martedì 6 maggio 2014

LETTERATURA: "BOOMERANG - Capitolo 7, I preparativi"

(Link al capitolo 6)


Il giorno della festa era finalmente arrivato, tutti si aspettavano un qualcosa di grande, e la tensione che aleggiava nell'aria faceva presagire che sarebbe stata una serata indimenticabile.
Jessy e Camille il giorno prima furono incaricate di reclutare qualche bella donzella.
“Ehi Jess” disse Jo al telefono.
“Bzzrzzzozzz”.
“Ehi Jess, mi senti?”.
“Sì, ora ti sento forte e chiaro. Questo cazzo di telefono...lo odio”.
“Ho un compito per te. Devi convincere un gran numero di troie, troiette e surrogati vari a venire alla festa”.
“Come siamo volgari...”.
“Sono sincero, volgare è un'altra cosa. Insomma? Ci stai?”.
“E io cosa ci guadagno?”.
“Il mio rispetto!?”.
“Il tuo rispetto vale come una gomma da masticare”.
“Troia”.
“Riattacco”.
“No, no, Jess, scusa, ti supplico, sei l'unica in grado di farlo”.
“Mmm...due centoni e avrai una quantità di passera che ti rimarrà impressa per un bel po'...almeno fino a quando non tirerai le cuoia, e non pensare che manchi così tanto...” disse Jessy punzecchiando Jo dall'altro capo della linea.
“Troia”.
“Trovatele da solo delle donzelle disposte a venire a una festa di tossici...con la tua faccia, e sopratutto con quella di Rob, voglio proprio vedere cosa ne verrà fuori. Una festa popolata da casi umani: eroinomani, tisiche, alcolizzate, narcolessiche, zoppe, un bel circo...non vedo l'ora”.
“Cazzo Jess, scusa. Ti darò i duecento”.
“Trecento”.
“Brutta trrr...Ok, ci sto” rispose Jo con le vene tappate di rabbia.
“Ok, patto sancito. Ci becchiamo domani. Penserò a come spendere i tre fogli da cento”.
Jo si chiese come fosse possibile che quella donna famelica riuscisse a vincere tutte le battaglie che si presentavano di giorno in giorno. Era un demonio, una bomba ad orologeria pronta a esplodere da un momento all'altro. Nessuno poteva salvarsi da Jess, almeno per ora.
Jess avrebbe dovuto impegnarsi molto, aveva un solo giorno a disposizione, ma i trecento che già si pregustava le conferivano una forza degna di un conquistatore.
“Ehi Rob, è venerdì. Sai che succede stasera, vero?” chiese David al telefono.
“No. Che cazzo succede amico? E' morto qualcuno?”.
“Dai Rob, non fare il cazzone, c'è la festa amico, la festa”.
“Porca puttana, la festa, me n'ero scordato”.
“Sei completamente fuso”.
“Che ore sono?”.
“Le dieci”.
“Cazzo le dieci, scusa David, non ce la farò mai”.
“Non dire cazzate Rob, c'è una valanga di tempo ancora”.
“A che ora inizia la festa?”.
“Penso verso le dieci e trenta”.
“O cazzo, o cazzo, non ce la farò mai, non ce la farò mai”.
“Calmati amico”.
“Mezzora, solo mezzora. Ce la posso fare, sì Rob ce la puoi fare”.
“Sei proprio fuori. Da quando ti sei dato alla terza persona?”.
“Dai Rob, dai che ce la fai”.
“Sei matto come un cavallo. Sono le dieci di mattina, adesso. Oh pazzo!”.
“Fiuuu. L'ho scampata bella amico”.
“Hai dodici ore, fatti una doccia, ficcati due dita in gola, vomita tutta la merda che hai ingurgitato ieri notte e mangia qualcosa”.
“Grazie mammina, come sei premurosa...la merenda per la scuola me l'hai preparata?”.
“Pazzo”.
“Fiacco”.
“Fiacco io? Stasera lo vedrai, grazie a me sarà una festa galattica”.
“Grazie a te? Guarda che la tua presenza da sola non basta di certo a ravvivare la festa. Non hai di certo un gran bel paio di tette”.
“Vedrai, vedrai” disse David riattaccando e scomparendo nel mistero.
“Che cazzo avrà voluto dire con quel vedrai?” si chiese Rob incuriosito a morte.
Le lancette del tempo giravano velocemente verso la meta. Tutti, tranne Rob, si impegnavano per la ricerca di qualche povero cristo che avrebbe dipinto e popolato la loro festa. Sì, quella era la loro festa, e doveva venire una cosa colossale, da scrivere negli annali e quindi la presenza di belle ragazze e sballati vari era essenziale; senza, tutto sarebbe andato a rotoli.

