mio errore, non devo più sbagliare, devo concentrarmi per evitare gli errori, da piccolo facevo molti errori quando scrivevo e le maestre sgridavano la mia indisciplina, ma adesso sono migliorato, e ricordo con malinconia i tempi passati, quando non c'era giorno senza una scazzottata al giardino della scuola, ed io sentivo sempre la vita, non come ora, ora sono un sordo muto dinanzi alla vita, e attendo che mi giustizi, che mi punisca, senza paura, ma prima devo scrivere, devo scrivere la storia della mia vita, devo scrivere, ma cosa dovrei scrivere? Non è accaduto molto, è stata solo tutta un'illusione, come per tutti d'altronde, secondo me l'uomo dovrebbe domandarsi se è veramente stata una scelta giusta quella di evolversi, probabilmente no, è stata un'azione nociva, ci siamo auto condannati immettendo nelle nostre menti la coscienza, un semplice concetto,perché tutta la nostra storia non è stata altro che un'illusione, ci siamo illusi di essere i più intelligenti, ci siamo illusi di poter migliorare con le rivoluzioni industriali, ci siamo illusi di poter vivere intere vite di amore, ci siamo illusi di poter essere pace, ci siamo illusi sull'amicizia, sulla famiglia, ci siamo illusi su tutte le cose che noi stessi abbiamo creato, senza renderci conto che niente di questo ci ha resi migliori, niente di questo è stato raggiunto e si è dimostrato utile alle nostre esistenze, continuo lo zapping televisivo e osservo la nostra sconfitta, tra guerre, lacrime da conflitti coniugali, rabbia familiare, roghi scolastici, amplessi gratuiti all'ora di pranzo, traffico e intossicazioni da pubblicità, le nostre città sono una cosa molto più grande di noi, ci è sfuggita la situazione di mano, e viviamo in un panico assoluto, attendendo l'esplosione nell'isterismo del vicino di casa, per ora i miei vicini non si sono mai lamentati, sono una persona educata, pulita, forse pazzo, ma ho un gatto che mi graffia di continuo, e adesso il sole mi disturba nuovamente, mentre il tappeto, il pavimento, il soffitto, i tavoli e le seggiole occupano il loro spazio in un espressione di sfida, quasi rivendicando la loro indipendenza, perché sono gli oggetti, le uniche cose libere del mondo, e adesso mi sto dimenticando lentamente per cosa sto scrivendo, quindi, vogliate scusarmi, ma per ricordarmi fisserò per qualche minuto lo sguardo nel vuoto. Fatelo anche voi, se vi è rimasto qualcosa da ricordare. A presto.

di Mi.Di per la rubrica "LETTERATURA".

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