venerdì 14 febbraio 2014

UN LUNGO VIAGGIO VERSO L'AFRICA


In questo giorno di ennesimo cambiamento del sistema politico italiano (che tra l’altro non sono sicuro di aver capito. Perché Renzi se ne va a Montecitorio senza la democratica giustificazione popolare? Se me lo potete ri-spiegare mi fate un favore), ho deciso di scrivere un breve post per raccontare il viaggio che mi ha portato dall’altra parte del mondo, in Sudafrica.

Imbarcatomi a Fiumicino, ho fatto il primo scalo a Jeddah, in Arabia Saudita. L’Arabia Saudita è grande, è il più grande stato del Medio Oriente per superficie. E’ una distesa di sabbia che si estende per chilometri e chilometri sotto la quale si trovano litri e litri di petrolio (95% delle esportazioni del paese). E’ pressoché una distesa di oro nero. E’ il paese più sacro del Medio Oriente - per i musulmani quantomeno -, essendo casa delle due più sacre moschee del mondo islamico: La Mecca, dove la scatola nera, simbolo dell’Islam, è conservata, e ‘Medina’, altro importante centro religioso. Per questa ragione moltissimi pellegrini musulmani visitano il ‘Regno’ per far fede a uno dei precetti imposti dalla religione: il pellegrinaggio alla Mecca. Lo Stato, monarchia assoluta capitanata dal re Abdul Aziz Saud, non è molto popolato (30 milioni di persone, di cui un terzo sono stranieri) per via delle sue caratteristiche geografiche. Lo sviluppo tecnologico sta tuttavia portando alla creazione, sempre più, di infrastrutture e centri abitativi. Dormivo quando il capitano ha acceso l’altoparlante per fare presente ai passeggeri che stavamo per sorvolare La Mecca, nel caso i musulmani a bordo volessero omaggiare Allah. Così ho iniziato a guardare fuori dal finestrino cercando di vedere qualcosa. E’ strano perché non vedi le città fino all’ultimo e queste spuntano fuori all’improvviso, manifestandosi in una distesa di luci di cui non si intravede la fine. Solo quando l’aereo ha iniziato l’atterraggio le luci hanno cominciato a prendere forma. Case, grattacieli, strade, ponti, fontane e macchine. Una marea di macchine, prova inconfutabile dell’abbondanza di petrolio, popolano le strade. Devo ammettere che la voglia di restare qualche giorno in più a visitare questo Stato era tanta…

Una volta sceso a terra ho dovuto aspettare circa otto ore per la mia coincidenza. Il personale è molto gentile anche se la lounge (a meno che tu non abbia un biglietto di business class) non è delle più accoglienti. Il free Wi-Fi purtroppo non funzionava e dunque ho dovuto ricorrere a quelle problem-solving skills di cui pressoché ogni italiano è dotato. Con la scusa di fumare una sigaretta, ho convinto lo steward della sala d’attesa per passeggeri ‘business’ a farmi entrare, e così mi sono procurato la password per una rete, mossa che mi ha permesso di passare parte della lunga attesa comunicando con famiglia e amici. Come ho accennato nel precedente paragrafo l’Arabia Saudita ha un gran numero di visitatori musulmani che fanno visita alla sede del ‘Profeta’.
Una cosa che mi ha fatto sorridere durante il tempo trascorso in aeroporto - dove ovviamente non potevo nemmeno scegliere la via del ‘mi faccio qualche drink’ - è stato che nei gruppi di pellegrini le donne, al fine di non perdersi, portavano un velo dello stesso colore con su scritto l’operatore turistico che aveva organizzato il loro viaggio sacro. Dunque la lounge era caratterizzata da queste chiazze di colore, arancione, rosa, viola, giallo, che rendevano l’ambiente più caldo (un’altra cosa simpatica è che il check-in e i safety controls per gli uomini e per le donne sono separati).