Ore 15: 23
Camille e Jessy camminano per strada, la prima sembra aver paura di qualcosa, lo sguardo dimostra insicurezza, paura di sbagliare, ma anche la camminata non è delle più tranquille in quanto uno sgambettare frenetico la fa schizzare a destra, a sinistra e davanti a Jess senza un attimo di pausa.

“Eh cazzo, fermati un po'” disse Jess sbottando su Camille.
“Scusa. E' che sono in ansia per la festa. E' che avevi...”.
“Sì, sì, lo so, avevo promesso a Jo che avrei popolato la festa di così tanti culi che non si sarebbe più vista la differenza fra un bordello e la casa di Rob. E' vero, forse ho esagerato. Ma che ci posso fare se le donne mi odiano?”.
“Io non ti odio”.
“Camille, lascia perdere”.
“Mancano poche ore alla festa e siamo riuscite a convincere solo una manciata di ragazze”.
“Tranquilla, magari qualcuna di quelle non interessate alla fine cambierà idea...”.
“Lo escludo a priori”.
“Perché?”.
“Le hai offese dalla prima all'ultima, una l'hai addirittura rincorsa”.
“E che dovevo fare? Quella ha fatto l'arrogante”.
“Ha solo detto che non va alle feste di sconosciuti”.
“Ecco, appunto. Mi sono sentita offesa”.
“Mah...”.
“Comunque...pace, tanto, diciamocelo sinceramente, cosa volevi aspettarti da una festa organizzata in quel letamaio?”.
“Lo so...magari ha pulito”.
“Chi? Rob? Ah ah ah, quello al posto dei quadri ha riviste porno, dai su, Camille non credere alle favole”.
“Do a tutti una speranza”.
“Tempo perso, vabbè andiamo, tanto vale provare un ultimo giro di boa”.
“Ok”

Ore 15:34
Le due scompaiono all'orizzonte e con loro si allontana anche una flebile speranza di riuscita della festa.

Ore 18:01
Jo si sta rilassando nella vasca con tanto di radio e champagne di ottima qualità. Le sue aspettative per la festa sono enormi. D'altronde ha speso ben trecento bigliettoni per movimentarla. D'altronde ha incaricato Jessy di questo enorme fardello. Ma si sa, Jessy è Jessy, chi può dirle di no? La bellezza di 87 ragazze in meno di ventiquattrore! Ma ritorniamo a Jo. E' lì beato che si rilassa, quando il telefono squilla.

“Ehi Rob, che c'è? Ansioso per stasera?”.
“Sì, non sto più nella pelle”.
“Vedrai quando arriveranno orde di pollastre”.
“Orde?”.
“Sì amico, decine e decine di pollastre tutte per noi”.
“Sei pazzo?”.
“Chi lo sa...ho speso trecento bigliettoni per far sì che questa festa funzioni, fai un po' te...”.
“Cazzo amico, ti amo”.
“Ehi, ehi, ehi...piano con le parole, lo sai, ti voglio bene, ma non sei proprio il mio tipo”.
“Cazzone”.
“Alle otto sarò da te”.
“Ok, a dopo”.

