
Irlanda,
anni Sessanta. La giovane Philomena Lee, data in affidamento alle
suore del Sacro Cuore, trascorre le proprie giornate presso il
convento costretta a scandire il giorno secondo l’assioma
benedettino Ora et Labora alle dipendenze di sorelle il cui modo di
gestire la vita delle giovani ragazze richiama alla mente, con una
similitudine certo un po’ forzata, i gulag staliniani. Siamo nei
Sessanta (del ventesimo secolo attenzione) ma pare di essere ancora
nel Medioevo.
Da
una relazione avuta con un ragazzo conosciuto ad una fiera,
Philomena, che vive il suo primo rapporto sessuale, resta incinta di
un bambino che nascerà presso il convento e che le verrà portato
via dalle suore poiché nato illegittimamente e nel peccato (proprio
così nel peccato). Il figlio sarà cresciuto dalle suore lontano
dall’amore della madre a cui sarà concesso di vederlo un’ora al
giorno dopo il lavoro. Tutto questo in attesa che il figlio venga
dato in adozione.
Cinquant’anni
dopo Philomena Lee (interpretata da una magnifica Judi Dench, che
riesce a dare un’incredibile naturalezza al suo personaggio) è una
donna anziana che ha avuto un’altra figlia, e che ha passato tutta
la vita senza rivelare a nessuno l’esistenza del figlio convinta
com’era dall’alto della sua formazione basata sui dogmi cattolici
di doversi vergognare del peccato commesso. Tuttavia l’amore per il
figlio mai dimenticato e il fortissimo desiderio materno di
rivederlo, sapere se sta bene e soprattutto sapere se ha mai rivolto
un pensiero a sua madre la spinge a riferire alla figlia l’intera
storia. Casualmente poi avverrà l’incontro con il giornalista
inglese Martin Sixsmith (Steve Coogan, anche sceneggiatore) che
l’aiuterà nella ricerca del figlio impegnandosi poi a pubblicare
l’intera vicenda. Dalle ricerche svolte dal giornalista verrà
fuori che il figlio è stato adottato da una facoltosa famiglia
americana nel quadro di un programma di finanziamento del convento
(come a dire dalle indulgenze ai bambini tutto fa brodo), che lavora
per il governo degli Stati Uniti, che è omosessuale e ..
L’intento
principale di Frears non è tanto quello di confezionare un film di
denuncia, quanto piuttosto raccontare una storia d’amore: l’amore
di una madre per il proprio figlio, amore che va al di là di ogni
ingiustizia o sopruso e che condurrà Philomena, all’epilogo del
film, a compiere il gesto più difficile ovvero perdonare coloro che
le hanno fatto tanto male.
Diccì


















.gif)