Quando finalmente sono salito sul mio volo l’emozione è iniziata a crescere (sebbene notevolmente smorzata dalla stanchezza). Ho deciso di guardarmi uno dei film - Rush, storia dei due eterni rivali della F1 - che la SaudiAirlines aveva da offrirmi, prima di lasciarmi andare tra le braccia di Morfeo. All’inizio del film un messaggio mi avvertiva che i contenuti erano stati ritoccati ma, non avendo visto il film, non sapevo cosa fosse stato censurato. Solo quando ho visto un cerchio opaco oscurare la pancia di una donna ho capito…In effetti, mi sembrava che ci fossero un po’ troppe poche scene di sesso in un film che vuole disegnare il personaggio di James Hunt…Il vero film è in realtà iniziato quando mi stavo per appisolare. Il mio occhio è pigramente cascato fuori dal finestrino e Lei era lì, in tutta la sua immensità. L’Africa. Penso che da ieri la parola ‘enorme’ abbia assunto tutto un altro significato! Non credo che ci si possa rendere conto dell’estensione dell’Africa finché non ci si vola sopra per più di 10 ore coprendone solo una piccola parte. Ero emozionato come un bimbo che scopre Babbo Natale a sistemare i pacchetti sotto l’albero. Non ho dormito per un’altra ora perché incapace di smettere di guardare fuori mentre sorvolavo Etiopia, Tanzania, Kenya, Mozambico e finalmente Sudafrica. Qua inizia una nuova storia, ma per parlare di questa servirà almeno un altro post - dico almeno perché solo l’atterraggio a Città del Capo ne richiede uno - e poi, scusatemi ma fuori ci sono 30 gradi, è ora di andare in spiaggia.

Lettura consigliata “Le Città Invisibili” di Calvino

IT

giovedì 13 febbraio 2014

WHITE DOVE - Sleepy Sun



Per gli amanti del rock puro, quel rock incazzato e maledetto che ormai non esiste più da tempo, il debutto degli statunitensi Sleepy Sun deve essere stata una manna dal cielo. E si capisce subito il perché con questa traccia "monumentale", dalla durata di ben nove minuti. Gli anni 60, le droghe psichedeliche, Woodstock, sono elementi imprescindibili per la musica degli Sleepy, ed è proprio lì che ci fiondano nei primi minuti della traccia, conquistandoci subito con un riff da urlo. Poi tutto sembra svanire in un caos sonoro incontrollabile, per poi sfociare in un tranquillo folk che lascerà a bocca aperta (praticamente una canzone nella canzone). Per i nostalgici.