Ore 18:03
I due riattaccano il telefono, sembrano due bambini il giorno di Natale, impazienti di scartare i nuovi regali, impazienti di mettere le mani su delle belle pollastre.

Finalmente era arrivata l'ora dell'appuntamento. Rob gesticolava come un ossesso camminando su e giù per la casa. Era in paranoia, panico da prestazione; voleva che fosse tutto perfetto. Era la sua casa e aveva giurato a se stesso che sarebbe stata una serata leggendaria. Iniziò a pensare a cosa avrebbe potuto dire, a quali drink avrebbe potuto servire, fino a quando la sua divagazione passeggera si fermò sul suo chiodo fisso; la droga. “Potrei spararmi un po' di ero, o magari una striscia di...”.
Driiiin, driiin.
“Arrivo, arrivo” disse Rob catapultandosi ad aprire.
Fuori c'erano tutti Avevano fissato alle otto spaccate, ed eccoli lì, puntuali come un orologio svizzero. Niente male per una banda di sbandati!
“E' uno splendore” dissero tutti all'unisono quando Rob aprì la porta.
Nessuno poteva crederci. Rob aveva pulito tutto da solo. Lasciò i suoi amici a bocca aperta; non una rivista pornografica a giro, niente mozziconi sui tavolini e stranamente niente macchie bianchicce a tappezzare il divano.
Il miracolo era avvenuto, quel venerdì sarebbe stato indimenticabile: Rob aveva pulito casa.
Jessy iniziò a sentirsi in colpa, aveva preso sulle spalle un impegno più grosso di lei, e rendendosi conto del suo fallimento - messo a paragone con l'impegno e l'olio di gomito di Rob - si incupì maledettamente.
Tutti si erano dati da fare: Jo aveva sborsato un trecentone, Camille aveva cercato di convincere le ragazze che incontrava con molto più garbo e dedizione di Jessy e Rob aveva pulito casa. Rimaneva solo David, che sembrava non aver mosso un dito, ma aveva la calma e la sicurezza di un Dio.
Dopo qualche veloce scambio di battute, i cinque iniziarono i preparativi per la festa. Il tempo volò inesorabile, ma alle ventidue e trenta nessuno si fece vivo.
“Ti devo confessare una cosa” disse Jessy a David in un angolo.
“Dimmi”.
“Ho preso trecento euro da Jo per trasformare questa casa in un bordello”.
“Brava, ottima mossa. L'impegno va pagato caro”.
“Ma...ehm...io non è che abbia raggiunto risultati così eccelsi”.
“Tranquilla, arriveranno, arriveranno” rispose David appoggiando una mano sulla spalla di Jessy.
In quel momento Jessy capì che David era diverso dagli altri. Si rese conto che le infondeva una sicurezza spaventosa. Quel semplice gesto la tranquillizzò come un fiore dopo una tempesta.
Driiin, driiin, driiin.
“Dai cazzo, aprite”.
“Forse abbiamo sbagliato indirizzo”.
“E' qui la festa?”.
“Ragazzi qui non c'è scritto niente. Come hai detto che si chiama la festa?”.
“Mi sembra qualcosa come Robbiland”.
David incrociò lo sguardo di Jessy, le sorrise, e lei arrossì tutto d'un tratto. Non rendendosi conto di quella stupida reazione emotiva, si voltò da un'altra parte, ma con la coda dell'occhio mirò dritto verso la porta. Fuori, un ammasso di carne e divertimento aspettava di entrare, erano tutti in fibrillazione. Che le minacce e i modi poco rassicuranti di Jess avessero funzionato? Che i trecento bigliettoni avessero innescato la bomba? Tutti si chiedevano come fosse possibile che alle ventidue e quarantacinque ci fosse già così tanta gente alla loro festa.
“Buonasera. Benvenuti a Robbiland” disse David inchinandosi e sorridendo bellamente con il ghigno di un diavolo.

di Elle Bi per la rubrica "LETTERATURA".

lunedì 5 maggio 2014

CINEMA: "OCULUS - Mike Flanagan"