Mi.Di

martedì 11 febbraio 2014

AMEN

Prega per noi peccatori, nell'ora del nostro consumo amen,
amen per i figli della morte,
amen per chi nasce racchiuso in pioggia,
amen per chi non conosce il significato di porta,
amen per chi muore senza vivere,
amen per te, che mi siedi accanto e respiri queste parole,
amen per il sole pallido, malato di cancro,
amen per la metastasi della nostra mente,
amen per gli uccelli che ronzano, miscredenti,
amen per il cappio ombelicale che ci affoga,
amen per,
amen per macchine
amen per rumori inodori insapori colpenti la notte la luna,
amen per chi vive cieco,
amen per le colombe alla nitro glicerina pronte ad esplodere in centri commerciali all'ora di punta, attentati sereni in cinque mosse,
amen per la croce di Dio, che uccide con e per la sua magia,
amen per il casalingo del phon,
amen per amen, amen per diviso,
amen per gli occhi lucidi alle due di notte, la fine,
amen per la malinconia,
amen per la paura di testare testosterone,
amen per il grigio e per il blu, sempre più verde,
amen per il flusso di coscienza che impedisce, saturo, di impazzire,
amen per quelle centinaia migliaia di martiri con il viso rivolto al vento sconfitto,
amen nell'alto dei cieli, dove nessuno può sentirti ed aiutarti, un'illusione perfetta,
ed infine amen per noi,
disperati agnelli in cerca di cibo, in cerca di ozio, in cerca di vita di morte, in cerca di quello che,
in cerca di sei, in cerca di no, in cerca di metallo fumante al calore, in cerca di carne cruda come un sushi, in cerca di freddo,
in cerca di amen,
amen per i neon,
amen per i colori fosforescenti,
amen per i sogni (specialmente),
amen per ogni parentesi aperta,
amen per le donne cannibali docili,
amen quando dormi,
amen per il netto contrasto tra i colori, rovine nelle città, palazzi distrutti, immondizia fatiscente, bambino acquatico,
amen,
una singola parola,
un'analisi cruda come un omicidio,
un suono sognato, un bacio mai dato, un pensiero rinchiuso,
un parente fasullo, un imbarazzo paonazzo,
slitta l'orario,
il tempo spremuto come un limone,
e poi amen,
amen politico,
amen psicoanalitico,
amen depresso,
amen per la droga,
amen per l'orgasmo dei pasti nudi,
amen per il cellophane del porno,
amen curioso e furioso, la centrifuga del giorno è gas, e ci sta avvolgendo,
amen tempo, dove sei?
amen chiuso,
amen supermarket,
amen Adidas, Nike, amen Valentino, amen Bmw, amen Mcdonald,
amen fuoco bruciato,
amen acqua,
amen overdose,
amen per i gatti, sperduti nel limbo dell'universo,
amen per la solitudine,
amen madonna, vergine zitella con la libido spostata sotto il livello del mare,
amen a Gesù e il suo romanzo, la sua truffa perfetta, miei fedeli stanotte piangete per un furto, e cercate conforto nella vostra mente camuffata in mente collettiva camuffata in agorafobia camuffata in Xanax, Valium,
amen per gli stereotipi stereo,
amen per la musica, finalmente,
e poi e poi,
amen per tutti, di nuovo, castrati da, venduti per, tagliati con, persi nella coscienza collettiva.
amen per le guerre, mondiali e non,
amen per il sonno, e per il letto,
per la marea morsa,
per le ragazze fatiscenti che consumiamo,
amen parole, santificate dal mondo,
amen padre, amen madre,
amen Papa osceno II,
amen meccanico,
amen lavoro, il nostro suicidio di massa preferito,
amen,
amen e basta,
amen e follia, ti ringraziamo per aver creato il genio,
amen stricnina,
amen per le chiese chiuse,
amen per me,
amen per te, amico,
dimentica la parola, cancellala, disorientati nel mistico fuoco ponderoso,
amen fratello,
santifica l'oggetto,
chiudi i tuoi occhi,
ed infine, quando meno te lo aspetti,
amen.

Mi.Di

lunedì 10 febbraio 2014

DALLAS BUYERS CLUB - Jean-Marc Vallée

dallas buyers club<br/><a href="http://oi62.tinypic.com/2hgy5xg.jpg" target="_blank">View Raw Image</a>
Dopo l’ottima accoglienza in patria e l’incetta di nomination agli Oscar 2014 (tra i quali film, sceneggiatura e attore protagonista), il film di Vallée è arrivato da qualche giorno anche nelle nostre sale. Il film, tratto da una storia vera ed ambientato nel Texas degli anni Ottanta, vede come assoluto protagonista Ron Woodroof (interpretato dallo straordinario Matthew McConaughey che meriterebbe un discorso a parte) un rozzo cowboy moderno, cafone ed omofobo, che si guadagna da vivere lavorando come elettricista. In seguito ad un rapporto non protetto con una tossica, Ron contrae il virus dell’hiv; ma al medico che gli diagnostica non più di un mese di vita, Ron risponde che niente e nessuno può ucciderlo in così poco tempo. Negatagli la possibilità di vedersi somministrato il medicinale (in realtà un palliativo) in uso nel reparto ospedaliero (l’ AZT, per il quale l’ospedale ha fatto un accordo con un rappresentante dell’industria farmaceutica, accordo che consiste nel somministrare il medicinale ad un gruppo di pazienti per testarne l’effetto) Ron si recherà in Messico da un altro medico che, fornendogli un altro tipo di medicinale (non in uso negli States perché non approvato dalla FDA, l’agenzia che regola la distribuzione di farmaci), lo ragguaglierà circa i gravi effetti che l’AZT in realtà produce sul paziente. Ron deciderà allora di importare illegalmente dall’estero il farmaco e di fondare, con l’aiuto di un omosessuale malato di AIDS (Jared Leto, ottima anche la sua prova), il Dallas Buyers Club, che permette di distribuire tali farmaci a coloro che si iscriveranno al club pagando una quota; iniziando così una guerra contro la FDA.