Non ho mai considerato l’horror un genere di serie B. Anzi, ad essere sincero ne sono sempre stato appassionato. Certo, c’è horror e horror. Quelle saghe infinite (tipo Halloween o Saw, giusto per citarne due) che sono nient’altro che una coazione a ripetere di format di successo le ho sempre ritenute poco più che sottoprodotti utili giusto per fare incassi al botteghino; con alcune eccezioni ovviamente (il primo Halloween ad esempio). Ma al di là di queste declinazioni in salsa splatter o torture, è sempre esistito nella storia del cinema un horror maturo e di qualità che ha in Shining, Rosemary’s baby, L’esorcista e, perché no, Profondo rosso i suoi capolavori inarrivabili. Senza tuttavia dover tornare troppo indietro, anche il recente passato ci ha lasciato in eredità grandi film del genere (due per tutti, The others e Lasciami entrare) ed horror di buona fattura (The orphanage, Dark skies). È in questo secondo filone che si inserisce Oculus, opera seconda del regista Mike Flanagan, opera matura e non convenzionale. Matura per almeno due ordini di ragioni. Innanzitutto per l’accurata caratterizzazione dei personaggi (ed in particolare dei due protagonisti) inusuale in un genere che pesca di solito a piene mani nella collezione di macchiette o stereotipi. Maturo anche per la sapienza che dimostra nel saper fondere, a mano a mano che la storia procede, le due diverse linee temporali di cui la vicenda si compone.

Forzatamente separati, dieci anni prima, in seguito ad una serie di tragici eventi che hanno portato alla morte dei loro genitori, Kaylie (la sorella maggiore) e Timbo (il fratello minore) si ritrovano dopo anni difficili e percorsi differenti. Lei è stata affidata ad un’altra famiglia fino al raggiungimento della maggiore età e lui è stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico poiché ritenuto colpevole della morte dei genitori. Kaylie tuttavia è convinta che non sia il fratello il responsabile di quegli omicidi ma una oscura presenza che abita da secoli lo specchio che il padre aveva acquistato e allocato nel suo ufficio di casa. Specchio che sembra abbia provocato, nel corso degli anni, la morte dei suoi proprietari, succedutisi nel tempo. Per questa ragione coinvolge il fratello, i cui ricordi dell’accaduto sono probabilmente inquinati da anni di terapie, nel raffinatissimo piano che ha escogitato per distruggere definitivamente quello specchio e con lui il demone che lo abita.

Inizialmente ignari di ciò che è avvenuto dieci anni prima, arriviamo a conoscere lentamente, attraverso quei flashback che come dicevo si fondono col presente, gli sconvolgenti ed inspiegabili eventi che hanno cambiato per sempre le vite dei due giovani. Riscopriamo così l’eterno dilemma tra sogno e realtà, l’incertezza tra l’esatta comprensione dell’esistente e la distorta percezione degli eventi, fino ad un finale che insinua nelle nostre menti il dubbio di un eterno ritorno delle cose.

di Diccì per la rubrica "CINEMA".

venerdì 2 maggio 2014

NEWS: "IMPRESENTABILI 2014 - PER NON DIMENTICARE "





Ho come un presentimento; e la mattina è preceduto da una sorta di ronzio simile a quello che fanno le zanzare quando si avvicinano all’orecchio e sorvolano la testa in cerca di un punto “buono” dove poggiarsi. Ho come l’impressione che ci sia ancora il bisogno di far passare in sordina tanti motivi di scandalo. E questi ci passano sotto il naso, o meglio, dietro alla schiena, ma in maniera talmente ravvicinata che basterebbe solo voltarsi per annusarne il male odore. Non mi riferisco però solamente alle principali testate giornalistiche le cui macrodimenticanze (diciamo “disattenzioni”) sono oramai così evidenti che quasi imbarazzano. No, non è solo questo.