Il film, che poggia sulla assoluta e straziante immedesimazione nel personaggio da parte di McConaughey (che ha perso moltissimi chili per l’occasione), è da considerarsi sicuramente riuscito come atto di denuncia contro l’ipocrisia e la vigliaccheria delle grandi case farmaceutiche (e della stessa FDA) che hanno sfruttato il momento di grande incertezza e paura che si respirava negli anni, quegli anni, che sono stati testimoni del diffondersi di una terribile piaga ancora sconosciuta tanto nelle cause quanto negli effetti, cercando di lucrare sulla sofferenza e il dolore di moltissime persone. In quest’ottica la vittoria morale (non pratica, non in tribunale, almeno non da subito) del protagonista contro la FDA rappresenta la vittoria di tutti coloro che in quegli anni drammatici, in tutto il mondo, hanno lottato per restituire ai meno fortunati se non il futuro quanto meno la dignità.

Tuttavia, se il film mirava anche a rappresentare l’aspetto più intimistico e drammatico della vicenda, spiace dirlo ma l’intento è fallito. Al di là del percorso del protagonista (toccante, ma i meriti di regista e sceneggiatore finiscono presto per far posto alla grande prova attoriale di McConaughey), le sottotrame presenti nel film (su tutte quella del personaggio interpretato da Leto, eppure importante considerando che si tratta pur sempre dell’AIDS, quella che fu definita “la peste dei gay”) non hanno la giusta carica emotiva così da risultare quasi macchiettistiche. E del tutto semplicistico e direi un po’ superficiale è il cambio di prospettiva repentino che Woodroof compie nei confronti degli omosessuali in generale e di Rayon (Leto) in particolare, prima disprezzato dopo rimpianto.

Un discreto film dunque, che ricorderemo soprattutto per la performance dell’attore texano (restituitaci nella sua pienezza dalla versione originale), ma che non scalda più di tanto il cuore. Se qualcuno vuole provare ad alzare un po’ la temperatura, il consiglio è di recuperare I testimoni di Téchiné.

Diccì

sabato 8 febbraio 2014

STORIA DI F. - Domenico Martino

venerdì 7 febbraio 2014

...MA NON FIDARSI E' MEGLIO (soprattutto degli economisti)

future<br/><a href="http://oi61.tinypic.com/fup5rs.jpg" target="_blank">View Raw Image</a>
Ricordo ancora con grande chiarezza il mio professore di Politica Economica raccontare alla classe questa barzelletta sugli economisti.

Ci sono un fisico, un chimico ed un economista sperduti su di un’isola deserta senza viveri ne acqua. I tre contemplano affamati una scatoletta di carne in scatola, unica fonte di cibo a loro disposizione. Purtroppo però nessuno ha con se un apriscatole. Il fisico ‘apre le danze’ afferrando la confezione e vibrandola in aria con tutta la sua forza: “sfruttando l’attrazione gravitazionale in direzione del suolo forse riusciremo a forzarla”…ma niente da fare. Tenta poi il chimico che comincia a mescolare tra loro alcuni liquidi. “Unendo questo assieme a quest’altro otterremo una reazione particolarmente potente la quale dovrebbe essere in grado di…” ma anche questo tentativo di intaccare la latta si rivela inefficace. I due si volgono allora fiduciosi verso l’economista che risponde ai loro sguardi colmi di speranza dicendo: “se noi avessimo un apriscatole potremmo…”.

Numerosissimi risultati della teoria economica sono, ahimè, spesso ottenuti partendo da congetture ed ipotesi del tutto inverosimili. Utilità intertemporali estese all’infinito, massimizzazioni più o meno vincolate, equilibri dinamici e statici, aspettative con livelli di informazione variabili, etc., etc. Ogni “homo economicus” è pensato pertanto come il più grande dei matematici ed ha poco a che spartire col panettiere del forno sotto casa che al MIT a studiare sicuramente non è mai andato.E a questa lunga fiera delle assurdità possiamo aggiungere un indicatore economico per la cui gestazione i due ‘creatori’ non si sono neanche presi la briga di ricercare un improbabile fondamento scientifico, ma la cui centralità è, oggi più che mai, sotto gli occhi di tutti. Stiamo parlando del fatidico tetto del deficit al 3% del PIL alla quale ogni economia dell’Eurozona deve sottostare. Vediamo in breve la sua storia che ha quasi dell’incredibile.