Pasolini sosteneva come la scuola dell’obbligo fosse un male, qualcosa da eliminare assolutamente. Evito di cimentarmi nella lettura quasi antropologica a giustificazione di una tale affermazione, ma voglio spezzare una lancia a sostegno di una tale tesi volgendo un j’accuse alle lacune del programma di storia di quinta liceo che forse accomunano il sottoscritto a tanti altri studenti ed ex studenti.
C’è stato un personaggio chiave della storia politica italiana contemporanea di cui è improbabile venire a conoscenza a meno che non si veda il Divo di Sorrentino o non ci si informi a tal proposito in maniera del tutto indipendente (o si abbia una certa età). Meglio conosciuto col soprannome di “O’ministro”, laureato in medicina e chirurgia, quest’uomo (di cui non sarà riportato il vero nome) è stato uno dei personaggi di spicco della corrente Andreottiana della DC e dal 1976 risiede quasi ininterrottamente nei palazzi del potere dove è riuscito a rivestire negli anni le cariche più disparate. Ha subito poi ben 42 processi, ed è stato uno degli imputati di spicco di “mani pulite” (ma a scuola si fa almeno cenno a cosa accadde durante quel processo o ai suoi motivi?) e condannato in via definitiva solo per le accuse di finanziamento illecito nel processo ENIMONT e per corruzione nel 2002. Abbandona per un breve periodo la politica per poi insinuarsi, un po’ “alla zitta”, nella lista dell’UDEUR (di Clemente Mastella) ed arrivare “impresentabile” come non mai al parlamento europeo (dove riesce a battere ogni record di assenze). Dulcis in fundo, eccolo nel 2006 nuovamente a Montecitorio nell’amata capitale dove, senza ombra di dubbio, fa più caldo che a Bruxelles.
Riporto qui di seguito la lista del “Fatto quotidiano” di un altro po’ di “impresentabili” in corsa per queste europee 2014, elencati sotto il nome del partito di appartenenza sperando che non riescano a fare ciò che ha fatto il dimenticato dalla storia “O’ministro”:
Forza Italia
-Fabrizio Bertot: ex sindaco del comune di Rivarolo Canavese (Piemonte), sciolto per mafia, che secondo la Dia avrebbe beneficiato del voto di scambio mafioso organizzato dai vertici nella ‘ndrangheta di Torino e da alcuni imprenditori calabresi;
-Clemente Mastella: da poco è stato rinviato a giudizio accusato di aver gestito il suo partito come un’associazione a delinquere;
-Raffaele Fitto: ex presidente della Puglia condannato a 4 anni per corruzione, illecito finanziamento ai partiti e abuso d’ufficio;
-Aldo Patriciello: condannato a 4 mesi per finanziamento illecito;
-Giampiero Samorì: accusato di associazione a delinquere nel caso banca Tercas;
-Innocenzio Leontini: coinvolto in uno scandalo di “spese pazze” della regione Sicilia;

Nuovo Centrodestra
-Lorenzo Cesa: condannato in primo grado per corruzione aggravata nello scandalo Anas;
-Giuseppe Scoppelliti: condannato di recente a 6 anni per abuso di ufficio;
-Paolo Romano: indagato per peculato;
-Guido Podestà: a processo per falso in atto pubblico;

Fratelli d’Italia
-Agostino Ghiglia: condannato a 9 mesi per aggressione;
-Gianni Alemanno: a processo per finanziamento illecito ai partiti;
-Iannone Antonio: indagato per mala gestione dell’ASL nella provincia di Salerno;

Maie
-Davide Vannoni: proprio quello del cosidetto “metodo stamina”;

PD
-Anna Petrone: indagata per peculato;
-Giosi Ferrandino: raggiunta da una richiesta di rinvio a giudizio;
-Andrea Cozzolino: accusato da Saviano di brogli elettorali (elezioni infatti successivamente annullate);
-Nicola Caputo: consigliere regionale coinvolto in “rimborsopoli”.

di Maste per la rubrica "NEWS DAL FUTURO".