Siamo in Francia, 1981. I socialisti guidati da François Mitterand conquistano l’Eliseo e in un anno il deficit pubblico cresce a dismisura, passando da 50 a 95 miliardi di franchi. Mitterand sa bene che deve frenare questa corsa e affida l’incarico di riportare sottocontrollo le spese statali ad un uomo che considera affidabile: Pierre Bilger, vice direttore del dipartimento del bilancio del Ministero delle Finanze. Il Presidente Mitterand abbisogna “di una sorta di regola, qualcosa di facile, che assomigli al risultato di una profonda competenza economica”, afferma Bilger. E serve subito, non c’è tempo da perdere. Il vice direttore quindi incarica in fretta e furia un certo Guy Abeille assieme a Roland de Villepen, entrambi funzionari del ministero formatisi all’ENSAE di Parigi, prestigiosa facoltà della capitale.

Ed ecco la ricostruzione del fatidico momento della scelta del 3% del PIL come numero “magico”. I due tecnici evitano di fare calcoli matematici in puro stile economico e nel giro di una notte concordano di usare il PIL come grandezza di riferimento poiché ben compresa nel significato da chiunque. Anche il valore “3” poi è trovato altrettanto rapidamente: “prendemmo in considerazione i 100 miliardi del deficit pubblico di allora. Corrispondevano al 2.6 % del PIL. Ci siamo detti: un 1% di deficit sarebbe troppo difficile e irraggiungibile. Il 2% metterebbe il governo sotto troppa pressione. Siamo così arrivati al 3%”. Senza alcun fondamento di tipo teorico-scientifico.10 anni dopo, alla conferenza di Maastricht del 1991, la regola del 3% viene estesa a tutti i paesi dell’area Euro e le conseguenze di questa scelta decisamente a cuor leggero sono a noi oggi ben note. Ne avremmo fatto volentieri a meno.

Ma non è che uno dei due economisti francesi era proprio il protagonista della nostra barzelletta?

Maste

giovedì 6 febbraio 2014

BEST OF 2013 - La nostra playlist ideale del 2013



1 These New Puritans - V (Island Song)
Finalmente. Finalmente possiamo dire che dopo tanto tempo (troppo tempo) siamo di fronte ad un vero e proprio capolavoro, sicuramente una delle migliori canzoni degli anni 2000 (se non la migliore). E finalmente si può dire di aver trovato dei degni eredi dei Radiohead. Perchè V (Island Song) ricorda maledettamente Paranoid Android. Quel gusto per la sperimentazione, la potenza delle note, uno schema della canzone multiplo ed un grande video animato (si, proprio come quel videoclip del 1997 che in tanti non dimenticheranno mai). Forse la musica ha trovato un punto da cui ripartire alla grande, dopo anni di aridità. La musica ha trovato i These New Puritans.

2 My Bloody Valentine - If i Am
I paladini dello shoegaze tornano con un disco capolavoro, che ci riporta indietro (o forse è meglio dire avanti?) nel tempo, riavvicinandoci a quel Loveless che ha cambiato il modo di pensare il rock. Difatti non sembra essere passato un solo secondo da quel lontano 1991, forse perché la musica dei MBV è atemporale, è una musica che rimarrà sempre attuale. Anzi avanti.

3 Julia Holter- Maxim's I
Il disco di Julia Holter, e in particolare Maxim's I, è maledettamente geniale. Ambient si unisce al dream pop, dando vita a una formula così onirica che sembra costituita dalla stessa materia dei sogni (volendo scomodare Shakespeare). Da ascoltare prima di addormentarsi, lasciando una finestra aperta sulle fantasie notturne.

4 Bill Callahan- Javelin Unlanding
Bill Callahan (in arte Smog) è uno dei grandi cantautori della nostra generazione, e con Dream River lo dimostra, facendo musica pura, matura, un folk malinconico all'altezza di Neil Young. Javelin Unlanding è il piccolo capolavoro dell'album, musica di altri tempi. Da tutelare.

5 David Bowie- Where Are We Now
Pelle d'oca. E' l'unica cosa che si può dire ascoltando questa canzone se si è amanti della musica e se siamo cresciuti ascoltando il Duca Bianco. Bowie ci riporta indietro nel tempo facendoci rivivere tutta la sua carriera, attraversando luoghi a lui tanto cari come Potsdamer Platz e chiedendosi nostalgico dove siamo adesso. Probabilmente senza trovare una risposta.

6 Arcade Fire - Afterlife
Precisiamo subito una cosa: gli Arcade Fire di Funeral e Neon Bible sono lontani anni luce da questo Reflektor, lavoro decisamente inferiore rispetto ai primi due album. Ma la creatura canadese continua comunque a proporre una delle migliori musiche del panorama, provando con questo nuovo album a sperimentare verso sentieri più electro. Una sicurezza.

7 Deerhunter - Neon Junkyard
Sicuramente hanno tradito le aspettative con Monomania, ma questa è la canzone da cantare più a squarciagola del 2013, un indie sporco e ipnotico da ascoltare a volume altissimo. Play it fucking loud.

8 Connan Mockasin - It's Choade My Dear
Un artista quasi indefinibile, folle nella sua ambiguità. Psichedelica si mischia al soul, formando un sound nostalgico ed estremamente particolare. L'artista neozelandese ci trascina con la sua voce androgina in un atmosfera rarefatta, da sogno, che sembra quasi liquefarsi in un'oscurità notturna.

9 Tricky- Does It
Tricky è tornato, e più in forma che mai. Il grande genio della trip hop costruisce attorno alla bellissima voce di Francesca Belmonte un album da urlo, guidato dall'uscita del singolo Does It, cover di una canzone dei The Ropes. Un elemento essenziale per la musica contemporanea.

10 Youth Lagoon - Daisyphobia
Snobbato dai più, il nuovo lavoro di Youth Lagoon dimostra invece una grande maturità “psichedelica”. Una vena psichedelica nuova e fresca, con lontane influenza elettroniche unite a una follia barrettiana senza limiti. Psych dell'anno.

11 The Knife - A Tooth For An Eye
Mai banali. Forse la carriera degli Knife si può sintetizzare con queste due semplici parole. Una carriera che di semplice ha ben poco. Dall'elettronica al puro art rock, il duo svedese è abituato a sperimentare e non smetterà mai di farlo. E con Shaking The Abitual (shakerare l'abitudine, un consiglio che in molti dovrebbero seguire) non si smentiscono. Strizzando anche l'occhio a Bjork con una splendida A Tooth For An Eye. Per fuggire dalla routine.

12 (ex aequo) James Holden – Renata / Deafheaven – Dream house
Il piccolo genio dell'elettronica torna a stupire con un album decisamente geniale. Difatti con The Inheritors, Holden alza l'asticella della musica elettronica, accompagnandoci verso scenari desolati e folli come la sua arte. Renata è già un classico del genere, con un synth capace di spazzare via ogni percezione. Sabato 8 febbraio suonerà al Tenax. Da non perdere.

Audaci, folli ,sperimentali, i Deafheaven uniscono lo shoegaze con il black metal più spinto, unendo dei generi piuttosto distanti e mettendo d'accordo stili di vita che quasi si odiano. Sorge solo un dubbio: post metal o post shoegaze?

13 Nick Cave - We No Who U R
Uno dei grandi maledetti del rock torna con un disco intimista e (come ci ha abituato) poetico, dalle atmosfere decisamente più pacate rispetto al passato. Forse una fuga dai tormenti del passato, una fuga bellissima.

14 Savages - Husbands
Dalle riot girl fino ad arrivare alla dark wave di Sioux and The Banshees, le Savages riescono a far esplodere il loro post punk moderno ed incazzato nella splendida voce di Jehnny Beth. Un post punk tutto al femminile, come dimostra l'isterica Husbands, che stigmatizza tutte le violenze domestiche.

15 La Femme - Nous etions deux
I francesi La Femme riescono a stupire con il loro disco d'esordio (la sorpresa dell'anno) , creando un vortice di generi che passa dal punk fino ad arrivare alla musica psichedelica, strizzando l'occhio al Plastic Bertrand di Ca Plane Pour Moi (ormai un cult). Nous Etions Deux è una piccola perla di sei minuti, attraversata dal suono di un organetto che difficilmente riusciremo a levarci dalla testa.

Mi.Di