martedì 29 aprile 2014

LETTERATURA: "GABRIEL GARCIA MARQUEZ: IL RICORDO DI UN MITO"


La prima volta che mi imbattei in Márquez avevo solo diciassette anni e non avevo ancora letto niente di simile. Ovviamente il testo era Cent'anni di solitudine, che per caso o per fortuna, capita spesso fra le mani di ogni buon lettore.
«Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito».
Così riporta il potente incipit di cui mi innamorai subito.
Sembra quasi che tutto abbia inizio lì, a Macondo, vita, morte e magia che si intrecciano in cent'anni di storia di una città e dei suoi abitanti, cent'anni di storia della famiglia Buendía, ma anche di guerra, sogni e speranze.
Macondo è un pò come l'Aracataca in cui nacque Márquez, in Colombia nel lontano 1928, e i personaggi di Cent'anni di solitudine sono figli del dolore di una nazione, spettri passati che ritornano. I nonni di Márquez erano uno colonnello e l'altra chiaroveggente, ed ecco apparire il colonnello Aureliano Buendía, uscire fuori dalla pagina per rimanere impresso nei nostri ricordi.
Márquez ebbe dei genitori erranti, per questo passò molto tempo coi nonni ad Aracataca, villaggio bananiero su cui si abbatté una forte depressione economica, e sembrano essere tutti qui, i temi cari all'autore, legati alla sua infanzia da un nodo indissolubile.
Potrei stare ore ed ore a parlare della vita di questo autore che mi ha fatto sognare più di una volta, mi ha fatto sognare Macondo, e mi ha fatto immaginare come sarebbe stato ucciso Santiago Nasar dai fratelli Vicario in Cronaca di una morte annunciata, ma preferisco non soffermarmi su inutili dettagli biografici, come il giornalismo che è sempre stato una costante nella sua lunga vita, o il reportage, il viaggio, che lo ha portato in Europa, India e Messico, oppure il cinema che lo aveva ammaliato così tanto da far si che si iscrivesse al Centro sperimentale di cinematografia di Roma, o il massimo riconoscimento del Nobel conseguito nel 1982; ma questa è un'altra storia, ora non c'è più tempo, Márquez si è spento lo scorso 17 aprile e con lui un'era.
La solitudine di un uomo e di un paese, un paese che come l'amata Macondo è stato incapace di evolversi. Ma c'è ancora tempo, pian piano anche la Colombia si libererà dai propri fantasmi...tutto è possibile. Dimenticare Márquez, quello sì che sarà impossibile
Ci vorranno cento, mille e forse più anni per colmare la solitudine dei nostri cuori, ma la speranza è che forse Gabo – come lo chiamavano gli amici – è ancora qui, immortale, a calpestare la nostra terra di ogni giorno, un po' come Ursula in Cent'anni di solitudine, che continua a vivere perché non sa di essere morta, e anche lui, lo immagino in un angolo remoto di mondo a scrivere e a leggere come se niente fosse.

di Elle Bi per la rubrica "LETTERATURA".

lunedì 28 aprile 2014

CINEMA: "GRAND BUDAPEST HOTEL - Wes Anderson"





Siamo nell'immaginaria Zubrowka, nella mente di Wes Anderson, in quel mondo fantastico a cui ormai ci ha abituato. C'è un concierge che è allo stesso tempo il direttore del Budapest Hotel, è Monsieur Gustave (Ralph Fiennes), uomo di spirito che gode delle attenzioni di anziane signore.
Una di queste, Madame D. (Tilda Swinton), gli lascia un preziosissimo quadro, ma dopo la sua morte, il figlio Dimitri (Adrien Brody) accusa M. Gustave di averla assassinata. Nel frattempo instaura una grande amicizia con il giovane portiere Zero (Tony Revolori), appena assunto al Budapest Hotel ed immigrato a Zubrowka.
Gustave finisce dietro le sbarre, ma la sua buona dialettica – che lo farà integrare perfettamente in prigione – e il fido Zero lo faranno evadere in una corsa all'ultimo respiro.
La storia è narrata dal vecchio Zero (F. Murray Abraham), che a fine degli anni Sessanta ci racconta con estrema commozione quegli anni Trenta bagnati dai totalitarismi in cui conobbe Monsieur Gustave, in cui conobbe il suo grande amore Agatha (Saoirse Ronan), e in cui iniziò ad amare con passione il Grand Budapest Hotel, così tanto da non riuscire più a separarsene.
Wes Anderson ci aveva già ammaliato, divertito e strabiliato più volte, ma con questo film e con il precedente Moonrise Kingdom ci rendiamo conto che il regista è diventato una gemma rara, da custodire e conservare dentro lo scrigno dei nostri cuori.
Oltre ai due piani temporali del vecchio Zero e dello Zero che fu, Anderson non si accontenta e nel suo perfetto mondo di scatole cinesi infila altri due piani, quello di un giovane scrittore (Tom Wilkinson) che racconta la storia di Zero e l'ultimo, quello del regista, che ci racconta il libro - sotto forma di film - in cui lo scrittore racconta questa bella storia.
Tutto all'interno del film è perfettamente geometrico, dalla composizione delle inquadrature allo sciogliersi della storia, Anderson dirige i suoi interpreti in maniera impeccabile, facendoci divertire in un susseguirsi di dialoghi ad alta densità di genio – degni del miglior Billy Wilder –, ma facendoci anche riflettere sulla Storia, ma sopratutto sul Cinema.
Durante la visione del film ci sembra di essere all'interno di una carrozza di un treno infinito che ci porta indietro fino agli albori del cinema, fino a quel 28 dicembre 1895 in cui i fratelli Lumière illuminavano di luce il futuro della settimana arte, passando da Lubitsch a Billy Wilder e reinventando i trucchi di Méliès. Alla fine del film, scesi da questo treno nostalgico, ci domandiamo: “Come potrà mai esistere un Cinema senza Wes Anderson?”. Capolavoro!

di Elle Bi per la rubrica "CINEMA".

sabato 26 aprile 2014

FUMETTI: "BIG BANG - Domenico Martino"



di Domenico Martino per la rubrica "FUMETTI".

venerdì 25 aprile 2014

NEWS: "PROSSIMA TAPPA: COREA DEL NORD"


L’ormai prossima partenza di un caro amico alla volta della grande Repubblica Popolare Cinese – che poi, come noto, di Repubblica ha ben poco – mi ha fatto tornare alla mente un viaggio un po' particolare che, tra gli altri, da tempo progetto di fare. La Corea del Nord. O meglio, la Repubblica Democratica Popolare di Corea.

La Corea del Nord, leggo da Wikipedia, ha un’estensione di 120.540 km2 e, nel 2012, aveva una popolazione di circa 24.76 milioni di abitanti. Sebbene la superficie di questo stato sia poco più di un terzo di quella del Bel Paese, questo staterello ha, solo nell’ultimo anno, attratto più volte l’attenzione del mondo su di sé. Alquanto allarmante fu la minaccia di ricorso alle armi nucleari – ebbene sì, Pyongyang ha La Bomba! – per uno screzio con gli States. In effetti tutto il mondo stette in allerta in quanto, in seguito ad un’avventata azione militare da parte della Corea, sarebbe potuto esplodere un conflitto di dimensioni notevoli (per non dire mondiali). Ancora, sempre nello stesso anno, le tensioni con lo stato di cui la Corea del Nord rappresenta la nemesi – la Corea del Sud – hanno toccato un tetto così alto da far pensare ad una possibile riapertura del conflitto conclusosi nel 1953, anche se mai realmente terminato. Le due Coree sono infatti formalmente in guerra, nonostante svariati trattati e accordi e numerose pressioni da parte del resto del mondo.

Aldilà delle questioni belliche sono molte altre le ragioni per cui la Corea del Nord finisce spesso sui giornali. La stampa internazionale è sempre attenta a commentare le svariate stranezze – prima su tutte l’acconciatura – e manifestazioni di onnipotenza – già abbastanza palesate nel nome della carica che ricopre: ‘leader supremo’ – del rampollo reale Kim Jong-un. Sono svariate le storie che aleggiano su quest’uomo, tant’è che non si sa più con certezza cosa sia frutto della fantasia e cosa invece realtà. A quanto pare, Kim è spietatissimo. Recentemente si è parlato della improvvisa sparizione di una pop-star locale, ritenuta essere la sua amante, dopo che sul web era comparso un video porno con la cantante. Un altro rumor diffuso da alcune fonti locali riguarda lo zio del leader supremo. In seguito a reiterate manifestazioni di dissenso da parte del parente, pare che quest’ultimo sia stato ritenuto colpevole di tradimento e fatto sbranare da un centinaio di cani affamati.

Che si tratti di verità o fantasia, queste storie non sono poi così lontane dai diversi rapporti redatti da società per i diritti umani come Amnesty International e dalle svariate sanzioni ONU (di cui tuttavia la Corea del Nord è paese membro). E’ stata proprio Amnesty International a descrivere i nord coreani come “uno dei popoli più brutalizzati del mondo" a causa delle severe restrizioni imposte alla loro libertà politica ed economica. Si pensi che esistono addirittura campi di lavoro per prigionieri politici, attivi da molto tempo e dove la crudeltà non sembra avere fine.

Sarebbero molte altre le cose da dire. Come ad esempio il fatto che si sospetta che il commercio di eroina sia una delle fonti del bilancio di questo stato. Oppure che le macchine e i cellulari sono banditi. Ancora, sarebbe interessante parlare di come l’economia locale stia registrando risultati positivi e che questo Stato, nonostante l’embargo dell’occidente, se la stia cavando bene per via delle diverse risorse naturali disponibili nel territorio. Ma avevo iniziato l’articolo parlando di viaggi e, sebbene dopo questa nontroppofelice presentazione pochi di voi staranno guardando su Skyscanner quanto costi un biglietto per Pyongyang, volevo effettivamente darvi qualche informazione riguardo alla possibilità di fare turismo in Corea del Nord.

Innanzitutto, contrariamente a quanto si vocifera, non è vero che è “impossibile” recarvisi. Basta un po’ di pazienza per concludere tutte le operazioni richieste e per aspettare la conferma del visto turistico e potete già considerarvi in Corea del Nord. La cosa migliore è appoggiarsi ad un’agenzia di viaggio per l’organizzazione dell’itinerario e prenotazione degli alberghi. Infatti il world wide web nordcoreano è pressoché oscurato ed è necessario, pena la non ammissione nel paese, avere un itinerario ben preciso e immodificabile da esibire alla dogana. Una stranezza è che dovrete prepararvi a condividere il viaggio – vacanza è, nel caso della Corea del Nord, un termine un po’ forte – con due guide locali che vi seguiranno ovunque e che alloggeranno nel vostro albergo. La nascente industria turistica si è aggiornata offrendo guide che parlano inglese, francese, tedesco e russo. Infine, per quelli come me che muoiono dalla voglia di interagire con i locali o che muoiono dalla voglia di farsi un selfie con loro, brutte notizie: il regime, terrorizzato dalla possibilità che siate una cattiva influenza, non ve lo permetterà!

Beh, vi ho detto più o meno tutto. Purtroppo al momento la mia situazione finanziaria mi permette solamente di sognare questo viaggio, dunque se decidete di andare fatemi sapere come è andata!

Ps. Me ne sono scordato. Sembra che nel Regno Unito i servizi segreti nordcoreani siano entrati da un barbiere intimandogli di staccare un cartellone con la faccia di Kim Jong-un che diceva “facciamo i capelli meglio di così!”. Amor di patria.

di IT per la rubrica "NEWS DAL FUTURO".